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L’Utopia di Bloch e il principio speranza

Scritto da antonietta pistone il 8/6/2019


L’Utopia di Bloch e il principio speranza

Si deve a Bloch (1885-1977) la ripresa di un pensiero forte, dopo l'oblio degli ideali della Rivoluzione francese seguito all'insediarsi della restaurazione in Europa, al fallimento delle rivoluzioni borghesi del 1848 e all'avvento dei regimi totalitari agli inizi del '900. Vissuto in anni difficili, contrassegnati da due conflitti mondiali di inaudite proporzioni, Bloch ebbe la forza di costruire un pensiero centrato sulla speranza. Colse all'interno del marxismo quegli elementi dinamici e originali che lo conducevano a rinnovarsi, a intercettare il respiro di un mondo proiettato in avanti, in marcia verso, e oltre, il socialismo, in vista di una umanità non più alienata, ma realizzata nella sua identità. Il comunismo di Bloch si nutre di speranza di liberazione degli oppressi e di restituzione dell'uomo a se stesso; è sostanziato di elementi messianici; richiama la Bibbia dei profeti e dei poveri; ricorda il comunismo delle comunità cristiane delle origini. (quarta di copertina)


L’ultimo lavoro di Biagio Di Iasio, edito qualche mese fa da Andrea Pacilli, per la collana di Filosofia e Scienze Economiche Dianoia, è dedicato ad Ernst Bloch, e alla sua filosofia della speranza, tra utopia e realtà.

Il filosofo e scrittore manfredoniano, già docente di storia e filosofia nei licei, e successivamente dirigente scolastico, non è nuovo a queste escursioni letterarie di sapore filosofico, avendo già trattato autori come Teilhard de Chardin, Maria Zambrano e Luigi Pareyson, noti per i temi della fede e della speranza.

Gli studi del nostro autore, sono così orientati a recuperare uno squarcio di futuro laddove l’esistenzialismo filosofico del Novecento aveva lasciato soltanto le ceneri dell’angoscia e della disperazione.

Dopo aver preso atto che l’uomo del post moderno è irrimediabilmente solo con se stesso, la filosofia della speranza va, invece, alla riscoperta dell’aspetto comunitario del vivere. E dove esiste una comunità, vi sono anche la condivisione, il dialogo, la comunicazione che si fanno comunione all’altro e all’alto, nell’aspirazione alla trascendenza.

Una delle dimensioni di questa filosofia della speranza è proprio l’utopia che si presenta, nel lavoro di Bloch, come anticipazione di un futuro ancora possibile, in cui l’umano emerga nella sua grandezza e imperfezione del non ancora realizzato e compiuto.

Ernst Bloch è autore del Principio Speranza, lavoro scritto e pubblicato negli anni che vanno dal 1938 al 1947. Il contenuto teorico di questo testo avrebbe poi avuto ricadute importanti sulla teologia della speranza del teologo protestante Jurgen Moltmann, alimentando quella fede nella resurrezione dei figli di Dio che è parte fondamentale della teologia del Concilio Vaticano II di Papa Giovanni XXIII.

In Bloch, il regno dell’utopia e della possibilità, come scenari effettivi dell’esistenzialismo filosofico della scelta possibile, diventano anche l’espressione della ricerca della bellezza nell’arte, nella narrazione storica del proprio sé e del sé collettivo, e nella valorizzazione della spiritualità religiosa, come elemento della trascendenza dell’umano in quanto tale.

Qui si innesta anche il sapore messianico della scelta politica di Bloch, che vede nel comunismo la possibilità di pensare, immaginare e progettare un futuro utopico, ma possibile, del non ancora, in cui l’attesa di un mondo migliore coincida con la forma economica dell’abolizione della proprietà privata, per adempiere al compito di attuare quella giustizia distributiva, che vede, come dall’inizio dei tempi, tutti padroni di tutto, in quanto fratelli.

La collettivizzazione della proprietà privata, e la condivisione fraterna dei beni messi in comune, rende possibile l’eliminazione dell’ingiustizia sociale, di tipo economico, sulla scia del pensiero di Rousseau.

L’utopia politica e sociale diventa così una dimensione imprescindibile dell’umano, capace di creare sintesi di riguardo sotto il profilo della fede, ma anche dal punto di vista del pensatore laico.

Come dire che l’utopia è una forza che genera speranza nell’uomo di fede, ma anche nel laico. Ed è, perciò, la speranza una cifra indispensabile al pensiero filosofico post contemporaneo, che viene condivisa anche con il mondo religioso, ma che non appartiene di diritto soltanto a quel mondo, in via esclusiva.

Nella ricerca della dimensione umana di questa speranza, Bloch va ad indagare gli aspetti della letteratura popolare, dalla poesia alla narrativa, scorgendo, in particolar modo, nella fiaba, o favola, piuttosto che nel mito, quella spinta propulsiva in avanti, che alimenta il principio della speranza stessa dell’umanità.

La favola è un movimento progressivo verso la salvezza, il culmine della narrazione, che coincide, generalmente, con il lieto fine. A questo finale concorrono il movimento, come spostamento effettivo, la fame come prospettiva ante litteram del futuro possibile, la fatica e le prove cui è sottoposto il protagonista, eroe della narrazione.

L’autore di Iasio accosta, poi, il pensiero di Bloch alla rivoluzione delle masse contadine di Muntzer, il quale utilizzò la teologia protestante luterana per muovere gli animi del popolo, spronandoli alla rivoluzione sociale.

Qui il messianismo religioso non ha più confini. Anche la teologia cattolica si prende cura del povero e del più debole in un’escatologia di salvezza, che porterà poi la classe oppressa a vincere su quella del privilegio e della casta.

L’uguaglianza, che poi è diventata un mito dello stato laico e moderno, che vuole tutti i cittadini uguali davanti alla legge, deve prendere, così, in considerazione la differenza sostanziale, di valore e di significato, del furto commesso da chi è povero, e ha fame, ed è costretto a vivere nell’indigenza, per separarlo nel suo contenuto dalla medesima azione quando essa sia compiuta dal ricco benestante, che ruba per noia, per avidità, o semplicemente per mettersi in mostra agli occhi degli altri.

In ogni caso, l’utopia, che è speranza di un mondo migliore, di un non ancora, sempre possibile, rimane il principio cardine di una nuova filosofia, che si voglia presentare anche come un nuovo umanesimo dello spirito e dell’umanità. In questo consiste la grandezza del pensatore Bloch, che riesce a realizzare una sintesi invidiabile tra pensiero filosofico, spiritualità religiosa, ideale sociale e scelta politica.


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