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Lettera aperta agli imprenditori di buona volontà…

Scritto da redazione il 22/5/2011


Lettera aperta agli imprenditori di buona volontà…

Foggia, città delle fosse granarie, città prediletta di Federico II,
Città del terrazzano raccoglitore di impareggiabili verdure spontanee e artista dei sapori, città della mena delle pecore, dei tratturi-museo a cielo aperto, città del vento vincente contro lo smog e naturale produttore d’energia, città della musica giordaniana, città degli ipogei, città delle necropoli, città dei tesori nascosti, città del trittico della salute grano-vino-olio, città del più grande Acquedotto d’Europa, città delle più avanzate strade ferrate del Sud, città del bel canto, città aperta ai forestieri, città senza frontiere, città della seconda pianura d’Italia, città del pomodoro-oro rosso.

E si potrebbe continuare all’infinito…Ma a guardare bene oggi verrebbe di dire città dei rifiuti, città delle speculazioni edilizie, insomma città del mattone…

Giganteschi edifici si affacciano su radure deserte, molti hanno finestre chiuse e balconi senza vita…
Poche anime o nessuna le abita…
Qualcosa di disumano avanza nelle nostre periferie e rischiamo di perdere la nostra memoria, una sorta di diffuso alzeimer culturale che appiattisce i pensieri e nega i nostri sogni, ebbri di un vuoto e cementato presente barcolliamo annebbiati verso un futuro senza futuro…

I nostri giovani sono costretti a espatriare smarrendo le radici…
I nostri bambini rischiano di non sapere da dove provengono e quale storia racconta chi sono…
Non è l’incubo di sognatori senza le ali e incapaci di atterrare senza cadere, è una voce che si alza per chiamare a raccolta coloro che hanno trovato ricchezza sul suolo di questa generosa città e possono ora farle il dono che merita…

Il più grande silos d’Europa, “Silos del grano”, esempio unico di archeologia industriale, giace morente in Via Manfredonia Angolo V.le Fortore.
Tutti si chiedono il perché di tanta indifferenza, tutti vogliono sapere perché nessuno sguardo attento si posa su un edificio di tanta imponenza.

Sembra avere la forza di sfidare il tempo nonostante l’incuranza di cittadini che si sentono piccoli mentre alzano gli occhi per osservare fino in alto la monumentalità di un edificio che parla di storia di fatica, di sudore, di progresso, di evoluzione, di produzione, di ricchezza e ora resiste come un vecchio orso che si lecca le ferite.

Incute un certo rispetto, neppure i senzatetto lo prendono d’assalto, intimoriti dalla sua mole…Un gigante buono che trascina i suoi giorni a colpi di noncuranza.

Nessuno comprende la sua utilità e nessuno si sa spiegare il perché stia lì abbandonato, testimone sconosciuto di un passato che non ha neppure la velleità di essere ricordato…

Questo è un appello a tutti gli imprenditori di buona volontà che per un attimo si fermino a immaginare bene quello che un giorno si potrebbe dire di negativo di questa città, che ancora non sia stato detto.



Un appello rivolto a loro, non perché debbano sentirsi cittadini più responsabili degli altri, ma perché sappiano dimostrare un atto di generosità che questa città merita, segno del riconoscimento di un’appartenenza a un territorio, la cui storia uno splendido edificio del passato contribuisce a testimoniare con la sua sopravvivenza…

Che sia il riscatto per Foggia e per i suoi “costruttori” dall’appellativo di essere città dal mattone facile e inutile.

Antonietta Ursitti per “gli Amici della domenica”


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