GazzettaWeb.info
COLLABORA
corsi
ParlarePubblico
Sei qui: GazzettaWeb
Invia questa pagina ad un amico Versione stampabile

Intervista all'autrice di "POGGIO IMPERIALE ANNO 1759"

Scritto da redazione il 23/11/2012


Intervista all'autrice di

Riportiamo un’intervista fatta alla prof.ssa Antonietta Zangardi autrice del libro: Poggio Imperiale Anno 1759, pubblicato nel mese di maggio 2012 per i tipi delle Edizioni del Poggio. Dopo una attenta lettura le ha rivolto alcune domande un suo ex alunno, il dott. Pasquale Guidone, laureato ed abilitato in Psicologia clinica alla Sapienza di Roma, ha conseguito alla Pontificia Università Gregoriana la Licenza in Filosofia e la Laurea in Teologia morale. Attualmente sta conseguendo il dottorato in Teologia presso l’Università Pontificia “Regina Angelorum” di Roma ed è 1° Maresciallo presso il Ministero della Difesa.


My Prof. Le voglio rivolgere alcune domande sul suo libro.

1. Cosa l'ha spinta, Professoressa Zangardi, a scrivere questo libro su Poggio Imperiale? D'altronde già ne avevamo altri in cartolibreria? (Così credo pensano in molti, anche se la cosa non centra niente)
Nella pagina 92 del libro    non capisco bene se dall'articolo di quel giornalista Ella avesse già appreso la notizia di una nuova data o altro.

R. Non avevo intenzione di scrivere un libro su Poggio Imperiale, anche perché vi sono altre pubblicazioni, che conosco molto bene in quanto in alcune ho collaborato alla stesura e sono stata relatrice nelle presentazioni. Però, nel 2011 si organizzarono a Poggio Imperiale i festeggiamenti per i 250 anni, partendo dal 1761, una data di fondazione superata già dal 1979, quando l’archivista Beniamino Gabriele pubblicò sul giornale “Gargano nuovo” (alle pagine 92 e 96 del mio libro si può vedere una copia del giornale) un articolo su di un documento particolare: la visita pastorale che il vescovo di Lucera, mons. Giuseppe Maria Foschi fece alla chiesa di Poggio Imperiale nella primavera del 1761. Nella copia di questa relazione apprendiamo molte notizie sul nostro paese, anche sugli albanesi che, come meteore passarono nel nostro territorio. Sarebbe bastato far riferimento solo a questo documento e la fantomatica festa poteva essere fatta come anniversario del Patto del Principe con gli albanesi, singolare perché ritroviamo un principe illuminato benevolo e generoso. Avendo insegnato Storia per un trentennio nel nostro paese, sono intervenuta nel dibattito che si era stabilito, facendo riferimento ad un mio articolo sui documenti della nostra storia,    pubblicato su “Capitanata.it”il 3 gennaio 2011.    Non potevo farmi fermare dalla scortesia, che è sempre di casa in chi vuole avere ragione a tutti i costi, e dall’arroganza di chi crede di “fare Storia” pur non possedendone le dovute qualifiche, scambiando la” verità dei documenti” per “zizzania”. Chi mi conosce sa che nelle cose in cui credo sono sempre stata tenace e combattiva, ecco perché ci ho tenuto a precisare che alcuni studi o tesi di laurea erano stati fatti in quanto io personalmente avevo passato l’articolo del dott. Gabriele a don Nannino, nostro compianto Parroco. Malgrado studi e tesi di laurea il documento fu declassato ed ignorato.
Per avvalorare la tesi della fondazione nell’anno 1759, iniziammo la ricerca di altri documenti ma, non potevo assolutamente nascondermi dietro nessuno: toccava a me rispondere agli attacchi del chiacchiericcio pseudo politico di chi pretendeva di sapere tutto e toccava a me quindi scrivere il libro su documenti vecchi e nuovi. Le fruttuose ricerche hanno avvalorato la tesi che gli albanesi, arrivati col famoso patto del Principe Placido Imperiale del 1761, avevano trovato già impiantato un nucleo urbano e che, quindi non sono stati gli artefici della fondazione.
Cosa singolare è che nei documenti da me pubblicati ritroviamo non solo “il principe illuminato, benefattore, nato per il bene del genere umano” ma anche “il feudatario” che doveva trarre profitti dalle sue terre. Non era mia intenzione fare l’apologia del Principe o continuare a scrivere la solita “favola del principe”, ma dovevo descrivere territorio e società dell’epoca attraverso i documenti ricercati negli Archivi. Molto particolari ed interessanti sono i nuovi documenti sulla vicina Lesina.
In quanto poi al fatto che vi sono altre pubblicazioni, è giusto che sia così e penso che bisogna continuare a scrivere in quanto la storia non finisce con gli ultimi documenti studiati. Se ne troviamo altri, utili a modificare o ampliare le nostre conoscenze, ben vengano! Tutti possiamo scrivere e, vista da più angolazioni, la storia si arricchisce a seconda della nostra cultura e della nostra conoscenza, perché quando noi scriviamo vengono fuori subito le nostre abilità costruite con lo studio e l’impegno. Essere appassionati significa innanzitutto studiare. E tu che lavori e studi sai quanti sacrifici comporta questa scelta. In fondo sappiamo che la memoria è una dote, prima di essere il nostro futuro noi siamo il nostro passato, sia come persone che come società.

