GazzettaWeb.info
COLLABORA
corsi
ParlarePubblico
Sei qui: GazzettaWeb
Invia questa pagina ad un amico Versione stampabile

Il Natale consumistico tra regali e mercatini

Scritto da redazione il 17/12/2011


Il Natale consumistico tra regali e mercatini

È cominciata la corsa ai regali anche quest’anno. Ormai manca davvero poco alla grande festa del Natale. E chi lavora deve necessariamente approfittare del fine settimana, complici le aperture festive dei grandi centri commerciali che fanno il non stop praticando l’orario continuato. Puntuali come sempre, i negozi sfoggiano già da qualche tempo tutto il loro charme, con luci colorate e festosi addobbi invitanti. Dentro novità e articoli a buon prezzo per riempire i cesti sotto l’albero con i soliti pacchetti variopinti, così carini e ammalianti per gli occhi di grandi e piccini. I mercatini del centro storico delle città attraggono le folle dei pedoni. Perché se si esce e non si procede spediti verso la direzione delle compere natalizie sembra quasi di mancare ad un appuntamento rituale. E sta proprio male rincasare senza nemmeno un festone, un filo di luci per l’albero, un personaggio del presepe, o un giocattolo per il più piccino della casa. E che dire degli scaldatelli, delle ostia chiene, delle nostre olive nere, e di tutti gli altri prodotti della sana dieta mediterranea che abbondano sui banchi del mercato di turno? Certo, si parla di crisi economica. Monti ci sta preparando una manovra fiscale da far tremar le vene e i polsi. Ma la sera i ristoranti e le pizzerie sono pieni di gente. I mercatini pullulano di gruppi spensierati che comprano. I negozi, anche prima degli sconti e dei saldi di fine anno, fanno il tutto esaurito per i regali natalizi. E molti hanno già prenotato le loro vacanze invernali sulle piste da sci di Cortina, come ci ricorda il cinepanettone di quest’anno. Come si concilia lo spendere e spandere con l’austero sentimento religioso e le piagnucolanti tasche degli italiani? Fa il benessere materiale la felicità dal momento che anche dello spirito del Natale si è smarrito il senso? Perché, pur avendola sotto gli occhi per un buon mese, nessuno guarda più davvero la scena della natività, che è invito alla parsimonia, alla semplicità frugale di chi si accontenta di poco, e punta sugli affetti, sul focolare domestico, sulle piccole cose del quotidiano che costituiscono l’essenza e il sale della vita. Ho letto di recente un bel libro del teologo Paolo Curtaz che parla del dolore, e che racconta come, solo attraverso un’esperienza dura come una malattia, un lutto, una perdita, una separazione, un licenziamento, alcune persone abbiano appreso le cose che realmente contano. E non sono certo i soldi. Tanti, nel dolore, hanno riscoperto la fede, e Dio. Marx, critico del capitalismo e dell’apparente benessere della società industriale, non aveva proprio torto. Ce lo ricorda il filosofo Diego Fusaro nei suoi ultimi libri. Difatti, l’odierna storia economica, con la crisi del capitalismo, gli sta dando ragione. Perché il mostro del denaro e della fretta che ha dominato la modernità può, da un momento all’altro, implodere su se stesso, proprio come il filosofo renano profetizzava nell’Ottocento. Con la minaccia di una povertà generalizzata mentre lo spettro del filosofo tedesco si aggira la Notte di Natale per le strade. E il rischio più grande è che la tragedia imminente di questa impazzita, accelerata fase storica ci trovi del tutto impreparati. E, quel che conta di più, anche terribilmente infelici.
Antonietta Pistone

(In foto Mercatini natalizi a Strasburgo)

Nota bibliografica
Per questo articolo si rimanda alle letture di seguito:

1) K. Marx, Il Capitale
2) P. Curtaz, Sul Dolore, Edizioni Paoline
3) D. Fusaro, Bentornato Marx!, Bompiani, Milano
4) D. Fusaro, Essere senza Tempo, Bompiani, Milano


Gazzetta Web