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Il navigatore esistenziale

Scritto da redazione il 28/5/2011


Il navigatore esistenziale

Immaginate di dover partire. Salite in macchina e consultate il navigatore satellitare. Irremovibile, vi chiederà di inserire una destinazione. Predisposto per assistervi, indicherà il percorso più agevole e sicuro, segnalando difficoltà e consigliando soste ma la destinazione spetterà a voi deciderla. Allo stesso modo la consulenza filosofica, introdotta in Italia alla fine degli anni ’90 dal filosofo Umberto Galimberti, è una sorta di navigatore esistenziale. Gli strumenti della filosofia applicati alle cose della vita. Un maitre à penser del calibro di Karl Jaspers una volta ebbe a dire che “La vita è una contraddizione dotata di senso”. Ecco, chi si rivolge al consulente filosofico non è malato,    è soltanto alla ricerca di una “visione della vita” da fare propria. Siamo abituati a pensare che quando si hanno problemi occorra trovare una soluzione, possibilmente in tempi rapidi perché la vita non attende. “Ogni malessere ha il proprio farmaco” pontificano i sacerdoti della medicalizzazione. Ma non tutto il dolore è patologia. Ci sono disagi che vanno abitati per comprendere se possano diventare anche opportunità. E se proprio non ci fossero vie d’uscita, tanto vale provare ad arredarli questi disagi. Renderli più vivibili. Come? Gerarchizzando le priorità, mettendo ordine fra i pensieri che affollano la mente. Spesso si dimentica che il nostro modo di pensare determina inesorabilmente le nostre scelte, il nostro agire. Noi siamo quel che pensiamo. Le idee però hanno bisogno periodicamente di manutenzione e occorre occuparsene per non rimanere in panne in questo viaggio che chiamiamo vita. Alcuni esempi. Farsi un’idea sbagliata del matrimonio può generare aspettative destinate a naufragare. Se in un ospedale 2 ginecologi pensano a 2 differenti modalità di parto, l’aspirante mamma    e il nascituro rischieranno la vita nel bel mezzo di una rissa.    In corsia, avere una visione condivisa del “prendersi cura” può fare la differenza. Se infine entrando in un consultorio famigliare un adolescente cercasse qualcuno con cui confrontarsi per una scelta importante da fare, poter incontrare un consulente filosofico lo metterebbe a suo agio più che interpellare uno psicologo. Opzione quest’ultima che evoca subito l’idea di malattia e conseguente guarigione. Il filosofare invece non ha alcuna idea precostituita di normalità da cui partire o di salute cui anelare. Da una cosa però la “filosofia in pratica” non può esimersi: sensibilizzare ciascuno a farsi carico delle conseguenze delle proprie azioni. Far crescere il senso civico a tutti i livelli. Risulta dunque cruciale, nell’esercizio delle pratiche filosofiche, il rilievo attribuito alla questione etica. L’utopia che la consulenza filosofica incarna è pertanto “politica”: fare di ogni uomo e di ogni donna un cittadino consapevole e responsabile. Una mission ardita che, se fatta propria dalle istituzioni cittadine, contribuirebbe a contrastare il degrado morale in cui navighiamo senza meta. Una modalità concreta di “fare filosofia”, occupandosi di valori, è il Dialogo Socratico che andrebbe introdotto nelle scuole, in Università, nelle comunità di lavoro, negli ordini professionali, in ospedale. I foggiani hanno bisogno di una rinascita. Ma la classe dirigente della città è pronta a scommettere in questa direzione, investendo risorse? Signori, è ora di filosofoggiare!
Stefano Gramazio


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