2. Qual è stato quindi l’obbiettivo prioritario del suo lavoro?
R. Obiettivo prioritario del mio lavoro è stato quello di individuare la data di fondazione di Poggio Imperiale, partendo dalle origini, quindi dall’acquisto del feudo di Lesina nel 1751. Ho riportato il contesto storico in cui si inseriva la fondazione del nostro paese ed ho descritto come era il territorio in quell’anno:
- a Napoli, Carlo III di Borbone e il suo riformismo illuminato;
- a Foggia la ripresa economica e il fervore di ricostruzione nelle attività dopo il terremoto del 1731.
All’atto di compravendita con cui il Ceto dei Creditori dell’A.G.P. cedeva il feudo di Lesina, nell’ambito del quale sorgerà Poggio Imperiale, era allegata la splendida relazione, un apprezzo compilato dal tavolario Donato Gallarano, il 4 ottobre 1730. In essa viene descritto il territorio del feudo e gli abitanti.
Nei nuovi documenti da me pubblicati, il territorio è descritto dal notaio Giuseppe Nicola Ricci di Torremaggiore quando riporta la presa di possesso del feudo da parte di don Baldassarre Stabile, governatore generale rappresentante del Principe.    Partire da due documenti che descrivono il territorio, uno già conosciuto e studiato (la perizia Gallarano), l’altro un nuovo documento (la presa di possesso del Governatore Generale) significa immettersi nel vivo della storia. E poi sappiamo che nella Storia un    anno non vale l’altro e anche solo due anni sono importanti, e    gli albanesi non c’entrano nulla con la fondazione di Poggio Imperiale, non lo dico io, ma i documenti. Nel 1759 Carlo III di Borbone lasciò Napoli per la Spagna ed il potere passò al figlio, troppo piccolo per governare. Quante cose cambiarono in due anni!!! Bisognerebbe armarsi di umiltà e saper dire di aver preso un abbaglio e farsi promotore di una rettifica!

3. Mi incuriosisce, Professoressa, il fatto che in merito al cognome Imperiale lei abbia optato per Imperiale in luogo di Imperiali ..., lo ha dedotto in base al numero di volte in cui compare maggiormente Imperiale rispetto ad Imperiali?
E che dire, come Lei sostiene, che dalla firma dello stesso principe compare "i"? Non è forse più rilevante la "i"?

R. I documenti riportano indifferentemente sia Imperiale che Imperiali. Nella firma del Principe leggiamo “Imperiali”, ma il    nostro paese è “Poggio Imperiale”, quindi ho concluso con un discorso grammaticale, in quanto essendo il sostantivo “poggio” maschile singolare, era ovvio concordarlo con “ Imperiale”.


