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La stazione ferroviaria di Foggia e gli avvisi…mancanti

Scritto da redazione il 1/8/2010


La stazione ferroviaria di Foggia e gli avvisi…mancanti

La stazione di Foggia è stata da sempre uno snodo importante per le vie di comunicazione del mezzogiorno italiano. E proprio per questo i suoi servizi di viaggio dovrebbero essere gestiti con grande attenzione e puntuale rigore perché il polo possa conservare intatto, nel tempo, il suo ruolo di smistamento e di guida delle principali arterie ferroviarie del sud. Recentemente ho accompagnato mio figlio al treno I.C. direzione Milano centrale, perché in partenza per le sue vacanze estive con gli amici che lo attendevano già a destinazione: la stazione di San Benedetto del Tronto. Così, per non fargli attendere da solo l’arrivo del treno, mi sono fermata a chiacchierare con lui. Dovrei ringraziare le ferrovie dello stato, se non avessi altro modo per parlargli, dal momento che l’attesa di circa mezz’ora si è tramutata in un lungo dialogo a quattro, con altre due persone, che è durato più di un’ora. Spiego il perché senza dilungarmi ulteriormente. Il treno atteso avrebbe dovuto partire dal quarto binario, subito dopo un E.S. sulla stessa percorrenza. Vuoi per le nostre chiacchiere, o per il rumore sopraggiunto di un altro convoglio in arrivo in stazione, il nostro I.C., cambiato il binario all’ultimo momento, senza che venisse aggiornato il tabellone computerizzato delle partenze, si avviava nostro malgrado dal terzo, per condurre alla meta solo i pochi intimi che erano riusciti fortunosamente a prenderlo al volo dopo averne sentito l’unico annuncio via altoparlante. Non ci saremmo accorti di nulla, pur cominciando a lamentare un certo ritardo, se due donne sedute sulla panchina accanto non avessero cominciato ad agitarsi e a chiedere notizie del treno, venendo così a sapere che era già andato via da un po’. Dirigendoci nuovamente in stazione alla biglietteria ci veniva confermato l’accaduto, ma alle nostre lamentele, riguardo alla mancata corretta segnalazione dell’avviso di partenza, i bigliettai si schernivano,    giustamente, sostenendo che non è loro compito quello di aggiornare i tabelloni. Ne sono certa, ma mi chiedo anche di chi sarà mai questo ingrato compito, e perché in questa occasione non è stato onorato. Se è certo che il bigliettaio, che peraltro ci ha prontamente sostituito il biglietto già fatto con quello del treno successivo per Bolzano, non ha il compito di prendersi cura degli avvisi ferroviari, è altrettanto indubitabile che non sia dovere del viaggiatore curarne l’aggiornamento. I tabelloni esistono anche perché, spesso, l’arrivo di un convoglio merci molto rumoroso, impedisce di fatto l’ascolto degli annunci vocali dell’ultimo istante. Le due signore rimaste a terra con noi erano anche più sfortunate di mio figlio: una andava a Bologna, l’altra amica proseguiva per Milano, e avrebbe dovuto cambiare treno perdendo il biglietto già fatto per intero, e non più utilizzabile sulla doppia percorrenza. Come se non bastasse, poi, nella rincorsa alla carrozza numerata, perché si sa che E.S. e I.C. quasi volano tra una stazione e l’altra, mi rendevo conto che non esistono più i tabelloni della composizione del treno, impedendo al malcapitato viaggiatore anche la scelta del settore nel quale fermarsi in attesa del mezzo. Lamentando la carenza dei tabelloni in questione, ormai tutti vuoti anche se presenti nel loro ferroso scheletro strutturale, mi veniva detto dal ferroviere di turno che si può benissimo salire sul treno e percorrerlo internamente fino a trovare la carrozza adatta ed il posto numerato assegnato al viaggiatore dal biglietto. E ancora, se ci si ferma molto ad attendere, per un ritardo o per un disguido, e vien fame e si comincia a mangiare, non si trovano cestini dei rifiuti. Ce ne sono, per la verità, anche differenziati, ma bisogna andarseli a cercare. Così se il treno è in partenza    si può tranquillamente lasciare i propri rifiuti sulle panchine di attesa o in giro un po’ come capita, come è facile constatare guardandosi attorno. Finalmente, tra l’afa a 38° circa, e tutto quello che di nuovo si è appreso in stazione, il treno arriva. Sistemo mio figlio su in carrozza, insieme alle altre due malcapitate, con un certo sollievo. Poi, in un bagno di sudore, corro finalmente alla macchina che ha ormai qualche grado centigrado in più rispetto alla temperatura esterna. Sono le 14. Siamo usciti alle 11 della mattina. Un po’ prima dell’ora esatta per fare qualche servizio, una capatina al bar, arrivare con calma alla stazione…Dovevo passare in banca, fare un po’ di spesa…Ormai a quest’ora è tutto chiuso. Torno a casa, mi riscaldo un pezzo di pizza e mi metto a riposo. Tra due ore mio figlio sarà al mare. Se l’avessi accompagnato in macchina fino a lì, ora sarei già in spiaggia anche io…ma sbagliare fa parte del gioco; è bene farsene una ragione.
Scritto da: Antonietta Pistone


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