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IL CASO

Scritto da redazione il 25/1/2011


IL CASO

Perdere il lavoro non per la crisi ma per una “guerra” tra amministrazione comunale e impresa? E’possibile nel Subappennino Dauno. La storia è lunga ed intricata ed inizia negli anni ’80, quando il sindaco del piccolo Comune di Volturara Appula, Cesare Baldi, si impegna per la costruzione di una casa di riposo, la quale però inizia a funzionare nel 2003 con l’amministrazione successiva capeggiata da Michele Patricelli e gestita da una società abruzzese. Nel 2006 la casa di riposo cambia gestione e viene rilevata dalla S.A.R.A. srl, una società locale che, attraverso l’amministrazione comunale, chiede parere di compatibilità territoriale alla Regione Puglia per un centro di riabilitazione. Il parere è positivo e la S.A.R.A. avvia l’iter per l’autorizzazione all’esercizio del centro: autorizzazione concessa nel 2008. Ma nel 2009 a Volturara Appula si va alle urne e torna in carica lo stesso sindaco che costruì la casa di riposo; sindaco che è deciso a convertire il centro di riabilitazione in R.S.S.A., residenza socio-sanitaria assistenziale per anziani, tant’è che tra i primi atti della nuova giunta vi è la delibera che comunica alla Regione la volontà dell’amministrazione di avere una R.S.S.A. Tutto da rifare quindi. La motivazione espressa dal primo cittadino è di fare l’interesse della popolazione di Volturara costituita da anziani per una percentuale di circa il 40% e forse non sa che vicinissime nella zona sono in costruzione altre strutture residenziali per anziani e che altre sono già attive mentre sono assenti centri di riabilitazione residenziali. E’ importante sottolineare che la S.A.R.A. è in attesa dell’accreditamento necessario per ottenere finanziamenti in regime di convenzione, indispensabile per sostenere le spese di gestione: infatti ha ampliato notevolmente l’organico passando da circa 10 dipendenti impiegati nella casa di riposo a 32 nel centro di riabilitazione, ma non riesce a sostenere oltre le spese, motivo per cui è già stata comunicata al personale di servizio e delle cucine la messa in mobilità a partire dal 31 Gennaio. Si preannuncia così la chiusura del centro se l’accreditamento tarda ancora ad arrivare. L’amministrazione comunale ha però bloccato l’iter per ottenere l’accreditamento sollevando il problema del certificato di agibilità della struttura che, a suo dire, va “rivisto” ed è per questo che a Bari aspettano il “nuovo” certificato di agibilità che però, nonostante svariati solleciti, l’Ufficio Tecnico Comunale ancora non invia. La “guerra” entra nel vivo il 26 Gennaio, prima con una manifestazione dei dipendenti davanti al Palazzo di Città e poi con un Consiglio monotematico richiesto dalla minoranza. Questa storia fa sorgere tante domande: come può un’impresa investire nel nostro territorio se, col passaggio del potere politico locale da una mano all’altra, rischia di veder distruggere tutto il suo operato e vanificare tutti gli investimenti? Com’ è possibile che si possa fare la “politica del gambero” annullando 10 anni di amministrazione pubblica? Perché l’amministrazione comunale non realizza la R.S.S.A. altrove, magari ristrutturando un edificio pubblico inutilizzato come l’ex edificio scolastico? Tra manifestazioni, Consigli Comunali, delibere, ricorso al Tar e perfino al Presidente della Repubblica da parte della S.A.R.A. si consuma l’incredibile vicenda di “Villa Maria” a Volturara Appula. Come finirà per i 32 dipendenti a rischio?

Scritto da: Marisa Donnini


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