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Il Natale di Maria

Scritto da redazione il 24/12/2011


Il Natale di Maria

La notte della Vigilia squarcia le tenebre della storia, per consegnare il tempo all’eterno che lo accoglie piccolo ed indifeso attraverso il pianto di un bambino. Ma quel Bambino è Dio, e la Sua venuta è il sì più bello, più grande, più dignitoso, con il quale Egli afferra la mano dell’uomo dolente per attirarlo a Sé. Rivivere la Natività come il più eclatante sì della storia è anche riappropriarsi della grandiosa umiltà di un donna semplice: Maria. Tutto cominciò qualche settimana fa, quando un Angelo si fermò nella sua casa e disse a Lei, promessa sposa di Giuseppe, che sarebbe diventata Madre del Figlio di Dio. Senza Maria, senza il suo sì, Gesù Bambino non sarebbe mai venuto. E la Storia dell’uomo non avrebbe mai ricevuto la sua àncora di salvezza dall’alto. Grazie a quel sì, che si ripete incessantemente da più di duemila anni, stanotte la precarietà finita e limitata dell’umana condizione, prima destinata alla morte e al buio eterni, è stata elevata alla dignità dell’eternità che segna il trionfo dello Spirito immortale sulla sciatteria scomposta e volgare dei tempi. E come un lampo di Luce ha spazzato via il dolore, la solitudine, l’inganno della menzogna, per far posto alla gioia vera, alla pienezza dei tempi, alla verità che tutto accoglie e comprende in sé. Dio Padre si è fatto uomo nel suo Bambino attraverso il ventre immacolato di Maria. Ma permane nel Suo Spirito, e in Gesù, per la pienezza dei tempi che si riannodano in Lui, e che trovano compiutezza e perfezione assoluta nella Sua libertà senza vincoli, né legami. Il solo male consentito all’uomo, da stanotte in poi, risiede nel rifiuto di Dio, della Sua mano, del Suo sostegno per la salvezza dell’uomo e del mondo. Il solo dolore possibile è nel peccato, che è lontananza e mancanza di Dio. Gesù Bambino non è venuto a cancellare il male metafisico, ontologicamente connaturato alla condizione umana. Egli è nato per redimere la storia facendo comprendere che ci sono limiti che solo il peccato rende invalicabili. Perché nulla è impossibile a Dio, per chi ha fede e in Lui si abbandona. In Dio siamo anche tutti fratelli. Come ricorda Ratzinger, nella sua lettera enciclica Caritas in Veritate, il consumismo, il capitalismo, il denaro, lo sperpero delle risorse, così come il loro uso indiscriminato, sono male e peccato, che il credente deve vincere nella convinzione che i veri beni siano quelli dello spirito, non quelli materiali del possesso venale. Tutto il globo ha, fino ad ora, utilizzato in modo inaccettabile i doni della terra, determinando povertà e dolore, e sottraendo ricchezze che appartengono anche alle classi sociali e ai popoli che ne sono stati derubati. Ciò ha causato l’attuale crisi economica mondiale che è lo spettro del presente e del futuro, perché impedisce alle generazioni più giovani di guardare con speranza a quanto la storia ancora loro riserva. Sui più grandi interrogativi della storia “la scienza tace e la filosofia non salva”, sostiene Antiseri nella sua disputa con Vattimo in Ragione Filosofica e Fede religiosa. Il pensiero debole, che mette in crisi ogni pretesa di fondazionalismo metafisico della filosofia e della scienza, deve di necessità culminare in una fede religiosa che è abbandono a Dio, nella consapevolezza che la ragione umana sia assolutamente incapace di fornire risposte definitive e assolute all’uomo di ogni tempo. È quanto conclude Antiseri nella sua lettura cattolica di Vattimo. “Inquietum est cor nostrum donec requiscat in Te, Domine”, ammonisce S.Agostino. Riscoprire i valori della semplicità evangelica, per poterli incarnare nella propria vita, corrisponde al farsi partecipi delle vite umili, ma dignitose, di Maria e Giuseppe. In questa notte il loro fiducioso sì, pronunciato nel totale abbandono a Dio, come sottolinea Giovanni Paolo II nella sua Lettera Enciclica Evangelium Vitae, ha reso possibile la venuta di Gesù, che con la sua vita testimonierà quel sì fino alla fine, fino alla morte di croce. “Ecco: vieni innalzato. Dio è nudo, ha dato tutto. Le braccia, tese, abbracciano il mondo. Non bastava la scoperta di un Dio dal volto umano, non bastava la dolcezza delle tue parole, non bastava lo stupore dei tuoi gesti, col sangue volevi sigillare le parole: Sappiti amato”, così conclude Curtaz Il Grande Abbraccio. Ecco l’apoteosi della storia. Tutto è compiuto. La croce è l’approdo del cammino che inizia questa notte in una grotta, per la redenzione dell’umanità. Tutto è cominciato con il sì di Maria. Tutto finisce con L’Ultimo sì di suo figlio Gesù, il Dio di Curtaz che, dopo aver dato tutto, muore solo come un cane. Ma per risorgere a nuova vita. “Tutto è compiuto, il sì è stato detto, Dio ha dato tutto. Il velo del tempio è squarciato: questo è il volto del Dio cercato dall’uomo. A noi, ora, di schierarci. Di cadere in ginocchio, sbigottiti, o, ancora, di versargli addosso l’amaro aceto dell’incredulità”. Ecco la grotta farsi presagio della croce. E la croce divenire simbolo dell’umanità sofferente in Cristo. Questo è il messaggio di questa notte. Questa la buona novella. Per colui che crede, e per ogni uomo, non esiste la morte, nonostante il dolore. Buon Natale!
Antonietta Pistone

(In foto Presepe Romano)

Nota bibliografica
Per questo articolo si rimanda alle letture di seguito:

1) Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae, Edizioni Paoline
2) J. Ratzinger, Caritas in Veritate, Edizioni Paoline
3) P. Curtaz, L’Ultimo sì, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 2010
4) P. Curtaz, Il Grande Abbraccio, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 2011
5) D. Antiseri, G. Vattimo, Ragione Filosofica e Fede Religiosa nell’Era Postmoderna, Rubettino, Catanzaro 2008
6) Padre L. Fanzaga, Il Discernimento Spirituale, Sugarco Edizioni, Varese 2005


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