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Il Dio Bambino

Scritto da redazione il 10/12/2011


Il Dio Bambino

Tra un po’ di giorni sarà Natale, festa di gioia e di famiglia. Occasione in cui gli affetti primeggiano sul lavoro, sul denaro, sulla rincorsa all’abito più bello. Persino sull’ultima piega delle mamme dal parrucchiere, fino a qualche ora prima di sedersi a tavola con i propri cari, riuniti insieme per il cenone della Vigilia. In tutte le case c’è un presepe che ricorda il lieto giorno, la nascita del Bambino a tutto il mondo che lo accoglie in pace. E c’è un albero che simboleggia la crescita, l’estensione verso l’alto di tutto ciò che ha radici, una storia e una memoria in cui riconoscersi. Cristo, Colui che viene in nome del Padre, significa e rappresenta il legame dell’umanità biologica con la sua storia di carne e sangue. Assumendo, così, le sembianze del Dio debole, perché umano, che si fa dono totale fino alla morte di croce. E che, in quanto uomo, sperimenta su di sé tutta la profondità del dolore fisico ed esistenziale possibile. Ma è, quel Dio-uomo, anche l’aspirazione legittima della stessa storia ad uscire dai suoi propri limiti temporali per rincorrere l’alto, e così involarsi nell’ideale che è lo spirito nel suo fenomenologico dispiegarsi. Cristo allora, in Gesù Bambino, è uomo e Dio. Il Dio debole di Jonas, che non sa difendersi e non può difendere. Il Dio di Paolo Curtaz, che nasce povero per poi morire solo come un cane. Annientato dal dolore come l’uomo, perché soffre come lui. Carne e sangue, e spirito ad un tempo. Legame indissolubile tra storicità ed eternità. Colui che viene sempre, e continua a tornare instancabilmente, per rievocare il miracolo dell’uomo. Dell’uomo ideale di Hegel; di quello biologico di Feuerbach. L’uomo che è ponte tra l’attualità dell’oggi e l’infinità immortale dei valori. L’uomo che è freccia scagliata verso il superuomo. L’uomo che soffre, piange, patisce e si lamenta, e che, con uno scatto di volontà, può essere capace di superare se stesso. Mentre Lui, il Bimbo, nasce in una grotta, ad illuminare le tenebre dell’oscurità, del peccato, dello sconforto, della debolezza. A riscattare il materialismo dominante. E viene a portare la Luce, la Verità, la Gioia, la Parola, la Libertà dalla schiavitù oscurantista di chi conosce solo le catene ed il dolore grande della storia; l’immenso strappo della lacerante condizione umana, fatta di dolore e sofferenza, di malattia, di cadute nel peccato e di immani sforzi per risalire, ma di fronte alla cui piena eccedenza è necessario accostarsi in un doveroso, auscultante silenzio, tanto più gravido perché espressione dell’ impaziente attesa dell’Evento.
Antonietta Pistone

Nota bibliografica
Per questo articolo si rimanda alle letture di seguito:

1) F. Hegel, La Fenomenologia dello Spirito
2) L. Feuerbach, La Filosofia dell’Avvenire
3) H. Jonas, Il Concetto di Dio dopo Auschwitz
4) P. Curtaz, L’Ultimo Sì, Edizioni Paoline
5) P. Curtaz, Sul Dolore, Edizioni Paoline



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