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L’uomo e la coscienza

Scritto da redazione il 6/2/2012


L’uomo e la coscienza

Guida all’uso

Si badi, in guida all’uso è indicato l’uso nel senso di usus, di quell’istituzione romana che si svolgeva non in opposizione, ma in sostituzione del matrimonio convenzionale. Ci si trovava sposati de facto e de iure dopo un anno di convivenza senza il fasto del matrimonio classicamente considerato con i suoi imeneici festeggiamenti. Del resto, della mater del matrimonio non escludeva nulla, essendo la fertilità fondamentale nell’unione come la filiazione.
Così, questo è un principiamento in cui a essere sposata è la filosofia senza i fasti e i colori del saggio tradizionalmente inteso con pochissimo uso della tradizione, il fasto degli imenei frastornanti, la citazione diretta. Allora, un principiamento non aneddotico di filosofia teoretica. Teoresi nel senso della “viva” speculazione e non della theoria o muta contemplazione, non aneddotica come rinuncia al rifacimento e all’erudizione collaterale. Pensieri liberi sono e restano.
Buona lettura.    


L’uomo e la coscienza
Capitolo Introduttivo

Ridurre sé a se stessi. Captare l’arcano, sottile bisogno dell’alterità è passo che segue allo sconfinato subbuglio della scoperta di una necessità, nient’altro che il naturale possesso della limitatezza e incompiutezza dell’essente uomo. Io dico di essere soprattutto coscienza a sé, cioè a me nel fatto cristallino dell’esistenza. Provare a forzare la definizione di coscienza nel terreno della prossimità alla cieca vita monadica è cosa che sconvolge per assurdità e portata. È come se un cieco dicesse di comprendere bene il significato dei colori. “Io vedo l’azzurro”, dice il non vedente, “guardo il mare sconfinato ed aperto”, direbbe giusto se fosse solo una questione proposizionale perché è esatta la frase, ma non sarebbe vera e difatti è ingiusto affermare dove l’affermazione non ha validità che per se stessi. Se il cieco dice azzurro, quell’azzurro non sarà il mio o il nostro o qualcosa in cui vale l’approssimazione o la portata della prospettiva multipla. La prospettiva multipla ha la collateralità di non essere perfetta, fatta di tutte le coscienze che intervengono nel disegno della sua significazione, è propria di prossimità, un’astrazione non geometrica o matematica, ma astrazione multi percettiva, fatta di una molteplicità costitutiva. La coscienza è sempre approssimazione di coscienze in una distesa intersoggettività cronica che ha il pregio di essere sovra individuale e fondante una soggettività estesa, molteplice, una convergenza de facto di una rete neuronale allargata. La simbiosi neuronale è il primo passo per una riuscita astrazione. Il concetto di astrazione è una regola labile che vive di continuità percettiva, di una valutazione in divenire di elementi simili per affinità di forma, colore, qualità, odore, sapore, densità, proporzione, continuità, discontinuità, e tutto appiattito della particolarità, come una sottrazione, a tutti i nostri elementi percettivi viene tolto il più, ciò che stona, la cresta dell’onda sopra il livello del mare. Una livella invisibile interviene a sistemare ogni eccesso o difetto per produrre, non dico creare, degli stampi. Le idee sono le terrecotte di questi stampi. Idea ha in sé tutta la portata della sua origine greca e, in quel del perfetto verbale da cui deriva, porta seco il significato di già visto, come sperimentato già, conosciuto, participio di conoscere che arreca una temporalità anteriore ad un fatto, antefatto che svolge la propria natura nel dato. Qui non interessa tanto la polemica empirista sulla natura di questi dati già presi, se cioè, ciò su cui ragioniamo sia o meno dovuto interamente all’esperienza e nemmeno valutare il completo rapporto idealistico che la portata di queste affermazioni può avere. Il dato sconvolgente è che un’idea non precede l’agire della coscienza o la vita stessa per quanto primitiva. Qual è allora il punto zero della coscienza? Esiste un gruppo di nozioni che possediamo biologicamente o iperuranicamente? O tutto eccede la coscienza o nulla eccede la coscienza? Questo può essere? Può essere che qualcosa preceda la coscienza? O meglio, può essere che qualcosa parta con la coscienza? Sì, solo un’altra coscienza. E cosa eccede? Tutto e niente perché siamo coscienza di coscienze. La vita di coscienza è vita di coscienze e l’idea è libera o coatta a seconda che si tratti di un’intuizione o di un apprendimento, ma sempre nel limite della libertà costitutiva della vita di coscienza stessa. Vive oltre se stessa la coscienza che intenziona il mondo e vive oltre se stessa la coscienza che è intenzionata. Urge precisare che l’alterità, a questo punto, è l’unico faro nel porto della conoscenza e dell’Essere.

Giuseppe Marrone


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