GazzettaWeb.info
COLLABORA
corsi
ParlarePubblico
Sei qui: GazzettaWeb
Invia questa pagina ad un amico Versione stampabile

IL SETTECENTO NAPOLETANO IN PUGLIA

Scritto da redazione il 15/3/2014


IL SETTECENTO NAPOLETANO IN PUGLIA

Considerazioni sul saggio del prof. Christian de Letteriis
di Antonietta Zangardi
Ho conosciuto per caso il prof. de Letteriis, a un convegno sui de Sangro a Torremaggiore. Avevo già iniziato il mio lavoro di ricerca sulle origini del mio paese, Poggio Imperiale e, approfittando della presenza, come relatore a quel convegno, del dott. Eduardo Nappi, direttore dell’Archivio Storico del Banco di Napoli, a fine serata mi avvicinai a lui per avere il permesso di recarmi nel suo archivio, alla ricerca di    qualche documento sul principe Placido Imperiale. Il Direttore mi disse che il suo portavoce era il prof. de Letteriis al quale potevo rivolgermi per ogni richiesta. Mi trovai di fronte un giovane, dell’età di mio figlio Luciano, pieno d’interessi, colto, preparato ed esperto di Arte e di Storia. Scoprii che: aveva frequentato lo stesso Liceo di mio figlio, che, insieme al prof. Emanuele D’Angelo, aveva pubblicato Gratia Plena, splendori della devozione mariana a San Severo e che io stessa l’avrei premiato qualche giorno dopo.
Cominciò per me un sodalizio culturale senza pari perché Christian, esperto d’archivi, si mise a piena disposizione, collaborando alle mie ricerche. Ebbi così modo di ringraziarlo nella mia pubblicazione del maggio 2012, Poggio Imperiale Anno 1759.
Nel suo lavoro Marmorari napoletani in Capitanata Documenti inediti e proposte attributive, avevo ritrovato due documenti riferiti al nostro principe Imperiale, il quale aveva commissionato due tabernacoli al maestro marmoraro di Napoli, Crescenzio Trinchese, uno per la Chiesa di San Giorgio dei Genovesi a Napoli (ove è sepolto il principe Imperiale) e l’altro per la Cappella di Poggio Imperiale nel feudo di Lesina, dedicata al martire san Placido, a riprova che il Principe avesse a cuore il nostro nascente paese, tanto da rivolgersi a esperti professionisti dell’epoca.
La feconda attività di ricerca di Christian de Letteriis continua ancora a stupire.
Nel mese di ottobre 2013 è stato pubblicato il suo saggio “Il Settecento napoletano in Puglia, Documenti inediti sulla Chiesa della Pietà a San Severo e altre storie di marmi ”.
Non sono un’esperta di Arte e di marmi ma ho sempre ammirato il barocco delle chiese sanseveresi, anche se l’ho guardato con occhi distratti. Nel libro leggo che tale barocco esplode con enfasi, ma anche con eleganza.
Non ho mai approvato lo stravolgimento operato nella nostra chiesa parrocchiale di Poggio Imperiale negli anni Sessanta. Le modifiche sono continuate negli anni scorsi sia nella chiesetta del Sacro Cuore sia nella chiesa parrocchiale, ai danni degli altari. Proprio sfogliando questo saggio e ammirando lo splendore delle chiese sanseveresi ho sentito, da profana, che era stato operato a Poggio Imperiale un danno irreversibile, senza che ci siamo resi conto in tempo per fermarlo. Abbiamo perso un patrimonio storico e artistico inestimabile! Non posso che rammaricarmi del fatto che, in ossequio alle indicazioni del Concilio Vaticano II, con interventi inopportuni, sia stata alterata tutta la bellezza della casa del Signore, che è anche la nostra casa.
L’autore, partendo dalla chiesa di Santa Maria della Pietà fa notare come la cultura artistica napoletana si fosse diffusa nelle province del Regno nel corso dei secoli XVII e XVIII.
S. E. Mons. Lucio Angelo Renna, Vescovo di San Severo scrive che questo saggio “si presenta avvincente come un romanzo” e tutto il lavoro si basa su di “una accurata ricerca bibliografica e un ricco corredo fotografico”, risultato di indagini fruttuose condotte negli Archivi napoletani, (nello stile usuale di Christian).
Questo volume è uno scrigno di novità e nello stesso tempo ha come finalità precipua la “riscoperta delle bellezze nascoste, sfuggite, prima ancora che agli specialisti, alla memoria della comunità”.
Leggendo e sfogliando questo lavoro si può ammirare quindi il ricco apparato fotografico. È come se s’intraprendesse un pellegrinaggio per le chiese di San Severo, per gustare la bellezza delle policromie dei marmi, la perfezione delle sculture, la magniloquenza degli altari. Si parte da Santa Maria della Pietà, passando per la Cattedrale, Santa Maria del Carmine, San Nicola e San Lorenzo ed ammiriamo la devozione dei putti oranti, i paliotti e i fregi barocchi.
L’altare della chiesa di Santa Maria della Pietà è    “un poderoso organismo marmoreo dal sorprendente vigore retorico e persuasivo” del maestro marmoraro napoletano Michele Salemme, il quale possedeva una “ spiccata sensibilità coloristica e una fertile inventiva”. Questi collaborò con il maestro marmoraro Antonio Pelliccia nel lavorare i marmi pregiati dell’altare, colorati col bianco statuario e col verde antico.

Allegato:

Molto interessanti sono gli approfondimenti sui due maestri marmorari. L’autore dimostra così d’aver eseguito un intenso lavoro di ricerca in altri paesi vicini e non per scoprire come i due abbiano prestato la loro esperta opera non solo a San Severo. Le illustrazioni della pubblicazione confermano il certosino lavoro.
Ho letto con interesse l’approfondimento sul sanseverese Sebastiano Marrocco, scultore devoto e prolifico, di cui voglio ricordare solo il manichino vestito raffigurante la Vergine custodita nella chiesa di Santa Maria della Pietà. L’incantevole volto della Madonna è di una dolcezza composta; l’espressione mostra il dolore vero di una madre che piange il figlio morto senza perdere il suo contegno di donna. Una sofferenza non ostentata che resta intima ma che fornisce un aspetto umano a quel viso triste.
Questo saggio è un monito per tutti    e un invito a saper apprezzare i tesori che ci sono stati tramandati e che sono stati rispettati e salvaguardati da chi ci ha preceduto per farli giungere a noi integri. Il nostro compito è quello di custodirli e tutelarli. È proprio un giovane professore di Storia dell’Arte a ricordarcelo.
Sono felice per la possibilità concessami di gustare a pieno i tesori presenti nelle chiese di San Severo e ringrazio il rag. Vito Pavia per avermi donato questa pubblicazione.


Gazzetta Web