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La PUPA e il CAVALLUCCIO rivivono al MUSEO

Scritto da Direttore il 25/4/2022


La PUPA e il CAVALLUCCIO  rivivono al MUSEO

Lavoro sul campo
La PUPA e il CAVALLUCCIO
rivivono al MUSEO
di Margherita Gramegna

Una volta, a Pasqua, le donne anziane del paese preparavano, per i nipoti o per i bambini di parenti e vicini di casa, dolci rituali.
La pupa per le bambine e il cavalluccio per i maschietti, ci riportano ad un mondo antico ormai scomparso, alla Settimana Santa con i suoi riti religiosi, ma anche all’insolito fermento, all’interno delle case, a causa
dei lunghi preparativi culinari della tradizione pasquale.
Gli immancabili taralli, con lo zucchero o scaldati col finocchio, cotti prima nell’acqua e poi portati al forno; i tarallucci col naspro; le pastarelle e le pizze piene: dolci che venivano preparati già dal lunedì, creando l’atmosfera di attesa della Pasqua, prima dell’inizio delle funzioni liturgiche, in chiesa.



La pupa e il cavalluccio, però, rappresentavano la massima espressione di un cibo sacro e misterioso nello stesso tempo, impastati com’erano con l’uovo nella pancia, simbolo vitale di rinascita, che nella civiltà contadina richiama la terra e i campi che rinverdiscono a primavera.



I due oggetti rituali, se hanno fatto sognare da bambini, da adulti hanno contribuito alla costruzione di un centimento identitario, Evocando persone e luoghi. Ritornano immagini familiari in cucina con la visione delle sapienti mani femminili; ritorna il ricordo dell’andirivieni delle donne al forno pubblico, con le tortiere di stagno all’andata e le ceste traboccanti, in equilibrio sul capo, al ritorno.
Riaffiorano voci, gesti, usi, lessico dialettale: patrimonio culturale collettivo, sedimentato nelle profondità della memoria, che riemerge al Museo, per essere valorizzato e comunicato.
L’Istituzione, infatti, accanto al suo ruolo di conservazione e tutela degli elementi della cultura materiale, in anni e anni ha focalizzato l’attenzione su tematiche, integrate da proposte didattiche per la scuola e per i gruppi di visitatori, interrotte solo dalla pandemia.



Un tipo di narrazione nuova, basata su esperienze concrete attinte dagli strumenti di lavoro e della vita quotidiana o dai racconti delle persone anziane sui cicli di produzione e sulle tradizioni, è stata applicata, per avvicinare i giovani all’eredità culturale del passato.
Il Museo non si riconosce solo come custode della memoria e della storia locale, ma opera per promuovere la conoscenza e il valore delle pratiche sapienziali del mondo contadino, rispettose del territorio e utilizzabili oggi come risorsa.
Il recupero della tradizione della pupa e del cavalluccio in chiave antropologica, pensato e realizzato (correva l’anno 2012) dalla prof. ssa Lucia De Matteis con il coinvolgimento di Anna e Maria Nicola, depositarie di saperi antichi, quasi del tutto scomparsi a Motta, documenta, ancora una volta, l’attività formativa del Museo, quale ponte tra passato, presente e futuro.

*Margherita Gramegna Servizio Mediazione culturale nei musei: aspetti didattici, sperimentali, valutativi
*Lucia De Matteis Servizio Beni culturali etno-antropologici
Matteo Gramegna Direzione. Autore delle immagini e del filmato, conservati nell’Archivio multimediale del Museo. Tel. 3462321664
MePG Museo etnografico Pasquale Gramegna Motta Montecorvino
https://www.facebook.com/groups/985704875705720

        


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