4. Cosa emerge dunque dai settantadue nuovi documenti?

R.    Secondo i settantadue nuovi documenti d’archivio studiati nella pubblicazione si ribadisce l’anno fondamentale per la storia di Poggio Imperiale, il 1759, quando, insieme alle “caselle” si costruì la Chiesa ad opera dei mastri    foggiani Leonardo e Francesco Saverio Romito, famosi per aver ricostruito Palazzo Dogana a Foggia, oggi sede della Provincia.
Avevo già da parecchi anni una copia del documento di Antonio Scarella richiesta all’Archivio di Stato di Napoli, secondo il quale il Principe era nel nostro territorio nella S. Pasqua del 1759. Poi la ricerca di archivio ha fatto il resto. Ci si fa prendere dalla novità dei documenti e ci si “ammala” di ricerca. Auguro a tutti i giovani di essere infettati da questa “malattia” della ricerca storica. Ti puoi spiegare anche il perché ho voluto inserire nella pubblicazione la tecnica che ho seguito nel “fare ricerca”. Invito i giovani ad amare gli Archivi e a rispettarli, perché non si deve mai fare ricerca saccheggiando la memoria storica.


5. Il libro, nella sua esposizione, e nel primo impatto di lettura sembra avere un carattere esortativo a prendere coscienza della correttezza delle informazioni. Ritengo la cosa utile e doverosa giacché si tratta del nostro paese ed anche per un atto di carità nei confronti del pubblico, dei posteri e in onore della storia. Ma Ella cosa si aspetterebbe dai lettori del nostro amato paese?

Prima di tutto mi aspetterei che prendessero coscienza del nostro passato e si organizzassero a ripulire il paese dai “falsi della storia”, cioè da quei messaggi fuorvianti come:
- il cartellone nella Chiesa che illustra la storia, scritta da chi non ha avuto l’umiltà di chiederne le vere notizie o di leggere le pubblicazioni scientifiche;
- rimuovere il cippo in via Foggia, o almeno modificarlo sottolineando che la data del 18 gennaio 1761 si riferisce al Patto che il Principe stipulò con gli Albanesi ed i 250 anni si riferiscono a questo avvenimento storico, che poche ripercussioni ebbe per la storia della nostra comunità ;
- aggiungere alla via 18 gennaio la dicitura “patto con gli albanesi”;
- ricordare le date fondamentali della nostra storia nella toponomastica;
- dedicare una via, perché no, al Principe Placido Imperiale.
Devi sapere che alcune vie storiche sono state ripristinate nel 1993 dietro mia specifica sollecitazione.    
I documenti studiati nel mio lavoro ci descrivono come e chi eravamo e noi dobbiamo avere il coraggio di ricordarlo per non perdere di vista le qualità dei nostri antenati e bisogna farlo ora, proprio in questo momento storico che vive di rimozioni, perché non possiamo sederci sul nostro passato senza comprenderlo e senza ritrovare le giuste motivazioni per organizzare il nostro futuro.
Nel mio libro rendo protagonisti assieme al Principe anche tutte le maestranze, che, con le loro opere e la loro attività, hanno permesso la formazione della colonia agricola.
Il personaggio – chiave del nostro lavoro è senz’altro il principe di Sant’Angelo, che con la sua formazione umana e culturale ed il suo spirito pragmatico ha voluto mettere in atto ciò che a Napoli era in teoria, cioè la formazione di una colonia agricola che rispecchiasse i canoni e le teorie economiche proprie dell’illuminismo.
Ma ho voluto presentare tutti i protagonisti della piramide feudale formata da pochi patrizi, agenti feudali, notai, governatori generali ( i documenti ci presentano le nomine di quattro governatori dal 1751 al 1765, anni della nostra ricerca, aventi facoltà di amministrare la giustizia col potere di vita e di morte sui sudditi, “mero mixtoque imperio et potestate gladii” ).
Alla base della piramide la massa di lavoratori che chiedevano lavoro ed elemosinavano diritti, una microstoria silenziosa, artefice della fondazione di Poggio Imperiale e che nella foga del racconto storico spesso dimentichiamo di presentare.

