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L’ineluttabile Destino dello Scarabeo Stercorario

Scritto da antonietta pistone il 17/11/2017


L’ineluttabile Destino dello Scarabeo Stercorario

di Antonietta Pistone

Ernesto è un impresario di pompe funebri. È sposato con Lucilla, che fa la casalinga, e che è spesso annoiata dalla banale esistenza quotidiana sua e del marito. Non hanno figli, e lei gli attribuisce la responsabilità di non averne adottati, perché Ernesto non ha voluto iniziare le pratiche. Nonostante tutto, sembra che si amino, e riescono a superare, insieme, lo squallore delle loro comunissime esistenze.

Gennaro Baldazzi lavora da quarant’anni in un’azienda che sta praticando il taglio del personale per la crisi, assumendo giovani senza contratto e a tempo determinato, perché meno onerosi e più efficienti. La sua difesa del posto di lavoro è strenua, e lo spinge ad indagare gli intimi particolari della viziosa esistenza privata del Direttore delle risorse umane, il Dottor Pecorelli, uomo sposato e con figli, ma pedofilo conclamato, che intrattiene rapporti con giovani adolescenti di tredici anni. Le minacce fatte a quest’ultimo, di rendere pubblico il suo torbido privato, saranno la sua mossa vincente per garantirsi il diritto alla pensione, che era stato precedentemente messo in discussione.

Enrico Beretti, Saverio per il film che sta interpretando, è nella vita un padre provato dalla perdita di un figlio ineccepibile, morto tragicamente, perché investito da un’auto, guidata da un uomo ubriaco. Con suo figlio, studioso e diligente, aveva uno splendido rapporto, ormai rimpianto. Tutt’altra cosa rispetto al padre interpretato nella finzione scenografica con suo figlio Fausto, un buono a nulla, la cui sorte Enrico avrebbe volentieri scambiato con quella del suo figlio naturale. Fausto era difatti, nella realtà, un bell’adone, vuoto ed effimero, che si gloriava con le ragazzine, che lo adoravano per la sua avvenenza. A volte la vita è così ingiusta! E i pensieri umani così meschini!

Solitudini che non si toccano e non si incontrano. Queste sono le vite di Irene e di Paolo. Irene gira nel supermercato, in uno squallido sabato sera, dopo essere stata scaricata ancora una volta dall’uomo che ama. Lei, l’altra, l’amante, eterna seconda, perché il weekend è tutto per la famiglia, e per la iena, la prima, la moglie. Paolo gira nello stesso supermercato, lo stesso sabato sera. Si trova lì perché ha voluto tornare nel luogo in cui faceva sempre la provvista settimanale con sua moglie. Lo ha fatto inconsapevolmente, perché Laura è morta in un incidente aereo, in uno dei suoi numerosi viaggi, intrapresi per fare carriera. Per i suoi sogni gli aveva anche chiesto di rinunciare ai figli. E lui aveva acconsentito bonariamente. Adesso si domandava come sarebbe stata la loro vita se quei figli fossero arrivati. Probabilmente Laura non avrebbe mai preso quell’aereo. E non sarebbe morta. Irene e Paolo concludono la loro spesa afferrando l’ultimo barattolo di pomodori secchi in offerta, rimasto sullo scaffale. Ma non si tratta dello stesso barattolo. Irene è a Milano. Paolo a Bari.

Modella 85 e Alternativo 82 sono entrambi sulla tastiera e chattano insieme giungendo ad essere quello che non sono, e soprattutto senza sapere che abitano nello stesso palazzo e che si trovano reciprocamente disgustosi, quando si incontrano. Proprio come avviene spesso, nel mondo in cui viviamo, comunicando in chat, senza intrattenere alcun rapporto faccia a faccia.

Cinque brevi narrazioni, condensate nello spazio sottile di circa novanta pagine, in cui Antonello Marchitelli (1) racconta la banale esistenza quotidiana con il suo pesante fardello di dolore, sofferenza, ambiguità, vizi, che caratterizzano l’umano universo esistenziale, talvolta complicando i rapporti e le relazioni individuali e collettive degli attori, talaltra orientando il cammino, proprio come fa lo strano insetto del titolo, di cui peraltro non vi è traccia nella narrazione.

Lo scarabeo stercorario utilizza lo sterco, di cui si nutre, per conservare il cibo, le sue uova, e per spostarsi nello spazio attorno, seguendo, istintivamente, la luce della Via Lattea. L’insetto, che produce palline di sterco, sulle quali passeggia tranquillamente, portandosi dietro il suo fardello, è un po’ la metafora di chi vive un momento di grandi difficoltà, e che, piuttosto che lasciarsi schiacciare dal loro peso, si lascia guidare dai problemi, cercando di risolverli, uscendo dal tunnel e dal buio esistenziale, per approdare, finalmente, alla luce della loro risoluzione, sia sul piano personale-individuale che su quello sociale-collettivo.

La figura dell’insetto ripugnante, richiamato nel titolo dell’agile libretto, è anche una metafora della vita stessa, molto più spesso legata agli istinti squallidi, e alle vicende dolorose, che alle nobili virtù e allo splendore della felicità, cui pure tutti doverosamente e naturalmente dovremmo aspirare per vivere le nostre vite. Perché di sterco in giro ce n’è tanto. L’importante è non farsi travolgere e coprire.


(1) Antonello Marchitelli è nato a Bari, dove vive e lavora come Ispettore Liquidatore per un importante gruppo assicurativo. In veste di narratore è autore dei libri Cappuccetto Rozzo (WIP Edizioni, Bari, 1999), O forse no (WIP Edizioni, Bari, 2005), La Rimpatriata (WIP Edizioni, Bari, 2006), Tre metri sopra il palo (WIP Edizioni, Bari, 2008), Da un giorno all’altro (WIP Edizioni, Bari, 2009), Gillo Armadillo(WIP Edizioni, Bari, 2012), Un Futuro Radioso (WIP Edizioni, Bari, 2015), L’Ineluttabile Destino dello Scarabeo Stercorario (WIP Edizioni, Bari, 2017).


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