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LA “MORTE DI DIO” E LA FINE DEGLI IDEALI

Scritto da redazione il 17/1/2014


LA “MORTE DI DIO” E LA FINE DEGLI IDEALI

Al Teatro del Fuoco secondo appuntamento di “Musica Civica”
LA “MORTE DI DIO” E LA FINE DEGLI IDEALI
La ricerca di senso passa attraverso il recupero degli ideali e il superamento della precarietà del reale

“Musica Civica” è una di quelle manifestazioni che nella nostra città hanno riscosso negli scorsi anni    un notevole successo di pubblico e di critica. Le ragioni principali risiedono nella qualità degli ospiti e nella formula, particolarmente felice, che abbina parole e suoni.
Le difficoltà contingenti –nazionali e locali – avevano messo a rischio la nuova edizione 2013-14, ma poi gli ostacoli sono stati brillantemente superati ed ecco allora la V edizione con un programma qualificato di otto appuntamenti dal 29 dicembre 2013 al 29 marzo 2014. Questo risultato è frutto dell’impegno e della sensibilità di enti e di privati (che riportiamo in calce) ed è la dimostrazione lampante di come sia produttiva la volontà di fare, sempre e comunque, superando la tentazione del piagnisteo e del ripiegamento su se stessi, per imprecare contro il “fato” ostile.
Il primo appuntamento è stato un piacevole excursus nella “Stravaganza”, con brani mai sentiti e strumenti mai visti. Il secondo – del quale ci occupiamo - ha offerto un concerto vocale assolutamente originale della famiglia Sala (genitori con cinque figli), con un repertorio articolato (Song history tour) che partendo dal Medioevo approda alle musiche del nostro tempo, con rielaborazioni pregevoli e perfettamente armonizzate. Quando la voce diviene strumento docile e raffinato…
Le ”parole” della serata sono invece affidate a Diego Fusaro, un filosofo appena trentenne che abbiamo conosciuto in occasione della presentazione alla Biblioteca provinciale del suo libro “Essere senza tempo” (v. Voce di Popolo n. 24 del 24 giugno 2011).    Sorvoliamo sul ricco curriculum per ricordare soltanto che insegna filosofia all’Università San Raffaele di Milano.
Il tema scelto è di quelli che appassionano schiere di studiosi: “L’epoca della morte di Dio: che ne è oggi degli ideali?”.
La fine degli ideali
La “morte di Dio” è per Nietzsche il fatto storico determinante dell’epoca contemporanea. Ne è scaturito il nichilismo che ha travolto gli ideali sancendo la fine delle illusioni e portando alla ribalta il disincantamento. Basta con le fughe utopiche rispetto al presente, riconciliamoci con l’ordine costituito e potremo emanciparci solo se rinunciamo ai grandi ideali. Non è più il tempo della rivoluzione che trasforma il mondo; bisogna sopportare le condizioni attuali, non perché siano giuste, ma perché non ci sono più ideali a cui pensare.
È un disincantamento che ben si concretizza con la odierna società dei consumi, la società – come aveva preconizzato Marx – in cui tutto diventa merce. All’uomo, orbo degli ideali, è offerto il riscatto del consumo, che alimenta la produzione, che a sua volta stimola il consumo in una spirale di accrescimento che non tiene conto dei danni che provoca all’uomo e al pianeta in cui abita.
In questa situazione si delineano due profili antropologici. Il primo è segnato dall’ira solitaria. Il singolo percepisce la miseria della sua condizione, ma invece di reagire, ad esempio, contro la schiavitù delle forme contrattuali a tempo determinato, si rifugia nella mestizia solitaria, nel silenzio della sofferenza. L’altro profilo antropologico è quello dell’ultimo uomo, dell’uomo che sa della morte di Dio e ne deduce la possibilità di fare quello che gli pare. La società dei consumi lo accoglie benevola e lui si accontenta    della mediocrità perché non spera più in nulla. Il bene, la merce si identifica col piacere in una forma di edonismo cinico e sfrenato in cui l’uomo si annulla, navigando nella notte del mondo, segnata dal buio che gli fa perdere    anche la consapevolezza della miseria in cui vive.
Lo tiene in vita l’inseguimento della merce sempre nuova, con cui appaga la strategia pubblicitaria che, mentre punta al soddisfacimento immediato del desiderio del consumatore, punta subdolamente a lasciarlo sempre insoddisfatto per proporgli (o imporgli) il nuovo-nuovissimo prodotto. È la “lordura della società di mercato” come viene rappresentata in Salò, il film di Pasolini.

La realtà precaria
La nostra società, dunque, con la morte di Dio, dichiara la fine degli ideali e al tempo stesso riconcilia con la precarietà della realtà. È la fine del sogno rivoluzionario di Marx, ma è anche la rimozione della filosofia di Hegel, profeta della stabilità etica, cultore dello Stato, teorico della religione come cemento della società. Il nostro è invece il tempo della flessibilità che impedisce quella forma di permanenza affettiva e sentimentale che si materializza nella famiglia.
Come si può costruire un nucleo familiare stabile quando impera la precarizzazione lavorativa? Questo contesto sociale mortifica proprio la famiglia, quella che Aristotele (primo libro della Politica) presentava come la prima forma di koinonia, un insieme sociale retto da un senso di comunità e di condivisione; viene invece esaltato l’individualismo sfrenato ed è paradossale che i giovani scendano in piazza per manifestare contro la famiglia, proprio quando non hanno la possibilità di costruirsene una.
In questo scenario, compito della filosofia è di ridestare le coscienze assopite nella mercificazione generale e reinventare il sogno. Si tratta di respingere il nichilismo della merce che rende eterno il presente e di recuperare per converso una passione progettuale che ci proietti nel futuro.
Per questa ricostruzione occorre puntare sulle nostre forze, senza sperare in interventi superiori miracolistici. A questo riguardo Shakespeare nel Giulio Cesare, ci ammonisce per bocca di Cassio: “Caro Bruto, la colpa è in noi, non nelle stelle se rimaniamo schiavi”.
Vito Procaccini

MUSICA CIVICA – Edizione 2013-14
Promotori: Regione Puglia, Silvia Godelli -Assessore al Mediterraneo; Provincia di Foggia, Fabio Costantini – Commissario straordinario; Fondazione Apulia felix, Giuliano Volpe – Presidente; Fondazione Banca del Monte, Saverio Russo – Presidente; Promodaunia, Maria Elvira Consiglio – Presidente.
Sostenitori: Banca Mediolanum, Gruppo Salatto, Futura S.p.A, Energia Fortore, Ditta Fabbrini.
Organizzazione: Associazione Culturale Musica Civica, Dino De Palma – Presidente
Direzione artistica: Gianna Fratta.
                                                                                                Prossimo appuntamento: domenica 26 gennaio, Teatro del Fuoco, ore 18,00.


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