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LA MIOPIA DELL’EGOISMO QUOTIDIANO

Scritto da redazione il 4/3/2014


LA MIOPIA DELL’EGOISMO QUOTIDIANO

LA MIOPIA DELL’EGOISMO QUOTIDIANO
Il rapporto con il tempo
La differenza sostanziale tra la specie animale e l’uomo è nel diverso atteggiamento rispetto al tempo, nella sua triplice accezione di passato, presente, futuro. L’animale è mosso da spinte istintive che non cambiano in rapporto al tempo; l’uomo è invece al centro di una inesauribile contesa tra esperienza e speranza. La prima si nutre del passato, di quanto è stato realizzato nel tempo e che si conferma concretizzandosi nell’azione del presente. La speranza esprime invece l’ansia per un futuro da realizzare e questa prospettiva orienta anche l’attività nel presente, che assume valenza e modalità diverse in relazione al tempo storico che si sta vivendo.
In epoche in cui lo scorrere del tempo avviene senza sconvolgimenti notevoli, esercitarsi su quanto potrà accadere in futuro non ha molta influenza sull’attività del presente. Il tempo sarà in questo caso come un fiume che scorre lentamente nel suo letto in leggera pendenza, che lo porterà allo sbocco nel mare. All’uomo non resta che assecondare questo percorso in cui le pur inevitabili difficoltà non saranno certamente insormontabili.
In epoche di rapide trasformazioni sociali e di permanente rivoluzione scientifica e tecnica cambia inevitabilmente il comportamento umano, perché occorre ridisegnare in continuità i rapporti sociali e occorre farlo in fretta, adeguandosi al ritmo corrente, per non essere tagliati fuori dalla comunità. In queste condizioni assume grande rilevanza il futuro e, di riflesso, diventa essenziale il comportamento da adottare nel presente. Possiamo far risalire questa fase di rivoluzione permanente all’incirca alla metà del secolo scorso, con l’avvento della cibernetica, dell’energia atomica, dei mass media, dell’informatica avanzata. Dopo i peana inneggianti al progresso, oggi viviamo una fase accelerazione travolgente di fronte alla quale l’uomo sembra smarrirsi.
L’uomo “padrone” della storia
Fino alla comparsa dell’homo sapiens – orientativamente centomila anni fa – la specie umana osservava “dall’esterno” il farsi della storia, senza avere la capacità di incidere in modo significativo. In questi centomila anni l’homo divenuto sapiens si è impadronito della storia, diventandone protagonista. In un certo senso, la natura che si evolveva autonomamente creando forme di vita sempre più complesse, con la comparsa dell’homo sapiens ha ceduto progressivamente lo scettro.
In epoca moderna Galileo pensava alla natura come ad una grande macchina creata da un Dio ingegnere. Osservando con metodo sperimentale i fenomeni naturali, l’uomo può scoprire i calcoli del creatore, capire i segreti delle interconnessioni e sperare di riuscire a realizzare il dominio pratico-tecnico sulla natura.
I progressi scientifici e le applicazioni tecnologiche realizzate nel nostro tempo hanno inorgoglito oltre misura l’uomo, che ora si crede padrone incontrollato dell’universo; presume così di poter disporre a proprio piacimento della natura, sfruttandola, domandola e ingabbiandola secondo le proprie necessità contingenti, incurante di quelle leggi superiori dell’equilibrio che rendono “compatibile” tutto il sistema.
Di tutt’altro avviso era Bacone, per il quale “alla natura si comanda solo obbedendole”. Il delirio di onnipotenza ha indotto invece l’uomo a perseguire hic et nunc i suoi scopi, per soddisfare qui e ora i suoi bisogni. Questo comportamento è foriero di importanti conseguenze. In primo luogo segna l’esplosione della soggettività, dell’arrivismo esasperato, con buona pace del concetto metafisico della natura umana, che cede il passo all’homo faber, chiuso nel recinto della materialità.        
In secondo luogo, quando gli interessi sono piegati sugli egoismi dell’oggi, si riducono gli spazi per le generazioni future. Roberto Benigni, un comico geniale, ma questa volta terribilmente serioso, ci ammonisce: ”Non abbiamo ricevuto il mondo in eredità da chi ci ha preceduto. Lo abbiamo preso in prestito da chi verrà”. È un ribaltamento assoluto di prospettiva: da padroni assoluti in quanto eredi, a debitori verso i nostri figli e nipoti.
Ci sarebbe da riflettere, ma siamo troppo presi dal bombardamento mediatico. E questa è la terza considerazione sulla nostra corsa al soddisfacimento immediato dei bisogni. Fino alla prima metà del XX secolo c’era la necessità di far fronte ad una domanda di consumo con una disponibilità inferiore di beni. Ora il rapporto si è ribaltato e pone l’accento su una produzione eccedentaria di beni che devono comunque essere smerciati. Di qui la corsa alla creazione di bisogni indotti, fittizi, per la quale sono mobilitati i mezzi più sofisticati della psicologia di massa, della pubblicità accattivante, del marketing più aggressivo. Si muovono così i Persuasori occulti di cui qualche decennio fa si è occupato magistralmente Vance Packard    e che mirano a vincere ogni resistenza sulla strada del consumo di massa.
Accade così che si dia fondo alle risorse della natura, facendo finta che siano inesauribili; saccheggiamo l’ambiente e le materie prime (ovunque si trovino nel mondo) e lo facciamo ben oltre quelle che sono le nostre effettive necessità. Quando poi accade l’inevitabile, con carestie, alluvioni e altre calamità, l’uomo regredisce improvvisamente nel mondo arcaico, conferendo alla natura la personificazione di un essere che si “vendica” rabbiosamente dopo essere stato oltraggiato. Le cronache di questi mesi non differiscono da quelle dell’anno o dei decenni scorsi.
L’homo faber, orgoglioso protagonista del proprio destino, dopo aver irresponsabilmente provocato i disastri, si scopre improvvisamente vulnerabile come un bambino appena nato. Eccolo allora aggirarsi smarrito tra le rovine, piagnucolando per i morti e i feriti e imprecando contro il destino cinico e baro.
“Colui che ha esperienza teme” (Expertus metuit), sentenziava qualche tempo fa Orazio, ma questo non vale per l’uomo di oggi, dotato di memoria corta. Seppelliti i morti e rabberciate alla meglio le ferite inferte alla natura, è pronto già all’indomani a nuove iniziative per catturare – anche illegalmente – tutto ciò che possa essergli utile nell’immediato, incurante delle conseguenze per il futuro.
Siamo allegramente recidivi.

Scritto da: Vito Procaccini


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