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IL CULTO DI SAN NAZZARIO NEL TERRITORIO DI POGGIO IMPERIALE

Scritto da redazione il 1/5/2017


IL CULTO DI SAN NAZZARIO NEL TERRITORIO DI POGGIO IMPERIALE

IL CULTO DI SAN NAZZARIO
NEL TERRITORIO DI POGGIO IMPERIALE
di Antonietta Zangardi

La cappella del Santuario di San Nazzario si trova in una zona rurale appartenente al territorio di Poggio Imperiale.
Nel 1970 l’avv. Mario Fiore, studioso di storia della Capitanata, infaticabile ricercatore di documenti d’Archivio, pubblicò per i tipi di L. Cappetta e Figli, Foggia, uno studio sul Santuario di San Nazzario dal titolo:
“Profilo Storico del Santuario di San Nazzario in Poggio Imperiale, Contributo allo studio della preistoria e storia garganica”.
Il libro gli fu richiesto dall’allora Parroco della Parrocchia di San Placido in Poggio Imperiale e Cappellano del Santuario, mons. Giovanni Giuliani senior e dal can. Giovanni Giuliani junior, vice Parroco.
La pubblicazione, che ormai non è più reperibile e solo pochi previdenti cultori possiedono, rappresentava un vademecum per i devoti del Santo, con una bibliografia di tutto rispetto.
Esistono, purtroppo, ancora persone all’oscuro delle direttive e leggi sull’Editoria che, con una certa leggerezza, hanno ristampato il prezioso studio, senza la dovuta autorizzazione dell’autore. Profondo è il rammarico per il comportamento di chi ha manomesso uno studio che non gli competeva.
L’elenco delle Fonti inedite riportate nel prezioso libro è abbastanza corposo, infatti, i documenti ricercati, analizzati e pubblicati sono tutti di prima mano. Molto gentilmente, l’avvocato, con la generosità che contraddistingue i veri cultori, a tutela della verità storica, me ne ha fatto dono.
Il lavoro si apriva con la benedizione di S. E. Valentino Vailati, già Vescovo della Diocesi di San Severo, datata 10 luglio 1970. Il prelato approvava con entusiasmo l’iniziativa, plaudiva lo zelo del can. Don Giovanni Giuliani e la competenza dell’avv. Mario Fiore.
La serie dei documenti inizia con:
“Il Monastero di San Giovanni in Piano e della SS. Trinità di S. Severo”, Nota storica e documenti residui”.
Bisogna necessariamente partire da San Giovanni in Piano per raccontare la storia della Chiesa di San Nazzario e il sullodato autore, riporta una documentata e interessante Storia del Monastero dimora prima dei pazienti Benedettini e poi dei bianchi Celestini.
Il nostro Santuario era già presente nell’elenco dei privilegi concessi da Federico II di Svevia in un documento, la cui copia è stata trascritta il 10 ottobre 1421 dal Notaio Apostolico Antonio da Sulmona e riportata in Appendice al n.1 del suddetto libro.
In esso possiamo leggere:
TERRITORIUM SANTI NAZARII IN PERTINENTIIS CALDOLE.
Dominus comes Petronus donavit monasterio santi Johannis in plano territorium santi nazarii liberum quidem et exemplum in pertinentiis Caldole cum totis suis pertinentiis id est casis casalis ortis curtis ortalia vineas vinealia terris cultis, et incultis cum arboribus fructiferis et infructiferis aquis pasti set nemoris cum toto flumine Caldole…
In una nota, datata 1630, riportata in appendice allo stesso documento dei privilegi federiciani, possiamo leggere l’elenco delle grance soggette a San Giovanni in Piano e al settimo posto ritroviamo Santo Nazaro ad Caldola.
Possiamo datare la fondazione della Chiesa di San Nazzario dall’anno 1077 al 1220 sui resti di un antico tempio pagano probabilmente dedicato al culto di Calcante e Podalirio, personaggi dei miti dell’antica cultura territoriale.
Nelle vicinanze del Santuario scorre un fiume, il Caldola o Caldole. Si narra che le sue acque possiedano qualità benefiche e terapeutiche.
Il Santuario rappresenta fonte di orgoglio per i paesi del Gargano e il culto di San Nazzario è ormai parte della tradizione e della vita religiosa dei cittadini di Poggio Imperiale, che festeggiano il Santo il 28 Luglio.
Per questo Santo storia e leggenda si fondono e si confondono, come spesso accade per molti altri Santi dei primi anni del Cristianesimo.



La storia di San Nazzario è legata a quella di un altro Santo, Celso.
San Nazzario, giovane legionario romano vissuto nel I sec. d.C. subì il martirio insieme a San Celso, con la decapitazione, per aver diffuso il Cristianesimo.
Si narra che i loro corpi, martiri, furono rinvenuti insieme a Milano da Sant’Ambrogio. Ed è a Milano che è conservato il corpo di San Nazzario. L’iconografia lo ritrae come un guerriero armato di spada e corazza, con la palma del martirio.
La zona di San Nazzario fece parte del Comune di Lesina fino al 1815 e le cure della Cappella erano affidate al clero lesinese.
Quando fu ufficialmente costituito il Comune di Poggio Imperiale, la Cappella entrò a far parte del suo territorio e fu affidata al clero di Poggio Imperiale.
Ne seguì una disputa a livello amministrativo e legale tra Lesina e Poggio Imperiale, come si rileva dai documenti legali che l’avv. Mario Fiore ha voluto donarmi.
Il 23 luglio 1897 il Vicario Capitolare di Benevento ordinò tassativamente ai sacerdoti lesinesi di non intromettersi oltre nella gestione e negli affari riguardanti la Cappella che fu affidata, da allora, alle cure del clero di Poggio Imperiale, il cui Parroco pro tempore ne è attualmente il Rettore.



La vecchia e piccola Cappella di San Nazzario, ricostruita dopo il terremoto del 30 luglio1627, era divenuta ormai pericolante e malandata e si preferì demolirla per sostituirla con la chiesa attuale.
Questo edificio di culto è stato restaurato tra il 1967 e il 1970 su progetto del cav. Antonio D’Amico, artista sanseverese, per iniziativa di don Giovanni Giuliani, all’epoca dei fatti ,parroco della Chiesa Madre di San Placido in Poggio Imperiale.
Oggi al Santuario mancano la visibilità e l’importanza che meriterebbe, ma è pur sempre un luogo di preghiera, dove i pellegrini possono, nel silenzio agreste, rivolgersi a Dio per intercessione del Santo taumaturgo.
Don Giovanni Giuliani, per tutti, don Nannino avrebbe voluto costruire “Il Villaggio del Buon Samaritano”. Speriamo che col tempo questo sogno possa avverarsi.
I documenti arrivati in mio possesso saranno studiati con attenzione per portare avanti la verità storica, che ogni popolo, per la sana vita culturale e sociale, deve scientificamente custodire e tutelare con dedizione.
    


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