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La riproposta di “CANI ARRABBIATI”

Scritto da redazione il 2/2/2011


La riproposta di “CANI ARRABBIATI”

La riproposta di “CANI ARRABBIATI”

Altri Titoli: Semaforo Rosso, Rabid Dogs, Wild Dogs, Kidnapped.
Regia: Mario Bava.
Anno: 1974
Luogo: Italia
Cast: Riccardo Cucciola, Lea Lander (Lea Kruger), Maurice Poli, Luigi Montefiori, Don Backy (Aldo Caponi).


Tre balordi (Il Dottore, Bisturi e Trentadue), dopo aver portato a termine una rapina in una ditta di farmaci, prendono in ostaggio un uomo, che sta portando un bambino malato in ospedale, e una donna. Il loro obiettivo è quello di allontanarsi il più possibile dalla città evitando i posti di blocco della polizia, ma non tutto andrà per il verso giusto...
Mario Bava, dopo aver girato "La Casa dell'Esorcismo", abbandona momentaneamente l'Horror e gira un noir on the road, molto claustrofobico e pessimista all'inverosimile, che mostra la cattiveria e la brutalità dell'uomo che insegue il denaro ad ogni costo, al punto da uccidere innocenti e mettere in gioco la propria vita. Sarà il suo terzultimo film. Fu realizzato nel 1974 col titolo "Cani Arrabbiati", ma fu bloccato dal fallimento del produttore, con relativo sequestro delle bobine, e non fu mai distribuito nelle sale. E' stato poi rimontato e doppiato negli anni Novanta (’96) con il titolo di "Semaforo Rosso", col montaggio voluto dall'attrice protagonista grazie alla quale la pellicola è stata distribuita.
Nonostante qualche scena risulti ingenua a distanza di anni, ancora una volta, Il regista dimostra la propria duttilità cimentandosi in questo road-movie che, per stessa ammissione di Tarantino, avrebbe ispirato, anni dopo, il fortunatissimo “Le Iene”.
Il regista utilizza una sceneggiatura scritta da Alessandro Parenzo e Cesare Frugoni, tratta da un racconto di Ellery Queen; una sceneggiatura che risulta semplice, ma piuttosto originale, ripresa più volte negli anni successivi, anche da registi d’oltreoceano come Martin Scorsese.
La recitazione è ai massimi livelli, soprattutto i tre rapinatori ottimamente interpretati da Poli (che già aveva lavorato con Bava ne "Gli Orrori del Castello di Norimberga" e "5 Bambole per la Luna di Agosto", ma presente anche in altri Horror come "Quando Alice Ruppe lo Specchio", "Un Gatto nel Cervello", "Non Aver Paura della Zia Marta"), Montefiori ( il famoso "Anthropophagus" nel film del suo amico D'Amato) e Don Backy, famoso più che altro per le sue canzoni, che danno vita a dei personaggi caratterizzati da tratti psico-fisici e personalità veramente intense e differenti tra loro : il maniaco sessuale (Montefiori, chiamato "Trentadue" per la lunghezza del suo pene), il folle squilibrato (Don Backy, chiamato "Bisturi" per la sua abilità nell'utilizzare armi da taglio) e il freddo e razionale capo della banda (Poli, chiamato "Dottore", la mente cinica e distaccata del gruppo). Il film è intriso di violenza e sadismo al punto giusto, senza mai eccedere. La tecnica registica inconfondibile di Bava è poco presente in questa pellicola, lo si nota più che altro per qualche zoom e primissimi piani dei protagonisti. Girato interamente all'interno di una macchina, che viaggia tra autostrade e campagne sperdute, e alla luce del sole. Con un memorabile falso happy end, dove i cattivi sono cattivi ed i buoni non si rivelano poi così buoni. La soluzione di non usare trasparenti, può a prima vista togliere qualcosa al ritmo narrativo, ma a conti fatti risulta molto efficace per rappresentare quella tensione claustrofobica che si respira per tutto il film, con la macchina da presa che sembra essere il sesto passeggero in una macchina già troppo piccola per cinque. Caldo, tensione, staticità e sudore sono i tratti caratteristici della pellicola e per renderli al meglio Bava ha scelto di girare sull'autostrada deserta del pieno pomeriggio estivo.
La scena in cui la ragazza cerca di scappare, viene inseguita e infine, una volta raggiunta, costretta a urinare in piedi davanti ai malviventi è un vero e proprio colpo di genio che, con un perfetto uso della macchina da presa e un utilizzo convincente della musica di Stelvio Cipriani, insieme al finale per niente scontato, elimina ogni possibile dubbio sulla assoluta qualità della pellicola. Mario Bava ha anche curato la fotografia. Assistente alla regia il figlio di Mario Bava, Lamberto.
Concludendo si può dire che, se questa pellicola fosse uscita all'epoca, forse oggi Bava avrebbe i giusti riconoscimenti anche in Italia…non trascurando il fatto che Il film, montato secondo i piani originari del regista, sarebbe stato, senza ombra di dubbio, ancora più bello.

Scritto da: Savino Ficco


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