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Lettera aperta al Sindaco di Foggia

Scritto da redazione il 4/3/2011


Lettera aperta al Sindaco di Foggia

Gentile sindaco,

vorrei mostrarle questa foto:
un comò ed un frigorifero abbandonati in quello che resta di una piccola piazza. Faccia caso alla data in basso a sinistra. La foto è stata fatta il primo marzo. Oggi è il 3 marzo, e la condizione della piazza è immutata. Questo vuol dire che una piazza a pochi passi da Palazzo Dogana e dal Comune da tre giorni è una discarica (quattro se si considera che il frigorifero era lì dal giorno prima). Non è una situazione eccezionale, dovuta a qualche infelice combinazione. E' la condizione normale di quella piazza. Potrei documentarglielo con altre fotografie scattate in momenti diversi.
Proviamo a ragionare su questa fotografia. Se in una piazza per tre giorni sono abbandonati un frigorifero ed un comò, vuol dire che da quelle parti non è passato in tre, quattro giorni, un solo vigile urbano. C'è l'altra possibilità, ossia che il vigile urbano sia passato e abbia fatto finta di nulla, ma è una possibilità che non voglio considerare. Perché? Perché in una zona che sta soffrendo così tanto - e lei lo sa bene - non passa un solo vigile urbano per diversi giorni? Perché questo abbandono, questo disinteresse, questa incuria? C'è una precisa responsabilità dei vigili urbani, certo; ma le ricordo che la legge attribuisce al sindaco il potere e l'onere di intervenire per prevenire e contrastare "le situazioni in cui si verificano comportamenti quali il danneggiamento al patrimonio pubblico e privato o che ne impediscono la fruibilità e determinano lo scadimento della qualità urbana" (Decreto ministeriale 5 agosto 2008, "Incolumità pubblica e sicurezza urbana", art. 2). Perché non lo fa?
Non si tratta solo di qualità urbana, naturalmente. Si tratta di qualità umana. Perché lì abitano persone, perché intorno a quella piazza crescono bambini. C'è una pedagogia delle cose che maneggiamo, dell'asfalto che calpestiamo, dei vicoli e delle piazze che attraversiamo. C'è un'ingiunzione che ci viene dai luoghi in cui viviamo: è, può essere, un'ingiunzione positiva o negativa, può dirci "tu sei un cittadino, tu vali, tu sei importante", ma può anche dirci "tu non esisti, non conti, non vali". Contro l'ingiunzione che viene dalle cose e dai luoghi poco conta l'educazione intenzionale. Ci provi lei, signor sindaco, a persuadere uno dei ragazzini di quel quartiere che è importante, che è un cittadino con dei diritti, che può sperare ed avere fiducia nel sistema.
All'indomani dell'atto vandalico che ha semidistrutto la tetra aiuola al centro della piazza, non inopportunamente ribattezzata "tavuto" dai residenti, lei ha dichiarato a un giornale: "Quella piazzetta é nostra e vogliamo averne cura, perchè vogliamo avere cura di noi." Non lo ha fatto, e la fotografia lo dimostra. Dubito anche che possa rientrare nel concetto di "aver cura" di un luogo il progetto di risistemazione della piazza per il quale sono stati stanziati quattromila euro; progetto che prevede, se non ho capito male, la rimozione della aiuola-bara e delle panchine e la pavimentazione della piazza. Stando così le cose, questo significherebbe aumentare semplicemente lo spazio a disposizione per la discarica, peggiorare lo squallore e l'abbandono della piazza. Se c'è la discarica ora che ci sono le panchine - e posso sottoporre alla sua attenzione una fotografia in cui un residente è seduto su una panchina letteralmente sommerso dall'immondizia -, non immagina cosa diventerà senza panchine?
Aver cura è un'altra cosa. Aver cura dei luoghi è tutt'uno con l'aver cura della gente. Lei ha avuto parole molto dure per i "vigliacchi", per la "gentaglia" che ha distrutto l'aiuola-bara la note di capodanno. Erano solo ragazzini di quartiere. Non li giustifico, né condanno. Cerco solo di capire. Foggia è una città caduta in un circolo vizioso: la povertà genera degrado ed ignoranza, che a loro volta generano povertà. Chi cresce in mezzo al degrado produce degrado. Non necessariamente, sia chiaro; non esistono leggi, quando si parla di esseri umani. Ma mi meraviglierei se accadesse il contrario. Io sono quasi grato a quei ragazzini che hanno minato nottetempo la bara. Perché hanno mostrato il disagio, la sofferenza. Non voglio vivere in una città che ha discariche a cielo aperto, ma non vorrei nemmeno vivere in una città che nasconde la polvere sotto il tappeto, che maschera il disagio e la sofferenza. Quello che è importante è fare attenzione ai sintomi ed intervenire sulla cause prima che sia troppo tardi. Prima che la ferita vada in cancrena.
A pochi metri dalla piazza con la bara c'era l'edificio del mercato rionale, la vera anima - viva, vociante, colorata - di quel quartiere popolare. Poi si è deciso di smantellarlo e di rifarlo interamente con i fondi europei. Ne è venuto fuori un gran bell'edificio, perfino imponente. Una grande occasione per il quartiere. Una politica attenta, una politica dell'aver-cura avrebbe messo l'edificio a disposizione del quartiere, vi avrebbe creato una biblioteca di quartiere, una sala per anziani, una ludoteca, un consultorio. Nulla di tutto questo. Si è deciso di farne una pinacoteca. Qualche giorno fa ho chiesto agli impiegati se qualcuno del quartiere ogni tanto va a dare uno sguardo. Si sono messi a ridere. Vecchia, pessima politica.
Non voglio buttarle la croce addosso, so perfettamente che amministrare questa città è estremamente difficile, anche per la grave situazione di deficit. Ma ci sono alcuni passi che vanno fatti, alcune scelte che sono necessarie ed urgenti. In una città in cui la politica è da sempre clientelismo, in cui il voto si compra con la promessa di lavoro, quando non con il pacco di pasta o la cena, bisogna fare il gesto di rottura di andare nei quartieri, aprire tavoli di confronto con la gente, ascoltarne i problemi, individuare insieme la soluzione. Non c'è altra via per risollevare Foggia dall'incubo in cui è piombata.
Senza questa scelta metodologica, senza questa opzione si continuerà a fare vecchia politica. Con le migliori intenzioni, magari; con onestà e correttezza, anche. Ma vecchia politica.
A lei la scelta.

Buon lavoro,
Antonio Vigilante


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