GazzettaWeb.info
COLLABORA
corsi
ParlarePubblico
Sei qui: GazzettaWeb
Invia questa pagina ad un amico Versione stampabile

La prima forma storica nella memoria collettiva dei popoli

Scritto da redazione il 3/11/2011


La prima forma storica nella memoria collettiva dei popoli

“La prima forma di tradizione storica è orale e risiede nella memoria collettiva dei popoli. E sulla consuetudine si fonda la legislazione, che non è scritta ma basata sull’abitudine, quell’habitus di cui parla Aristotele nella sua Etica nicomachea, e che forma l’agire in un determinato modo. Tradizione orale, memoria collettiva e consuetudine, ma anche fede imprescindibile nei racconti ascoltati, e nella credibilità del testimone”. Con queste parole, stralciate dal suo libro Teoresi e Prassi delle Scienze Umane, la prof.ssa Antonietta Pistone ha dato il via al terzo incontro del progetto La Storia del Presepe in Capitanata. La nozione di storia modulare, che fa procedere nell’insegnamento della disciplina attraverso la parcellizzazione degli eventi per grandi aree tematiche e narrative, fa riferimento alla demografia storica, che interessa il popolo e la gente raccontata nella sua quotidianità. Mentre gli annalisti francesi intendono la storia soprattutto come interpretazione psicologica dei personaggi e dei fatti accaduti. Ma se la storia siamo noi, la successione cronologica non è altro che un’interpretazione degli eventi, tenendo in considerazione le varianti più disparate ed eterogenee tra loro. Il valore assolutamente storico della tradizione orale, dei racconti, anche di quelli un po’ fiabeschi e fantasiosi, nei quali si mescola leggenda e realtà, è fuor di dubbio. Spesso, difatti, il loro valore emblematico assurge a metafora della moralità, e fornisce l’esempio edificante cui ispirarsi nella lettura di certi fatti che ripropongono, anche nella contemporaneità, le medesime tipologie. Per rimarcare la veridicità di questo assunto, Ciro Inicorbaf ha presentato la leggenda del tradimento della moglie di Pier Delle Vigne, ben interpretata nella recitazione da tre alunni frequentanti il progetto, che pare si fosse lasciata andare tra le braccia di Federico II. La storia è cantata in poesia, e costituisce un’esperienza culturale afferente alla Scuola Siciliana del grande Imperatore. Il richiamo al Quadrone delle Vigne ci riporta alla nostra realtà. A differenza dei presepi medioevali, alcune natività rinascimentali del Cinquecento sono in pietra. Esempi nella nostra terra li abbiamo a S. Agata, a Matera e a Santa Maria di Pulsano. Mentre i portali medioevali della Cattedrale di Terlizzi, di Bitetto e di Altamura, mostrano immagini tipiche della natività, con la Madonna distesa, come l’exultet della Cattedrale di Troia. Spesso in queste rappresentazioni S. Giuseppe è fuori dalla grotta, o addirittura assente. Comunque sempre rappresentato in disparte rispetto al gruppo presepiale della tradizione. In terra di Puglia, la pietra di Apricena è quella più utilizzata. E gli scenari delle cave sono anche ottimi paesaggi per la costruzione della scena presepiale. Sempre restando in tema di tradizioni, a soli due giorni dalla commemorazione dei defunti, Michele Clima ha ricordato ai presenti la festa che si svolge annualmente ad Orsara, denominata “fucacoste e cocce priatorio”, letteralmente i fuochi e le anime del Purgatorio. La ricorrenza, che richiama turisti da luoghi vicini e lontani, vuole infatti accostare i fuochi che si accendono per le vie agli spiriti dei morti che tornerebbero ad abitare le strade e le case in cui hanno vissuto. Il richiamo è costituito dalle zucche vuote con candele accese al loro interno, a simboleggiare le luci fioche del cimitero, i lumini che si mettono sulle tombe ad onorare i defunti. Questa festa, circa un mese prima del Natale, significa anche il ciclo naturale delle stagioni, e quello della luce che lascia il posto al buio, in attesa che sorga la luce nuova del Bambin Gesù. Dalla morte risorge e rinasce perciò la vera vita. Il significato allegorico dei semi che portano frutto è anche rappresentato dal tipico dolce dei morti, il grano cotto, condito con noci, cioccolato, cedro e frutta candita, melograno, e bagnato con il vincotto. Simbolo di abbondanza e di cicli che si rigenerano a vita nuova. A termine della serata il prof. Corvino, tutor ed ideatore del progetto, ha poi dato appuntamento, insieme al prof. Campiti, al prossimo incontro, che si terrà il 10 novembre, dalle 16 alle 18, in visita itinerante al museo civico e nel centro storico cittadino, attraverso una passeggiata culturale nei luoghi più storicamente rilevanti di Foggia.

Comunicato congiunto dei Dipartimenti di Storia e Filosofia e di Disegno e Storia dell'Arte del Liceo Marconi di Foggia


Gazzetta Web