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Marcello Veneziani al Festival del Cinema Indipendente di Foggia

Scritto da redazione il 4/12/2010


Marcello Veneziani al Festival del Cinema Indipendente di Foggia

Le classi del liceo scientifico G. Marconi incontrano l’editorialista per una lezione sul Risorgimento italiano in occasione della proiezione del film I Viceré.
È stata un’autentica lezione sul Risorgimento italiano quella che Marcello Veneziani ha rivolto al pubblico numeroso di docenti e giovani del Liceo scientifico G. Marconi di Foggia, incontrandoli a Palazzo Dogana, in occasione della commemorazione dell’Unità d’Italia celebrata al Festival del Cinema Indipendente, sabato 27 novembre 2010. Dopo la proiezione del film I Viceré che, attraverso le alterne vicende di una famiglia siciliana, mostra lo spaccato della tipica italietta preunitaria, dominata dalle convenzioni e dal perbenismo di facciata, capace di travolgere sentimenti immortali ed eterni per sacrificarli al patriarcato di maniera, l’editorialista ha coinvolto gli spettatori in una convincente e piacevole conclusione sul tema unitario. La tesi sostenuta da Veneziani è che sarebbe necessario recuperare il senso civico dello stato per ricostruire un’identità del popolo italiano che, durante gli ultimi anni, ha smarrito se stesso negli scandali legati alla criminalità organizzata, ai fenomeni mafiosi, alla questione dei rifiuti, al degrado ambientale e sociale in cui molte città del mezzogiorno sono precipitate, non ultime la città di Napoli e la nostra stessa Foggia, ora flagellata anche dal problema del black out per le strade. I disagi del sud sono, però, condivisibili con quelli di tutte le altre città italiane, anche con quelle del centro nord. L’evasione fiscale e l’abitudine a risolvere le questioni con il furto alla Pubblica Amministrazione sono ormai esplose in dimensione incontenibile, causando i mali più o meno cronicizzati, derivati dall’attuale sperpero delle risorse economiche disponibili. Un’attenta analisi storica, però, consente di risalire ad un mancato senso civico che rende impossibile l’attenzione ed il rispetto per lo Stato, in quanto Istituzione. E ciò, per Veneziani, sarebbe avvenuto per il fatto che restarono estranei al processo di unificazione i contadini del Mezzogiorno, che spesso diedero vita insieme ai disertori al fenomeno del Brigantaggio meridionale; il mondo cattolico in generale, perché l’unificazione fu avvertita come un fatto essenzialmente laico; e lo stesso Mezzogiorno italiano, che visse un notevole declino dopo l’Unità. Sul progetto del federalismo laico di Cattaneo, e su quello cattolico di Gioberti, vince il programma unitario che riunifica la penisola sotto la dinastia dei Savoia. Ma l’Italia unita esiste già, di fatto, sia per la sua dimensione territoriale e geografica di penisola; sia per la realtà storica, come Italia dei Cesari o dei Papi. E prima di Garibaldi e di Cavour, l’Italia unita fu fatta dalla Letteratura di Dante, Petrarca, Manzoni. Ma anche dallo spirito religioso della civiltà cristiana. E, ovviamente, dai padri del Risorgimento, tra i quali vanno ricordati anche Mazzini e Rosmini, filosofi dello spiritualismo italiano, come i già richiamati federalisti Gioberti e Cattaneo. Voler semplificare e ridurre l’italianità alla Carta Costituzionale è, per Veneziani, un modo per sminuire la ricchezza ed il valore dell’essere italiani. Ricchezza che deve essere recuperata fino in fondo a partire dall’unità linguistica del popolo che italiano si riconosce. Sono d’accordo sulle tesi espresse dal giornalista, che è riuscito a mantenere il silenzio in una sala gremita di pubblico giovanile, provato nella capacità di reggere la concentrazione per aver già assistito con attenzione a due ore di proiezione filmica. Non concordo però con l’affermazione di Veneziani sulla necessità di recuperare un senso civico dello stato che, per quel che credo, non è andato smarrito, per il semplice fatto che non è mai esistito. “Fatta l’Italia, si tratta ora di fare gli italiani” è una frase attribuita a Massimo D’Azeglio che risuona oggi quanto mai attuale. Perché ad un progetto unitario, non ha mai corrisposto nella storia del Risorgimento un reale senso dell’italianità, difficile da costruire perché sempre ostacolata dal federalismo regionale, dalla molteplicità dei dialetti e dalle differenti tradizioni storiche delle province.
Scritto da: Antonietta Pistone


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