GazzettaWeb.info
COLLABORA
corsi
ParlarePubblico
Sei qui: GazzettaWeb
Invia questa pagina ad un amico Versione stampabile

La mafia innominabile del Gargano di Domenico Seccia

Scritto da redazione il 25/1/2012


La mafia innominabile del Gargano di Domenico Seccia

Giovedì 26 gennaio, ore 18.30. Spazio live della Libreria Ubik
L’ex membro della DDA di Bari presenta il suo libro sulla mafia garganica
“Dobbiamo farcela”. È l’ultimo capitolo, l’ultima frase. Anzi il titolo dell’ultima parte dell’illuminato – e illuminante – lavoro di Domenico Seccia. Risponde ad una domanda: “Ce la faremo?”. Il riferimento è alla mafia, quella innominabile, citando alla lettera il libro dell’attuale Procuratore di Lucera, ex membro della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Giovedì 26 gennaio, alle ore 18.30, nello spazio live della Libreria Ubik, l’autore Domenico Seccia presenta La mafia innominabile (edizioni la meridiana, 2011), raccontando e spiegando le dinamiche che farebbero della ex faida garganica, una vera e propria guerra di potere, sanguinolenta e strategica come ogni tipo di organizzazione criminale. A conversare con il magistrato, il direttore artistico della libreria di Piazza Giordano, Michele Trecca.

La mafia innominabile (edizioni la meridiana, 2011; collana: passaggi; pagine 164; 16 €). C’era un tempo in cui la mafia garganica non esisteva. Bisognava vincere la credenza che fosse una magia, popolata dal potente di turno che impone il suo comando, la sua forza e la sua violenza. Non esisteva perché tutti la negavano. Anche i Magistrati che se ne occupavano. Una faida come le altre. La mafia garganica, però, esisteva, eccome. Ammazzava ed ammazza. La quarta di copertina di questa casa editrice pugliese, da molti anni impegnata in progetti di grande spessore civile, va dritta alla questione, riprendendo una parte dell’introduzione firmata dallo stesso autore. Il centro della pubblicazione di Domenico Seccia tuttavia, resta quello nel quale vengono definite le trame mafiose del noto promontorio pugliese, risalenti agli anni ’60 e non ancora, purtroppo, del tutto spente. Scorrono nomi di famiglie note: Li Bergolis, Primosa, Scirpoli, Quitadamo, Lombadi. E le loro attività criminali, tutt’altro che circoscritte al mero controllo delle terre e dei pascoli, come si è cercato di far passare per troppo tempo. Un fare mafioso vero e proprio, legato, nelle parole dell’autore, ad una “consapevolezza di manifestare questa volontà di potenza. Di comandare”.    

Domenico Seccia. Nato a Barletta nel 1959, sostituto procuratore a Bari, nel 2003 entra a far parte della Direzione Distrettuale Antimafia istituita nel capoluogo pugliese. Attualmente ricopre l’incarico di Procuratore della Repubblica di Lucera. È autore di numerosi articoli, saggi su argomenti giuridici apparsi su riviste specializzate, e di alcune monografie in tema di diritto penale dell’economia.



Gazzetta Web