6. Mi incuriosisce anche sapere come ha fatto a raccogliere così tante notizie quali fonti dirette delle fasi di inizio della fondazione. Credo sia stato “un lavorone”. Sarebbe gratificante sapere quali azioni ha compiuto, dove si è recata, come si è mossa, insomma. Perché ritengo che solo un atto di amore verso il suo paese, di carità verso i suoi compaesani e di precisione verso i dati storici la possano aver stimolata! Insomma io ritengo che Ella vada ringraziata giacché ha fornito a tutti la possibilità di avere sottomano le citazioni sulle nostre origini e non è poco e credo che anche altri dovrebbero ringraziarla. La cosa andrebbe "immortalata" istituzionalmente dal Comune del paese e non so come ... e resa pubblica ad ogni costo.

Ti ringrazio per la comprensione. Il lavoro è stato oneroso, pensa che non ho pubblicato tutti i documenti in mio possesso. La ricerca è stata effettuata negli archivi di Stato: nell’Archivio di Stato di Napoli, in quello Notarile e in quello Storico del Banco di Napoli. Poi nella sezione dell’archivio di Stato a Lucera. Nel mio libro faccio riferimento a tutti gli archivi visitati e nelle prime pagine ringrazio i miei collaboratori, anche perché non potevo affrontare da sola una ricerca così variegata. I documenti sono stati da me trascritti e commentati uno per uno in uno studio analitico e di comparazione. Il lavoro di ricerca è durato un anno e mezzo, senza contare i documenti che avevo studiato in precedenza, per passione.
Sono stati preferiti i documenti d’archivio, anche se non disdegno le biblioteche che sono luoghi di ricerca e di cultura di cui non possiamo fare a meno. Ho voluto pubblicare la trascrizione dei documenti perché il lettore potesse leggere gli avvenimenti dalle fonti dirette e nello stesso tempo fornire ai giovani ricercatori il materiale per le loro ricerche.
Conoscere da dove veniamo e chi eravamo è un modo per migliorare la nostra vita.
Questa pubblicazione, non mi vergogno di dire, è un atto d’amore verso un paese che sta andando alla deriva ed è votato al degrado. Ecco perché gli Archivi storici ci sono serviti per sottolineare l’importanza di essere cittadini di un paese le cui origini e la cui storia è legata a quella di tanti paesi del circondario e i cui primi abitanti portavano cultura, modi di pensare e di agire diversi, eppure stavano insieme, si aiutavano e si organizzavano. La maggior parte delle maestranze e degli affittuari per “disboscare e smacchiare” il territorio erano di S. Severo, e la “Valle di S. Severo” nella posta di “tre valli” era il luogo dove poi sarebbe sorta Poggio Imperiale.
Ricordare le qualità dei nostri antenati significa ripartire e riacquistare ciò che abbiamo perduto col passare del tempo.

Il suo lavoro, prof.ssa Zangardi, è diventato punto di partenza imprescindibile per ogni futura ricerca su Poggio Imperiale e modello da imitare per fare ricerca storica. In realtà anche io sono appassionato di storia ed ho in mente un metodo - per ora tutto mio - con cui procedere che non trascura ovviamente le fonti ma che tiene anche conto della centralità dell’uomo con tutte le sue dimensioni, opportunità questa che anche la S.V. ha ribadito a pag. 34 del suo testo.
Infatti Ella ha accennato oltre alle vicende storiche, anche alla possibile personalità del principe Imperiale come si andava esprimendo negli affari amministrativi della nostra terra e non ha dimenticato neppure la popolazione generale, i campagnoli che si rivolgevano al principe con “suppliche” per ottenere favori economici. Questo mi fa pensare a un collegamento con le nostre abitudini ormai tramontate di rivolgerci a signori benestanti o laureati di Poggio Imperiale anteponendo il “don” davanti al nome. Oggi un medico non è più un giudice insindacabile che cura poveri ignoranti; egli invece è uno dei tanti professionisti; oggi il medico o l’avvocato o il professore sono contestati nelle loro decisioni se non trasparenti con l’appellarsi ai propri diritti da parte del paziente, del cliente o dello studente, e, con le conoscenze adeguate anche di altre discipline, si può controllare/criticare la posizione e l’operato del medico o di altre persone un tempo considerate “signori” verso le quali ci si rivolgeva con il “don”.

