GazzettaWeb.info
COLLABORA
corsi
ParlarePubblico
Sei qui: GazzettaWeb
Invia questa pagina ad un amico Versione stampabile

Libertà religiosa in Italia? Siamo sicuri?

Scritto da redazione il 31/7/2011


Libertà religiosa in Italia? Siamo sicuri?

In base all’articolo 8 della Costituzione italiana le religioni diverse da quella cattolica regolamentano i propri rapporti con lo Stato Italiano mediante la stipula di un'intesa. L'intesa si propone di regolamentare tutte le relazioni tra la vita spirituale e quella civile di un cittadino italiano di una specifica religione. Questi aspetti comprendono ad esempio il riconoscimento dei luoghi di culto, il riconoscimento delle festività religiose, le procedure per la sepoltura, l'insegnamento della religione nelle scuole ed altri ancora. L'Intesa introduce anche la possibilità di accedere all'otto per mille del gettito fiscale che lo Stato destina alle religioni riconosciute.

La procedura per le intese è parte fondante dell’ordinamento giuridico italiano nel quale – così come nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo – si garantisce libertà di pensiero, coscienza e religione. Molte confessioni religiose tuttavia, ancora oggi, attendono l’approvazione delle loro intese con lo Stato italiano.

L'Unione Buddhista Italiana (1)firmò una prima volta l'intesa con il Governo D'Alema il 20 marzo 2000, dopo una lunga fase di trattativa, cominciata nel 1987. Il relativo disegno di legge venne presentato dal successivo Governo Amato alla Camera dei Deputati il 25 maggio 2000 (atto n. 7023 – XIII Leg.) e assegnato alla 1^ Commissione Affari costituzionali in sede referente che ne iniziò la trattazione il 20 luglio 2000 (Relatore On.le Maselli) senza ulteriore esame fino alla fine della legislatura (2).

Il 28 giugno 2004, venne nuovamente siglata l’intesa con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta, tuttavia, il Consiglio dei Ministri non ebbe modo di esaminare ed approvare l’accordo prima della fine della legislatura.

Il 4 aprile 2007, l’intesa è stata nuovamente firmata con il Governo Prodi, ma mai presentata al Parlamento a causa anche questa volta della fine della legislatura.

Il 14 aprile 2010, d’iniziativa dei Senatori Malan, (PdL) e Ceccanti (PD), veniva presentato al Senato il disegno di legge (Atto n. 2104) di approvazione dell’intesa firmata il 4 aprile 2007.

A sua volta il Governo Berlusconi il 13 maggio 2010, approvava il disegno di legge di approvazione dell’intesa, poi presentato al Senato l’8 giugno 2010 (Atto n. 2236). I due disegni di legge sono stati riuniti e assegnati in sede deliberante alla 1^ Commissione Affari Costituzionali.

Medesimo iter (iniziativa parlamentare e poi iniziativa di Governo, riunione e assegnazione in sede deliberante alla 1^ Commissione Affari Costituzionali del Senato) seguivano le intese tra lo Stato e la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (c.d. Mormoni), la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa meridionale, la Chiesa Apostolica in Italia, l’Unione Induista Italiana e i Testimoni di Geova.

I lavori della 1^ Commissione hanno registrato un generale e trasversale consenso all’approvazione delle intese da parte dei vari schieramenti politici, salva la significativa opposizione della Lega Nord Padania che, per quanto riguarda in particolare l’UBI, il 3 agosto 2010 ha presentato, con evidente intento defatigatorio, una serie di “emendamenti” che in buona sostanza irridono al provvedimento e pongono in dubbio la serietà e affidabilità dell’UBI quale interlocutore dello Stato italiano.

