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Il Museo della Civiltà Contadina e delle Tradizioni Popolari di Motta Montecorvino, diventa oggetto di una tesi di laurea

Scritto da redazione il 9/4/2013


Il Museo della Civiltà Contadina e delle Tradizioni Popolari di Motta Montecorvino, diventa oggetto di una tesi di laurea

Il Museo della Civiltà Contadina e delle Tradizioni Popolari di Motta Montecorvino, diventa oggetto di una tesi di laurea

di Margherita Gramegna    

Presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Foggia, Corso di laurea in Beni culturali, il 7 marzo 2013, la prof.ssa Lucia Maria Rosaria De Matteis, insegnante di Lettere presso la Scuola Secondaria di Primo Grado “Pio XII” di Foggia, ha discusso un’approfondita tesi di laurea in Antropologia delle Culture del Mediterraneo, relatrice la docente Rosa Parisi.
La dissertazione,    La tradizione orale nel Museo della Civiltà Contadina e delle Tradizioni Popolari di Motta     Montecorvino, ha calamitato l’attenzione della commissione esaminatrice, tanto che lo stesso Presidente prof. Saverio Russo, ha evidenziato l’opera di valorizzazione e comunicazione del patrimonio culturale del Sub-Appennino Dauno, che l’istituzione, pur nella sua dimensione di museo locale, svolge da più di vent’anni.
L’argomento trattato rappresenta,    così come si desume dal titolo, una “discesa sul campo” insolita, in quanto il campo non è un terreno esotico, lontano e inesplorato,    ma un luogo vicinissimo: lo spazio museale etnografico di Motta Montecorvino, dove Lucia De Matteis è nata e ritorna quando il lavoro glielo consente. Si tratta di una realtà culturale, aperta a residenti, turisti e visitatori    che, nelle loro varie tipologie, sono i destinatari dei risultati della presente ricerca antropologica, soprattutto per le soluzioni proposte.
Il Museo della Civiltà Contadina e delle Tradizioni Popolari di Motta     Montecorvino è un contenitore di oggetti    della cultura materiale che, proprio in quanto tali, sono portatori di significati immateriali.
I saperi e    i valori ai quali i manufatti    rimandano, sono stati messi in luce, in alcuni casi con sorprendente intuizione, dal fondatore Pasquale Gramegna che, nel progettare la configurazione espositiva della raccolta, ha cercato di far emergere l’universo culturale di cui gli oggetti di uso quotidiano fanno parte, tanto nelle attività tradizionali dell’agricoltura e della pastorizia quanto in ambito domestico, con la prevalenza delle occupazioni femminili.
Questa tesi di laurea vuole essere un riconoscimento della sua opera e nello stesso tempo    un approfondimento di alcune tematiche del patrimonio orale, al quale si attinge nel Museo per restituire all’istituzione i risultati del dibattito, all’interno delle scienze antropologiche, sulla necessità di coniugare storia e contemporaneità, tradizione e società post-moderna.
In linea con la definizione di museo formulata da ICOM, International Council of Museums:    “Istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che compie ricerche sulle testimonianze dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e soprattutto le espone a fini di studio, di educazione e di diletto”, il Museo della Civiltà Contadina e delle Tradizioni Popolari di Motta     Montecorvino interpreta l’uomo di oggi, attraverso la cultura che egli ha prodotto nel Territorio e vissuto sia soggettivamente    nella quotidianità, sia collettivamente come tradizione.
Nell’introduzione dell’elaborato, Lucia De Matteis scrive: “Nel fare mia la metafora del filosofo francese Bernardo di Chartres - Noi siamo come nani che stanno issati sulle spalle di giganti, cosicché possiamo vedere più e più lontano di loro, non per l’acutezza dello sguardo o per la statura del corpo, ma perché siamo sollevati in alto dalla loro mole gigantesca - posso affermare che la mia indagine conoscitiva poggia sulla mole gigantesca dell’opera di raccolta della tradizione orale del Sub-Appennino Dauno, svolta da chi mi ha preceduto, nel lavoro di    trascrizione delle tradizioni popolari prima e di conservazione degli oggetti    della cultura materiale poi. Immane e prezioso è stato, infatti, lo studio dello storico Pasquale Gramegna sulle memorie locali    che, ricostruite sia personalmente che    attraverso documenti di archivio, sono state raccolte in tre volumi dedicati a Motta Montecorvino e comunicate nel Museo da lui fondato: Motta Montecorvino: la sua vita attraverso i secoli, dalle origini ad oggi (1970); Aspetti del folklore di Motta Montecorvino: canti, fiabe, aneddoti, proverbi e poesie dell’autore. (1985); Il Municipio    (1989).
Gli elementi della tradizione orale, oggetto di analisi, costituiscono un approfondimento    e nello stesso tempo un arricchimento di aspetti già presi in considerazione dal ricercatore; ad essi ho cercato di dare forma sistematica e scientifica, alla luce degli studi antropologici, applicando il metodo della ricerca etnografica    sul campo e dell’osservazione partecipante. Ciò che mi ha spinto ad intraprendere questo lavoro, che ha richiesto tempo e notevole impegno, è il profondo legame che mi unisce al Museo della Civiltà Contadina e delle Tradizioni Popolari di Motta Montecorvino, alla cui istituzione e realizzazione ho contribuito personalmente anche con la donazione di tutti gli attrezzi agricoli e gli utensili appartenuti a mio padre ed in cui, ancora oggi, presto il mio contributo nel settore didattico-educativo e nell’organizzazione di eventi culturali.”
Nelle conclusioni, Lucia De Matteis esprime una certezza: “In questo Museo i giovani, con la scoperta dei significati di tradizioni e usi vissuti passivamente si possono riappropriare, infatti, della cultura delle origini, sviluppando una maggiore coscienza di sé e    del contesto in cui vivono;    in forza di ciò, il presente lavoro è stato l’occasione per costruire una memoria consapevole, capace di indirizzarmi a percorsi di continuità e nella condivisione del principio fondante e nell’opera di valorizzazione, non solo di salvaguardia dei beni culturali indagati.”
E’ il caso di ricordare, infatti, che l’Università di Foggia da tempo sostiene le iniziative e i programmi culturali del Museo, intervenendo con suoi docenti a conferenze e convegni, organizzati dalla Direzione    su temi specifici della realtà culturale del Sub-Appennino Dauno: La transumanza, relatore il prof. Saverio Russo (2004); Montecorvino, sito archeologico del sec. XI, relatore il prof. Pasquale Favìa (2005); La tarantola della Motta, relatrice la prof. ssa Patrizia Resta (2006).
Il ringraziamento di Lucia De Matteis è per tutte le persone: conoscenti, amici e parenti che, a volte con ritrosia a volte con entusiasmo, hanno consegnato le proprie esperienze individuali, più che    come “informatori”, come veri e propri autori-attori di racconti d’interesse etnografico.
Le loro testimonianze, accanto ai tanti oggetti donati, faranno parte del patrimonio del Museo della Civiltà Contadina e delle Tradizioni Popolari di Motta Montecorvino, custode della loro cultura.


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