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LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR

Scritto da redazione il 1/2/2014


LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR

Quelli di Grock presentano Shakespeare al Teatro del Fuoco
LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR
Una commedia brillante per Falstaff in una cittadina di provincia

La trama
Falstaff, in età piuttosto avanzata, è a Windsor e alloggia presso la taverna della Giarrettiera. Le sue condizioni economiche sono men che modeste e, per tentare di rimediarvi, invia a due ricche signore sposate due lettere d’amore identiche. Alice Ford e Meg Page sono amiche e, una volta scoperto il raggiro, decidono di burlarsi di Falstaff che, tra l’altro, è un gran ciccione e quindi tutt’altro che attraente.
Intanto Pistola, licenziato da Falstaff, per vendicarsi rivela al sig. Ford le mire del suo ex padrone. Il marito, geloso, presentandosi    sotto falso nome, riceve la confidenza di Falstaff circa un appuntamento galante con la signora Ford, sicché è inevitabile che si presenti in casa proprio quando Falstaff era stato convocato dalla signora. Il povero cavaliere, al sopraggiungere del marito, viene nascosto in una cesta di panni sporchi e finisce inevitabilmente nell’acqua.
Le comari si divertono e programmano con i loro mariti un’altra burla, attirandolo di notte, coronato di grandi corna di cervo, in un bosco. Qui travestite da fate e da folletti lo bastonano, lo punzecchiano e alle fine si rivelano e lo sbeffeggiano.    Altre burle coinvolgono le nozze di Anna, figlia dei signori Page; poi è la volta dell’oste della Giarrettiera e infine lo stesso sig. Ford viene indotto con l’inganno a benedire le nozze di Anna col suo amato Fenton.
Nella riconciliazione finale vince l’amore, perché “Nelle cose d’amore, è il cielo che comanda. I campi possono comprarsi col danaro, ma le mogli ce le dà il destino”.
Il gioco delle burle
Tutto qui? Pare proprio di sì. Questo lavoro si colloca nel secondo periodo che gli studiosi individuano tra il 1595 e il 1600, in cui Shakespeare scrisse drammi storici (Enrico IV, Enrico V, Romeo e Giulietta, Giulio Cesare) e diverse commedie (Sogno di una notte di mezza estate, Molto rumore per nulla, Come vi piace, La dodicesima notte).
Le Allegre comari furono richieste espressamente dalla regina Elisabetta, alla quale erano piaciute le gesta mirabolanti di questo cavaliere, felicemente tratteggiato da Shakespeare nell’Enrico IV; era grasso, beone, vanaglorioso, ma in fondo vitale e simpatico. (Per inciso, John Falstaff è davvero esistito, ed è stato un capitano distintosi nella battaglia di Azincourt del 1415, con la vittoria di Enrico V Lancaster sui francesi).
Questa volta, però, Sua Altezza richiede un Falstaff innamorato, da allestire – oltre tutto – in due settimane. Shakespeare, ligio ai desiderata regali, si mette all’opera, infarcendo però le disavventure del protagonista squattrinato, ciccione, voglioso e ubriacone, con una serie di trovate tradizionali, a volte crudeli, dove la comicità, venata di sarcasmo, si presenta in modo grossolano, ai confini con la farsa.
John Falstaff si muove nell’ambiente piccolo borghese della cittadina di Windsor, dove c’è ampio spazio per il pettegolezzo e dove si conoscono quasi tutti, tanto che Shakespeare dovette cambiare il suo John Oldcastle in Falstaff a seguito delle proteste della famiglia che portava quel nome.
Si tratta di un ambiente piuttosto gretto in cui si colloca sia una nobiltà decadente, sia quella gente comune che per un penny affollava in piedi il Globe Theatre, in cui Shakespeare lavorava come autore e attore. Tra questo pubblico eterogeneo e falsamente perbene, l’autore irrompe col suo personaggio ingombrante, fanfarone e donnaiolo che scompagina i formalismi e, per risolvere i suoi problemi economici e sessuali, ricorre alla trovata della “lettera-circolare” di corteggiamento alle due dame.
L’idea di Shakespeare avrebbe poi trovato emuli piuttosto singolari. Il poeta romantico Aleardo Aleardi, molto sensibile al fascino femminile, pare che rivolgesse le sue attenzioni alle donne utilizzando le stesse espressioni. Non diversamente si è comportato qualche anno fa un politico illustre (ma evidentemente poco fantasioso), come Sarkozy, che ha donato due anelli identici alle sue donne, Cecilia e Carla.    
Falstaff, invece, è sincero nella sua allegria sfrontata, nella sua fatua vanità. Il suo corpo è lento e ingombrante e lo induce ad una sostanziale bonomia, ma il suo spirito è tagliente, vigile e non si adonta eccessivamente per i torti che subisce, preferendo consolarsi con il sack, un vino dolce, che provvede a rendere ancora più dolce con aggiunte zuccherine.
Al perbenismo formale e ipocrita preferisce la spontaneità dell’istinto che lo porta a combattere la noia che sonnecchia sotto la coltre della consuetudine.
Falstaff in musica
Un personaggio singolare, come si vede, che per la sua sfrontatezza gioviale ha attratto l’attenzione di librettisti di opera e di musicisti.
Pensiamo al Falstaff di Carl Otto Nicolai, compositore tedesco che con questa sua ultima opera (Le allegre comari di Windsor) realizza nel 1849 il suo capolavoro. Sarà anche l’ultima opera del nostro Verdi, che nella tarda età si lascerà conquistare dalla freschezza del personaggio di Falstaff    (“il nostro pancione”, come lo chiama nelle sue lettere all’editore Ricordi), portandolo al successo nel 1893 alla Scala; nello splendido libretto Arrigo Boito fonde mirabilmente e liberamente l’Enrico IV e Le allegre comari di Windsor.
È il grande, eterno fascino di Shakespeare, che si è cimentato in forme teatrali tanto diverse da far nascere negli studiosi la questione della sua vera identità, o addirittura della sua effettiva esistenza. Probabilmente la risposta giusta a tante domande pensose è di quello spiritello arguto di Mark Twain: “Le opere di Shakespeare non sono state certamente scritte da lui, ma da qualcun altro che si chiamava proprio William Shakespeare”.
Vito Procaccini
SCHEDA
Teatro del Fuoco - 2 febbraio 2014, ore 21.00
Le allegre comari di Windsor da W. Shakespeare, di Valeria Cavalli                                                                                                                            Regia di Valeria Cavalli e Claudio Intropido                                                                                                                                                                                                                 con Giulia Bacchetta, Fernanda Calati, Pietro De Pascalis, Cristina Liparoto, Marco Oliva, Andrea Robbiano, Elisa Rossetti, Simone Severgnini, Max Zatta.


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