In breve la Lega richiede:

che il provvedimento sancisca che le attività dell'UBI siano condotte senza il ricorso a tecniche di condizionamento psicologico basate sull’abuso della credulità popolare;

che il diritto ad istituire scuole, per l’UBI, sia subordinato alla condizione che esse rispettino la libertà di coscienza di tutti gli alunni e le alunne, nonché delle loro famiglie;

che le pubblicazioni, gli atti, stampati e simili siano scritti in italiano o corredati di traduzione a fronte;

che siano soggette a controllo parlamentare l'istituzione di nuovi enti religiosi buddhisti, la modifica delle regole di funzionamento degli attuali enti, nonché la rendicontazione dell'utilizzo dell'8xmille;

la soppressione della garanzia di libera comunicazione dell'UBI con le organizzazioni buddhiste che ne fanno parte;

la soppressione del diritto di mantenere il segreto d’ufficio per i ministri di culto;

la soppressione del diritto di esonero dal servizio di leva o della possibilità di servizio civile per i ministri di culto e per gli altri appartenenti all'UBI in caso di ripristino del servizio di leva;

la soppressione del diritto a rispondere a richieste di contributi allo studio del fatto religioso provenienti dal mondo della scuola;

la soppressione del riconoscimento di qualsiasi festività religiosa buddhista;

la soppressione della deducibilità dal reddito imponibile IRPEF delle erogazioni liberali fatte in favore dell'UBI;

la soppressione di qualsiasi provvidenza in materia cimiteriale.

Dopo questa raffica di “emendamenti” (altri si sono abbattuti sulle restanti intese all’esame della Commissione), il dibattito è rimasto sospeso fino al 13 luglio scorso, allorchè sono state approvate le sole intese con gli Ortodossi e con gli Apostolici, secondo informazioni per le vie brevi esendo state rinviate alla discusione in Aula le intese con i Mormoni, i Testimoni di Geova, i Buddhisti e gli Induisti.

Questa ennesima dilazione assume così il carattere di assoluta discriminazione nei confronti di dette confessioni religiose che, dopo aver superato il vaglio della magistratura amministrativa e del Governo, si sono viste immediatamente accolte nella sede deliberante, per essere, all’agitarsi dei soliti contrari, affidati all’Aula e all’imponderabilità di effimeri giochi di alleanza, in un momento in cui essi assumono un particolare rilievo per la sopravvivenza del Governo e della maggioranza politica.

19 luglio 2011

Note

(1) L'Unione Buddhista Italiana (UBI) è stata fondata a Milano nel 1985 dai centri buddhisti di tutte le tradizioni, che sentivano la necessità di conoscersi, unirsi e cooperare, come è accaduto in altri Paesi europei (Francia, Germania, Austria, Olanda, Spagna, Portogallo, eccetera). L'UBI è infatti nata con lo scopo di rispondere alle numerose richieste degli italiani interessati al buddhismo e dei praticanti buddhisti, per aiutare la conoscenza e la pratica degli insegnamenti del Buddha secondo le diverse tradizioni presenti in Italia e sviluppare le relazioni tra i vari centri sia in Italia che in Europa.

L'insegnamento del Buddha Sakyamuni si è diffuso nel corso dei secoli in gran parte dell'Asia, entrando in contatto con culture nazionali diverse e integrandosi ad esse. L'insegnamento è innanzitutto un cammino religioso, che si propone anche come modo di vita da seguire e praticare per promuovere un avvenire di pace, tolleranza e fraternità tra i singoli e tra i popoli.

L'UBI è stata riconosciuta, su conforme parere del Consiglio di Stato, come ente morale con personalità giuridica con decreto del Presidente della Repubblica 31 gennaio 1991. Associata all'Unione Buddhista Europea, attualmente riunisce 45 centri di pratica, che seguono le tradizioni Theravada (Sud-Est asiatico), Mahayana Zen (Estremo Oriente), Mahayana Vajrayana (Tibet). Attualmente la stima dei praticanti buddhisti in Italia è di circa 50 mila persone, cui si possono aggiungere circa 10 mila frequentatori saltuari ed altri 10 mila buddhisti di provenienza extracomunitaria.

(2 )I lavori parlamentari sono andati di pari passo con quelli del coevo disegno di legge per l’approvazione dell’intesa con i Testimoni di Geova, anch’essa firmata dal Governo il 20 marzo 2000.
Giorgio Raspa(Presidente dell'UBI)


Gazzetta Web