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KARL DOENITZ, GRAND’AMMIRAGLIO TEDESCO. ANGELO PARONA, AMMIRAGLIO ITALIANO

Scritto da antonietta pistone il 23/11/2016


KARL DOENITZ, GRAND’AMMIRAGLIO TEDESCO. ANGELO PARONA, AMMIRAGLIO ITALIANO

Breve storia di due uomini di mare
Parona entra nella storia della Maddalena

di Giovanni Presutti

Karl Doenitz, ammiraglio tedesco (1891-1980). Entrato in marina nel 1910, dopo essere stato comandante di sommergibili durante la prima guerra mondiale e comandante di incrociatore, nel 1935 fu preposto alla ricostruita flotta subacquea del Reich. Continuò a spingere per la costruzione di altri U-Boot e per il loro sviluppo tecnologico.
         Nella seconda guerra mondiale fu primo e maggiore responsabile dell’organizzazione offensiva dei sommergibili contro la flotta mercantile alleata. Combatté con gli U-Boot La Battaglia dell’Atlantico e tentò di assediare il Regno Unito bloccando i convogli navali carichi di rifornimento che giungevano dagli Stati Uniti. Per benemerenze acquisite, il 30 gennaio 1943 fu nominato grand’ammiraglio e comandante supremo della flotta in sostituzione di Erich Raeder. Le speranze di ripresa dell’offensiva sottomarina, cui quella nomina sembrava preludere, andarono completamente deluse nei mesi successivi, grazie ai nuovi sistemi di lotta antisommergibile adottati dagli Alleati.
         Nazista convinto, Doenitz conservò tuttavia la fiducia di Hitler che, nell’imminenza della catastrofe, lo designò come suo successore. Dopo che Hitler il 30 Aprile 1945 si suicidò, il 1° maggio a Flensburg, Doenitz assunse i poteri di Capo dello Stato e del Governo del Reich divenendo l’ultimo condottiero della Germania nazista. Il 7 maggio successivo, costretto a capitolare, trattò la resa finale dell’8 maggio e governò fino al suo arresto per ordine degli Alleati. Fu processato come criminale di guerra e condannato il 1° ottobre 1946 a dieci anni di reclusione.
         Da grand’ammiraglio, Doenitz fece una visita alla base atlantica italiana Betasom, di cui il contrammiraglio Angelo Parona era comandante. Il destino volle che l’ammiraglio Parona in qualche modo rimanesse legato alla storia della Maddalena. Una prima volta quando, sotto il suo comando, l’eroico comandante del sommergibile Calvi, il maddalenino Primo Longobardo, ebbe l’ordine di compiere la missione che lo vide immolare con la sua unità la notte del 14 luglio 1942, sotto le stelle dei Tropici. Una seconda volta quando, dopo aver comandato per 13 mesi le forze subacquee italiane in Atlantico, col grado di ammiraglio di divisione passò al comando della 3^ divisione incrociatori rimasta a Messina. In seguito all’iniziativa offensiva aerea, contro i nostri porti, da parte degli anglo-americani sbarcati nel Nord Africa, il gruppo “Gorizia” (Gorizia e Trieste, della 3^ Div. Nav.) si trasferì nelle acque dell’arcipelago della Maddalena con il Gorizia nella baia di Porto Palma (Caprera) e il Trieste nella rada di Mezzo Schifo, tra La Maddalena e Palau. In questi specchi d’acqua, il 10 aprile 1943 alle 13,45 i due incrociatori furono colpiti di sorpresa da 32 bombardieri quadrimotori degli Alleati, che provocarono molti morti e feriti. Il Trieste, colpito da numerose bombe che lo devastarono affondò alle 16.13, rovesciandosi sul lato dritto. Nel dopoguerra lo scafo fu recuperato, rimorchiato alla Spezia e demolito. il Gorizia, benché gravemente danneggiato, poté lasciare La Maddalena per La Spezia dove finì i suoi giorni. Mentre il Bolzano scampò alla tragedia perché si trovava alla Spezia per lavori di manutenzione.
         Il 2 maggio 1943, l’ammiraglio Parona indirizzò una commovente lettera a Capo Filippo Impagliazzo, custode di casa Garibaldi e annesso Museo Garibaldino a Caprera, rammaricandosi per la dolorosa perdita delle sue belle navi. Lo ringraziò per le molte cortesie da lui ricevute nel periodo della permanenza alla Maddalena, non mancò di accennare alla sua simpatica compagnia ed alle belle passeggiate venatorie fatte a Caprera.
                            

Considerazioni

La storiografia italiana del Novecento, relativa agli avvenimenti di guerra, compreso il periodo ante e postbellico, non riporta, per comprensibili motivi, una infinità di rivoli di storia minore, apparentemente meno importanti e quindi sottaciuti. I rivoli dispersi, contenendo anche significativi aneddoti e il modus vivendi relativi al periodo trattato dalla storiografia, se uniti a questa offrirebbero una più completa conoscenza della Storia e quindi la possibilità di una disamina critica più aderente alla realtà degli avvenimenti.
        Una parte di quella storia minore, ignorata dalla storiografia, è presente nella memoria dei rimanenti pochi vecchi che la tramandano oralmente. Altra parte è contenuta su sgualciti diari, in attesa di essere divulgati, giacenti senza speranza in cassetti di mobili antichi.
         Se i vecchi non raccontano più perché molti giovani di oggi non vogliono o non sanno ascoltare, il silenzio dei vegliardi cancella un prezioso patrimonio di storia e di esperienze fatte da nonni e bisnonni delle recenti generazioni.            

                                                                                                    





    


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