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Il calcio italiano in lutto per l'improvvisa morte sul campo di Morosini

Scritto da redazione il 14/4/2012


Il calcio italiano in lutto per l'improvvisa morte sul campo di Morosini

L’improvvisa morte di Piermario Morosini, calciatore del Livorno, per un arresto cardiaco sul campo del Pescara, mentre si stava disputando la partita di campionato, lascia tutti sgomenti. Il malore che lo ha colpito, avvenuto per un arresto cardiaco, ha immobilizzato a terra il giocatore, che ha provato a rialzarsi senza riuscirci. Inutili i tentativi di soccorso. Il suo cuore non ha mai più ripreso a battere, e il decesso è subentrato un’ora e mezza dopo il ricovero in ospedale. Morosini aveva solo 25 anni. Era orfano di entrambi i genitori, persi quando era ancora minorenne. Qualche anno più tardi il destino gli aveva sottratto anche un fratello. Attualmente assisteva una sorella sofferente di handicap. La sua era una vita impastata dal dolore e dalla sofferenza, cui sapeva unire il sacrificio e la fatica dello sport. Ma il suo cuore non ha retto. La Figc ha decretato, doverosamente, la sospensione di tutte le partite di campionato del fine settimana, per rispetto a chi ha onorato il suo ruolo fino in fondo, morendo sul campo mentre giocava la sua ultima partita di calcio. Non ci soffermiamo sulle polemiche del ritardo dei soccorsi che avrebbero trovato la strada sbarrata da auto delle forze dell’ordine all’ingresso del campo sportivo. Né vogliamo chiederci come mai nel giro di poche settimane le morti improvvise di sportivi si sono palesate numerose. Un infarto fulminante è un evento imprevedibile, come un ictus, e se è definitivo nemmeno i soccorsi immediati, né l’uso del defibrillatore, che pure in questo caso è stato adoperato, possono far nulla. Riscontri sulle cause della morte precoce del Morosini si attendono dall’autopsia per dare risposte a tutte quelle domande che oggi lasciano lo sgomento sulle labbra e nel cuore dei tifosi, ma anche e soprattutto della gente normale. Perché Piermario era un giovane come tanti altri. E la sola affermazione che ci sentiamo di fare è che 25 anni sono davvero troppo pochi per morire d’infarto mentre si sta giocando la passione e il sogno di una vita.
Antonietta Pistone


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