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La realtà dei Rom a Foggia

Scritto da redazione il 31/12/2011


La realtà dei Rom a Foggia

Il Campo di Arpinova
(Nei giorni precedenti il Natale Gli Amici della Domenica sono stati presso il campo Rom del borgo di Arpinova, vicino Foggia, per portare regali ai bimbi delle famiglie che alloggiano lì. Raffaele de Seneen, membro del Gadd, ci offre una testimonianza inedita, vissuta in prima persona, di questa realtà ormai così popolare, diffusa e discussa nella nostra Italia)

Per diversi anni a cogestire la Caritas parrocchiale di Santo Stefano, molti, e tuttora, come volontario alla Casa di prima accoglienza di Santa Maria del Conventino,    progetti come “La città solidale” messi in campo in qualità di presidente AUSER-Foggia, Associazione di Volontariato per l’Autogestione del Servizi e la Solidarietà,    mi hanno permesso di navigare nel mondo del bisogno, quello più immediato, spesso più visibile e perciò a molti più fastidioso.
Nella convinzione che con certe cose bisogna convivere, penso ai movimenti migratori per esempio, e con gli stessi ti devi confrontare e trovare le misure per gestirli al meglio, alcune idee me le sono fatte, ma non le ho potute né verificare, né confrontare con altri.

I ROM
Con tutto il rispetto per la loro storia, cultura e tradizioni, il divario fra il “nostro” modo di vivere ed il “loro” è aumentato. Ogni possibilità di progresso, miglioramento generale, a noi fa fare tre passi avanti a loro solo uno.    E se la differenza fra tre e uno fa due, quella fra nove e tre fa sei. Forse loro, oggi, ci guardano con invidia, specie le nuove generazioni che usufruiscono di un minimo di scolarizzazione, quindi contatto e confronto con l’altro mondo, il nostro.
Un neonato Rom, un bambino Rom se lo togli dal suo contesto familiare e sociale in breve tempo non avrà più niente di Rom. A questo non si deve arrivare, ma questo vuol dire che quella del Rom è una situazione mutabile in meglio secondo i nostri canoni. Che si nasce Rom e si può diventare e morire “gaggio”.
Il campo nomadi di Arpinova è lontano da Foggia, isolato, carente di comfort elementari, quasi un ghetto. Come un messaggio per dire: “State lì, muovetevi il meno possibile e non date fastidio!”. Sembra ci siano circa 200 bambini di ogni età. Ma è un campo nomadi di transito o è diventato residenziale?    
Io propendo per la seconda ipotesi, il nomadismo oggi è sempre più difficile da affrontare.
E se la situazione è diventata stanziale vuol già dire che qualcosa è cambiato nelle loro abitudini, almeno, hanno messo radici.
Ne conosco alcuni, un ragazzo dall’età di 2-3 anni, oggi ne ha 18, qualcuno ha preso il “posto stabile”    da tanti anni sulla scalinata di una chiesa del centro, altre, bambine, ora hanno il primo figlio nella carrozzina e il secondo nella pancia.
Cambia qualcosa in loro, deve cambiare anche il nostro approccio.
Io penso ai bambini soprattutto, è da loro che bisogna iniziare, sono loro che possono promuovere il miglioramento, il cambiamento e l’integrazione.
Portarli a scuola in città con un pulmino non mi pare più sufficiente. Se non hanno vestiti puliti, capita specie d’inverno (acqua fredda, difficile lavarli) le mamme non li mandano, difficoltà nell’accettazione a scuola. Se si ammalano, facile d’inverno, problema se non vanno e problema se vanno. Il tutto poi, fra andata, scuola e ritorno, circa 5 ore. Poi di nuovo al campo. In che condizioni! Chi li segue! Chi li sprona a fare compiti, ecc.!
Una mensa per loro in città e poi proseguire con attività scolastiche ed extrascolastiche in idoneo ambiente fino al tardo pomeriggio che tornano al campo. Questo aumenterebbe le possibilità di apprendimento, una vita più consona e agiata, potrebbe generare sviluppi incredibili nel loro contesto e in quello parentale.
Ma anche una struttura nel loro campo, una tensostruttura sufficientemente attrezzata, gestita da volontari o da cooperative sociali per incrementare apprendimento, socialità, ecc.
E se queste famiglie di Rom sono ormai stanziali, non si potrebbe provare con un gruppetto di 2-3 nuclei familiari ed inserirli nel contesto e nel tessuto cittadino? La vicinanza di “brava” gente potrebbe aiutare, loro sarebbero incentivati ad imitare.
Nel campo ho visto girare grosse macchine, se queste e la loro manutenzione sono frutto di piccoli commerci leciti, arti e mestieri, di queste realtà andrebbe fatta una mappatura al fine di coordinarle e veicolarle su strade sempre più certe.
Qualcuno ha provato a dare loro una “zappa” e un pezzo di terra!!?? Poi vi dico dove trovare la terra. E seguirli per un certo periodo in un esperimento del genere!? Quelli che volontariamente si offrono, anche per metterli alla prova. Si parla di svuotamento dei paesi del Subappennino, dell’abbandono all’incuria dei boschi, delle colline, dei terreni residuali e marginali, non ci si può inventare niente!?

Raffaele de Seneen

Allegato:


Borgo Arpinova (Foggia)


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