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L’UNIVERSO POETICO DI MICHELE URRASIO

Scritto da redazione il 2/7/2010


L’UNIVERSO POETICO DI MICHELE URRASIO

Affrontare un poeta, leggerlo, discuterlo, è come affrontare se stessi, il proprio tempo e il proprio cammino.
Per me, con il mio essere vivente e con la mia struttura metafisica.
Michele Urrasio è uno scrittore a me congeniale. In passato ho letto alcuni suoi libri e oggi analizzo il pensiero e le percezioni del nuovo volume Le radici del sentimento (Foggia, Bastogi Editore, 2010), una poetica essenziale, radicata nell’essere senza tempo e nei luoghi dove egli è nato e vive, con il bagaglio della propria cultura ed esperienza di vita. Ognuno di noi ha un personale iter esistenziale. Chi va spedito e chi, invece, procede lentamente, soffrendo, indagando il proprio destino di uomo e di artista.
Michele Urrasio è qui con noi e cammina ed è un bellissimo cammino. Certo, ha ricercato, pensato, lavorato; è salito e sale sulla “Montagna delle sette balze” (Ricordate?) ma volontà, tenacia e cultura lo accompagnano.
Il poeta vive la Storia singola e collettiva, accelera il futuro; qualcuno ha detto «la vita è una filosofia», quella personale è un frammento eppure è storia.
Ogni composizione poetica di Urrasio porta in sé le domande spirituali, il concetto di un Ente Supremo e l’enigma dell’umanità che vuole la luce ma non riesce quasi mai a trovarla veramente. Ogni poesia di Michele Urrasio è un confronto fra sé, la propria fenomenologia e l’Immenso, tra la propria sofferenza e la pace, la serenità; tra il rumore e il silenzio. Ogni parole è questo richiamo, questa eco che naviga negli spazi eterni, quello che viviamo, in certi momenti, è solo un’immagine di ciò che vorremmo possedere.
Che cosa illumina lo scrittore?
Un volto di donna, il suo sorriso, la sua mano leggera che ci accarezza.
La sua parola è limpida, anche se contiene il dolore del tempo.
Più parole si fanno verso, il verso aforisma:
«Nell’enigma del grande mistero»
«Ho imparato ad amare il sogno»
«Ma l’Universo dove respiriamo a fatica reclama la speranza»
«Custodi della nostra odissea,/ le pietre che strappammo/ alla terra per rivestirle di luce».

Scritto da: Silvana Folliero


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