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Lettera pervenutaci il 3 ottobre scorso da Giovanni Gesmundo

Scritto da redazione il 8/10/2013


Lettera pervenutaci il 3 ottobre scorso da Giovanni Gesmundo

Abituati come siamo alle catastrofi internazionali, ai disboscamenti planetari, non ci accorgiamo di quello che
succede sotto i nostri occhi, (non quelli dei corrispondenti speciali da qualche terra lontana), ma sotto casa nostra…
A Foggia quella che era un area “pubblica” adibita a piazza e giardino, già 50 anni fa fu destinata a mercato coperto:
il cantiere iniziato, e la costruzione quasi terminata, rimase in abbandono per quasi altri 30. Nel cantiere abbandonato
un seme di un albero di olmo che prima adornava una strada molto curata, decise di germogliare ed in 30 anni
l’albero prese forma -autonomamente e senza potature- diventando una pianta con una folta chioma e con un fusto
alto almeno 20 metri e diametro di 1,5.
Stamattina questo gioiello della natura, è stato brutalmente abbattuto a spintoni e a colpi di pala meccanica. Il fusto
dilaniato ed a brandelli, è rimasto lì pronto per essere sepolto sotto i detriti ed il cemento del nuovo cantiere che non
risparmierà un solo metro quadro.
Una barbarie anche nell’abbattimento, nell’uso della pianta, altra terra tolta al piacere di tutti e destinata al profitto
privato, in barba ai discorsi sulle sorti planetarie, alla salvaguardia del territorio, al buco di ozono. Per l’ombra che
garantiva l’albero nelle giornate estive nessun problema, ci penseranno i sei piani di cemento…


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