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Il poeta Michele Urrasio alla “Dante Alighieri” di Lucera

Scritto da antonietta pistone il 14/6/2018


Il poeta Michele Urrasio alla “Dante Alighieri” di Lucera

Articolo di Giucar Marcone

Mercoledì, 2 maggio 2018, il poeta Michele Urrasio ha incontrato gli alunni della Scuola Media “Dante Alighieri” di Lucera, diligentemente preparati dalle professoresse Loredana Chiarella, Maria Rosaria Dori, e Amelia Rinaldi.
È stato un incontro impreziosito dalla partecipazione attiva degli alunni che hanno dimostrato di avere letto e interpretato alcune liriche del poeta con intelligenza e originali soluzioni. Favorito dalle loro domande, Urrasio ha potuto ripercorrere in parte la sua storia di intellettuale e di uomo e ha avuto l’occasione di rendere del tutto esplicito il senso di alcuni versi difficili da interpretare per la sinteticità dell’espressione.
Si è voluto tentare di riassumere, nello spazio breve riservato all’incontro, un bilancio della vita del poeta, scrutato negli angoli più segreti della sua anima. Ne è risultato uno spaccato avvincente, in cui sono riemersi i temi essenziali della poetica urrasiana: lo scavo profondo nell’intimo, la sacralità degli affetti domestici, lo sguardo attento alle vicende sociali e civili, l’amore per la sua terra e la sua gente e, soprattutto, si è evidenziata l’importanza della poesia, e la sua consolazione, che ha riscattato Urrasio da delusioni, lutti e dolori, facendogli vincere sfide e scommesse.
Anche in questa occasione, Urrasio ha saputo affascinare l’uditorio con il suo discorrere semplice e ricercato ad un tempo, sobrio ma profondo, dando l’immagine di un poeta «raffinato ed elegantissimo», moderno nella struttura del verso, ma saldamente ancorato ai principi maturati dalle prove di un’esistenza segnata da impegni severi e da scale in salita. Aspetti rilevati con pacata schiettezza dagli alunni che hanno saputo scendere in punta di piedi nel mondo poetico e umano di un poeta nato “maturo”.
«Di solito, - scrive il prof. Andrea Battistini dell’Università di Bologna - quando si compendia l’opera omnia di un poeta, il diagramma che si disegna è quello di una parabola dagli inizi, quelli dell’apprendistato, ancora acerbi; il tracciato di Michele Urrasio invece non conosce punti deboli, nemmeno nel momento dell’esordio, non ancora trentenne. Se ne avvide subito uno dei suoi più autorevoli pigmalioni, Mario Sansone, che lo incoraggiò a continuare. In seguito non ha mai deluso, e anzi la sua progressione, anziché isterilirsi con l’età, è diventata sempre più feconda nel tempo, tanto che da ultimo la cadenza dei suoi parti poetici si è fatta annuale. Naturalmente, anche se il debutto è tutt’altro che ingenuo, si nota comunque una evoluzione, testimoniata dalla natura poetica di un canto costantemente sommesso ma profondo, assorto, intimo, meditativo, nel quale però gli orizzonti si allargano nel tempo, riflettendo sempre più spesso sui grandi temi della vita civile e politica. Come si verifica in tutti i poeti autentici, gli accenti del singolo individuo si fanno voce collettiva di un’umanità e di una natura di cui i versi di Urrasio si fanno interpreti partecipi e solidali. Nella sua poesia non c’è traccia di ottimismo insulso e immotivato, ma consapevolezza del “male di vivere”, affrontato però con animo risoluto, fermo, perseverante. Il suo paesaggio poetico non è per niente idillico o consolatorio: c’è il deserto, ci sono le dune, c’è la terra arida, ossia la fatica e la pena del vivere. Cionondimeno le sofferenze sono accettate con animo virile, accolte e anzi sopportate di buon grado, compensate delle piccole gioie della vita quotidiana. Nei suoi versi serpeggia il dolore, ma non manca mai la consolazione, il peccato convive con la redenzione, la tristezza con la serenità, l’angoscia con la speranza, l’inquietudine con il sollievo, la morte con la rinascita, in un’incessante dialettica di sentimenti contrastanti, sempre intensi, in un’ostinata tensione tra la fuga del tempo e la sua fissazione nella memoria».
Un giudizio che riassume compiutamente l’itinerario poetico di Michele Urrasio, esplicitato dallo scandaglio operato dal professor Luigi Paglia con «quella concentrazione e quella libertà di spirito che sono indispensabili per la lettura approfondita della poesia». «Al di là delle definizioni della tua poesia – il prof. Paglia scrive al poeta – “limpida, musicale, luminosa” (come scrive Bárberi Squarotti), dell’ ”aspetto mansueto delle cose” (come riferisce Battistini), del “divino del pian silenzio verde” (per ricordare un verso molto bello di Carducci), mi pare di intravedere nei tuoi versi un fuoco sotterraneo, una vena dialettica e, vorrei dire, drammatica della vita e della natura che si manifesta nell’ampia costellazione metaforica e lessicale di cui riporto alcuni exempla: “il vagito della luce – il brusio delle tenebre”, “vibra nell’aria” ( che ricorda Leopardi); “lo stupore che si riaccende”; “scoppieranno le spighe”; “il pane lievitato nella notte”; “l’immensità trema”; “il battito inquieto del tempo”; “il brusio del vento”; “il battere del primo volo”; il “fremito del vento”; “un fremito della luce”; il “mormorio del vento”; “il vento torna a curvare/ tralci e rami, strappa al sasso/ lunghi lamenti”; “fremiti remoti”; “rabbrividisce al vento”; “tempesta di foglie”; “vento inquieto”; “ala di tempesta”; “foglia stremata dal vento”. La presenza inquieta e drammatica del vento mi ricorda quella altrettanto rivelativa dei versi di un poeta da me molto amato: Mario Luzi (“Il vento è un’aspra voce”; “il vento tormenta la mimosa”; “il vento agita gli orti risecchiti”).
L’ossimoro, come è stato giustamente notato, mi sembra che sia la cifra stilistica rivelatrice della tua poesia, la coincidentia oppositorum che si intravede sotto la pelle della vita descritta nei tuoi versi.» Al termine dell’incontro, dopo avere letto e interpretato alcune liriche, Michele Urrasio ha ringraziato il dirigente scolastico, professor Bartolomeo Covino, per l’affettuosa ospitalità, le insegnanti per la profondità con cui hanno interpretato i suoi versi e per l’accortezza adoperata per preparare i loro allievi. Ha abbracciato, infine, idealmente tutti gli alunni per la passione e l’entusiasmo, con cui hanno analizzato le poesie prese in esame, e, soprattutto, per avere offerto al poeta l’occasione di rivelarne aspetti inediti, essenziali per la corretta interpretazione dei suoi scritti. Aspetti che, troppo spesso, vengono trascurati da una lettura affrettata e superficiale. La richiesta di un nuovo incontro nel prossimo anno scolastico ha sigillato la certezza che oggi più che mai gli uomini, e i giovani in particolare, hanno bisogno di dare vita ai sogni e ai sentimenti che rendono serena e nobile la nostra vita.

Giucar Marcone



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