Tra i vari interessi che coltivo da anni, mi è sempre piaciuto studiare tutto quanto è occorso da Adamo ed Eva (o dalla preistoria), ai giorni nostri, fino alle origini di Poggio Imperiale. Come lei dice, noi siamo prima di tutto il nostro passato. Io considero infatti la conoscenza storica e quella del mio paese in particolare quasi un altro tipo di “utero materno” in cui sono stato concepito, che mi restituisce la conoscenza delle mie radici e pertanto parte della mia identità.
In questo senso il suo libro rappresenta per me un primo “anello” di concatenazione tra il passato e il mio presente, giacché ho in mente di coltivare proprio l’acquisizione di una conoscenza storica di questo tipo cioè di una conoscenza che tenga conto non solo ad esempio di avvenimenti come le guerre mondiali ma anche del modo in cui tra le due grandi guerre si è sviluppata la filosofia dell’esistenzialismo con grandi personaggi quali Heideger, Sartre, ecc. Per cui è necessario dare uno sguardo all’arte del tempo, alle opere letterarie, ai monumenti, alle testimonianze di ogni genere. Cercare anche per esempio di inquadrare il temperamento di Hitler attraverso le fasi decisionali che determinarono lo scatenamento della seconda guerra, ecc. ecc..
Ella con il suo libro mi è venuta incontro donandomi un anello mancante al processo di ricostruzione storica che sto tentando più prossimo al mio ambiente, quello del mio paese, per questo la ringrazio.
La studio della storia non deve essere per così dire “statico” cioè mera ripetizione di eventi, di date senza poi avere la capacità e la gioia di intuire i collegamenti con le opere letterarie, il pensiero, le ideologie e perfino fare una critica storica. Credo.

Ti devo ringraziare per la passione che hai profuso nella lettura della mia pubblicazione: “Poggio Imperiale Anno 1759”. Voglio ricordare la casa editrice “Edizioni del Poggio”, sita a Poggio Imperiale e voglio ringraziare anche l’editore Giuseppe Tozzi che ha creduto nel lavoro svolto e mi ha incoraggiato nei momenti più faticosi. Voglio ribadire che bisogna sempre mettere a disposizione della comunità i propri studi. Nel mio libro invito i giovani a studiare e sono contenta che persone come te che con tenacia si impegnano e mettono in atto questo consiglio. In trentotto anni di insegnamento, di cui trenta nel mio paese, posso orgogliosamente affermare che ho tanti ex alunni lettori e studiosi che lavorano e sono ben inseriti nella nostra società, (certo qualcuno mi sarà pur “venuto male”, purtroppo). A questo proposito voglio ringraziare anche il giovane professore, mio ex alunno, esperto e studioso della storia del nostro territorio, Salvatore Primiano Cavallo, il quale vanta numerose pubblicazioni specialmente sulla sua Lesina, che in una sua mail mi ringrazia per aver posto fine “alla bagarre piena di insipienti toni campanilistici”, lo ringrazio per aver apprezzato il mio lavoro d’archivio, (e lui è un esperto di archivi)    dove i documenti fanno la storia e non le opinioni. Il guaio del nostro paese è che abbiamo ipotecato il futuro permettendo a tanti giovani di andar via, ma è il destino di tutti i piccoli paesi del sud Italia. Le nuove tecnologie ci permettono di restare in contatto e comunicare le nostre conoscenze e i nostri studi.
A te Lino, auguro di attuare i tuoi progetti di vita e di essere sempre orgoglioso delle tue radici. Ho risposto con piacere alle tue domande. Spero d’essere stata esaustiva. Sentirsi “terranovesi” deve essere sempre un onore, pur riconoscendo i limiti e gli errori che, come persone umane possiamo commettere. Ritrovare le proprie radici significa, però rispettare sempre quelle degli altri.
Dopo il dottorato, ad maiora nunc et semper!!!

A Pasquale Guidone da Antonietta Zangardi


Gazzetta Web