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IL DRAMMA DI “YERMA” DI FEDERICO GARCÍA LORCA AL TEATRO GARIBALDI DI LUCERA

Scritto da redazione il 30/5/2012


IL DRAMMA DI “YERMA” DI FEDERICO GARCÍA LORCA AL TEATRO GARIBALDI DI LUCERA

Una serata elegante e piacevole è stata quella offerta dall’Associazione Culturale “Mythos” nella splendida cornice del Teatro Garibaldi di Lucera. Sapientemente diretta e adattata da Lucianna Modola, è stata rappresentata la seconda delle tre grandi tragedie di Federico García Lorca, Yerma, un dramma in tre atti e sei quadri, che rievoca l’aspirazione delusa di una contadina che si sposa con l’unico intento di avere figli: «l’amore non ha avuto mai nessuna importanza nella sua vita».
Lucianna Modola non è nuova a imprese di tale impegno, capace com’è di sorprendere e di coinvolgere lo spettatore per la leggerezza e l’eleganza, con cui tratta temi seri e toccanti come quello di questa commedia che riveste carattere di estrema attualità.
Il desiderio di maternità, l’incomprensione di tale esigenza da parte del marito, Juan, lavoratore accanito ma che «non ha mai desiderato prole», l’invidia per le donne più fortunate, il tormento della solitudine, saranno i cardini su cui si impernia una situazione esistenziale tanto esasperata e sofferta, da spingere la protagonista «alla ribellione e all’incontenibile furore omicida».
La tragedia della mancata maternità si risolve alla fine in un “dramma d’onore”. Soluzione non certo serena, ma che la sensibilità della regia e la felice interpretazione degli attori tutti - Sarita Monti, Valter Montepeloso, Simona Terlizzi, Barbara Mentana, Assunta Tutolo, a Nicola Faccilongo - riescono a rendere l’atmosfera meno fosca, dando vigore e leggerezza ai personaggi, grazie anche alla « prosa semplice e poetica interrotta da suggestivi tratti lirici», con cui è scritto il dramma.
Un rilievo particolare merita il quadro delle lavandaie, magistralmente interpretato da Rossana Postiglione, Antonella Mentana, Francesca Postiglione e Maria Pia Volpe, le quali hanno realizzato un momento di grande effetto scenografico, venato di semplicità, di grazia e di poesia. Un momento tanto suggestivo da riportare alla mente alcuni versi di una lirica di Giovanni Pascoli, tradotti con originalità in vernacolo lucerino da Enrico Venditti nella raccolta, A tramute: «E da ‘a jummare da venì se sènte, / cu remore ca fanne i lavannare / sbattènne i panne, na canzona lènte». In un ritmo contenuto e accorto i gesti antichi, gli sguardi, le pause, le allusioni maliziose delle lavandaie rievocano un passato che ci appartiene e che fa assumere all’immagine una proiezione senza tempo, e al dramma un respiro universale.
Seguiamo da anni, con la dovuta attenzione, le rappresentazioni dell’Associazione Culturale “Mythos” e abbiamo, di frequente, espresso l’utilità e il prestigio della presenza di un teatro impegnato nel nostro paese, perché, affiancando degnamente le diverse espressioni letterarie e artistiche, rende vario e completo il volto della nostra cultura.
Quelle dirette da Lucianna Modola sono rappresentazioni impostate soprattutto sulla espressività del gesto, sulla inflessione vocale, sull’efficacia del dialogo attentamente scandito, più che sull’effetto scenografico. Ne è una riprova l’evolversi della tragedia di Yerma in una scenografia scabra, essenziale, «pressoché vuota», ma decisamente suggestiva, ravvivata «dalla passione tribale della danza» e illuminata dal rispetto dell’intento del poeta spagnolo di evidenziare «in Yerma gl’impulsi vitali e un ineluttabile istinto di natura, dal quale essa stessa è travolta».
Michele Urrasio


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