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Il Natale dei ricordi

Scritto da redazione il 24/12/2011


Il Natale dei ricordi

Nei ricordi di Natale di ogni bambino c'è sempre una nonna e una casa con tanti zii e cugini. Nel mio ricordo la casa è quella grande, della nonna paterna.    Il 24 dicembre ci si riuniva tutti insieme dalla mattina presto, appena nonna veniva ad aprirti la porta, sentivi quel profumo magico della Vigilia: un misto di frittura di pettole e scorza di arancia e mandarini messi sui termosifoni. Il salone, quello buono che non si apriva mai nei giorni normali, aveva al centro l'enorme tavolo ovale con la tovaglia di pizzo delle feste che sapeva di bucato. Era il tavolo delle meraviglie, conteneva ogni ben di Dio: mostaccioli, cartellate gonfie di vincotto, mandorle atterrate e al cioccolato, dolcetti di castagna e calzoncelli. Per noi bambini, nonna preparava della pasta frolla bicolore alla quale dava la forma di una casetta e di bambini. Quella pasta frolla profumata di burro, un pò bruciacchiata ai lati, era la nostra passione. Ce la contendevamo con i cugini. "A me il tetto!, a me il comignolo della casa! A me il braccio del bambino!" ed era un rincorrersi per i corridoi di quella casa lunga, fra tappeti e credenze, fino alla stanza in fondo che sapeva di polvere. I grandi erano in cucina ad attendere le pettole appena fritte. In una zuppiera nonna le riponeva a strati e passavano di mano in mano. Le pettole che stavano in cima ti scottavano sempre le mani, le ultime erano più tiepide e mollicce perchè avevano assorbito l'umidità delle altre. Si rimaneva così, in tanti, fino al pomeriggio inoltrato, facendo la spola dalla cucina al salone. Le mamme parlavano del cenone e prendevano accordi, noi bambini della scuola che era finita e dei regali che avremmo voluto. Ad un certo punto i dolci prendevano posto sulle credenze, la tovaglia veniva coperta da un panno verde e si cominciavano enormi partite a sette e mezzo, condotte dai papà, ma alle quali nonna prendeva parte con piacere. Era in me quella felicità immensa che solo un bambino può provare, e che si nutre di un'attesa paziente e fiduciosa per ciò che dovrà essere. Quell'enorme senso di libertà e di fiducia non l'ho assaporato mai più negli anni. Ora cerco nello sguardo dei miei figli quelle emozioni e, quando le riconosco, sono felice anche io.
Chiarastella Fatigato


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