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Il controverso Marx di Wurmbrand

Scritto da redazione il 9/6/2012


Il controverso Marx di Wurmbrand

I grandi personaggi della storia sono quasi sempre controversi. Così anche quelli della filosofia. Questa volta tocca a Marx doversi difendere dalle accuse rivolte al suo socialismo in un libro, di cui esiste uno stralcio in rete. Si tratta de “L’altra faccia di Marx” di R. Wurmbrand, un ateo romeno che in gioventù militò nel partito comunista e che, convertitosi al cristianesimo nel 1935, e successivamente al protestantesimo, ha scritto in queste pagine quella che lui credeva fosse la verità sul filosofo renano. La tesi che viene sostenuta in queste è che Marx, come molti altri comunisti tra i quali lo stesso Stalin, fosse ben lungi dall’essere quell’umanista filantropo che sostiene le ragioni del ceto proletario. Il suo stesso socialismo, inteso come aspirazione legittima a vivere in un mondo migliore, più equo e dominato dalla legge dell’uguaglianza di tutti, sarebbe stato solo uno specchietto per le allodole, costruito ad arte per nascondere il vero scopo della filosofia di Marx, che era quello di distruggere l’umanità e di contrapporsi, come un nuovo anticristo, a Dio stesso. Marx, si racconta in questo libro, sarebbe stato cristiano fino all’adolescenza, poi si sarebbe convertito ad una strana forma di ateismo che, in breve tempo, sarebbe sfociata in un vero e proprio satanismo. Tracce di questa sua inversione religiosa si troverebbero in un poemetto l’Oulanem, di cui la manualistica non fa cenno e che invece sarebbe la conclamata espressione manifesta dell’odio che il tedesco aveva per il Creatore, volendone soprattutto emulare la potenza, attraverso la trasgressione e l’uso della violenza, politicamente strumentalizzate nel concetto di rivoluzione delle masse proletarie. Ma lo stesso Marx viene descritto come personaggio in qualche modo controverso: grande bevitore, dissoluto nell’amministrazione dei risparmi di famiglia, bestemmiatore accanito, padre irresponsabile, favorevole allo schiavismo, contro i neri e gli ebrei, in palese contraddizione con se stesso, informatore prezzolato della polizia e traditore dei suoi stessi amici più cari, genero di un noto satanista. La figura che ne esce complessivamente è quella di un mero mito, ingigantito dai suoi cultori ed ammiratori, ma niente più di questo. Si riferisce che lo stesso Mazzini avrebbe di lui scritto che avesse “uno spirito distruttivo”. Giudizi assai duri, questi, che inducono a riflettere profondamente su tutto il pensiero del filosofo tedesco. Personalmente credo che qualcosa di vero in questa interpretazione un po’ troppo sopra le righe ci possa anche essere. E non mi scandalizzo più di tanto ad immaginare un Marx che sia pienamente interprete delle forze “oscure” del suo tempo. D’altra parte egli, filosoficamente, fa parte a pieno titolo di quella cultura che rigetta la razionalità sistematica dell’Idealismo, in nome di una speculazione che voglia intendere come “razionale” anche la forza, la violenza rivoluzionaria, la volontà di potenza, le dinamiche incomprensibili dell’inconscio. In alcuni studiosi del pensiero di Marx ciò non vuol dire necessariamente una netta contrapposizione con la dialettica hegeliana. Senza Hegel Marx non sarebbe mai esistito, sostiene Diego Fusaro. E possiamo anche essere d’accordo su questa tipologia interpretativa che ritrova le radici del pensiero marxiano in quella che è la cultura romantica del filosofare idealistico. Ma è altrettanto certo che Marx, come Nietzsche e Freud, aveva imposto una cesura con il passato, rompendo, di fatto, con la tradizione delle grandi sintesi del pensiero, che da Platone in poi, aveva dominato la cultura del pensiero occidentale. Ad ogni modo non possiamo fingere che questo libro non sia mai stato scritto. Wurmbrand presenta una lettura alquanto insolita di un grande personaggio della filosofia, che appare suggestiva per la diversità con la quale ci propone un filosofo che per secoli è stato differentemente interpretato. Ed ogni aspetto del suo pensiero compone una visione problematica che, nel suo insieme, può essere ritenuta l’interpretazione più completa ed esaustiva del renano. Lo stesso Benedetto XVI scrive che Marx è un materialista, mentre Fusaro continua a propendere per un umanesimo idealistico dell’estensore del capitale che pochi, prima di lui, avevano scorto nel pensatore. Wurmbrand mi pone un problema, che non posso risolvere da sola. Chiedo, perciò, aiuto a chi studia Marx da anni. Fusaro puntualmente mi risponde “da quel che mi risulta, sono le classiche leggende nere, del tutto infondate, volte a demonizzare un autore serio. Nulla a che fare con la scienza, ma solo col 'si dice' heideggeriano!”. Ne prendo doverosamente atto. Dopo di che, voi siete sempre liberi di crederci, tuttavia, se vi pare. Ma con la consapevolezza che di scienza, fino ad ora, non si tratta.

Antonietta Pistone


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