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Il mistero della croce

Scritto da redazione il 6/4/2012


Il mistero della croce

Eccolo lì il Dio debole, che non si difende. Il Dio amico, fratello, compagno e maestro di vita. Ora è sulla croce. Dopo aver speso l’esistenza con i poveri, gli ammalati, i bisognosi e i peccatori, i suoi l’hanno trattato come se Lui stesso fosse stato il peggiore tra i malfattori. Venduto per trenta denari dai discepoli, è inchiodato alla storia incarnata che ha scelto di divenire, per portare il peso delle croci di tutti. Edith Stein è una filosofa, allieva di Husserl, che ha portato la fenomenologia del suo professore ad empatizzarsi nella relazione umana. A diventare pietas e comunicazione autentica con l’altro. Ma la croce di Cristo fu per lei un problema filosofico, oltre che religioso. E lungamente si interrogò sul senso e sul significato di un Dio uomo che muore per amore, che dona tutto se stesso per i suoi amici. La croce è il simbolo del dono più grande. Del dolore che conduce alla morte,    attraverso il quale Dio non si stanca ancora di donare se stesso nel Figlio. Le braccia aperte di Gesù sono la testimonianza di un abbraccio che continua a chiedere amore e accoglienza all’umanità che giudica e condanna senza avere il coraggio di guardare alla propria natura corrotta e corruttibile. Dopo aver dato tutto Gesù viene lasciato solo. Abbandonato dai suoi stessi seguaci. Tutti dubitano che Lui sia davvero il Figlio di Dio. E preferiscono liberare al suo posto un ladrone. L’amore che dona non sempre viene accolto. L’amore che dona viene rifiutato, tradito, distrutto. Perché l’uomo non riesce a credere di poter essere amato così tanto, senza condizioni. E uccide Colui che si dà senza riserve. Nel mistero della Croce vi è tutto il mistero dell’uomo, con le sue grandezze e le sue tante miserie. Ci sono il dolore, il tradimento, l’abbandono, il rifiuto, l’incredulità, lo scetticismo. Ma ci sono anche l’amore incondizionato, l’amicizia, la fraternità, il dono, l’abbraccio, l’incontro, la relazione, seppure nel dolore. Facciamo silenzio dentro i nostri cuori. Accogliamo Chi è stato tradito dagli amici più cari, attraverso il dono di sé che fa a tutti. Un dono di amore eterno nel perdono inesauribile del Dio incarnato. E abbandoniamoci con fede immensa a Lui, affidandogli le nostre vite. Perché Pasqua è festa di Resurrezione e di cambiamento. Ed è un invito a nascere ancora nello spirito. Un invito che non possiamo rifiutare.

Antonietta Pistone

Nota bibliografica
Per questo articolo si rimanda alle letture di seguito:

1) Edith Stein, La Scienza della Croce


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