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Mettiamoci in cammino per “essere a casa” al più presto

Scritto da redazione il 5/1/2013


Mettiamoci in cammino per “essere a casa” al più presto

Rieccomi qui, dopo le vacanze natalizie. Sono seduta davanti al monitor, a casa. Dovrei scrivere un altro articolo per questa rubrica. Ma, per la prima volta, non ho l’idea giusta per il pezzo. Potrei parlare della politica, così movimentata in questi ultimi giorni, con l’ingresso di Monti in campagna elettorale, in attesa che venga ufficializzata la sua lista Monti per l’Italia. Potrei dirvi di Bersani, che ha stretto alleanze di ampia portata nel suo PD, con Renzi e con Vendola, a destra e a manca. O della ridiscesa in campo di Berlusconi. A che numero siamo? Ho perso il conto delle volte che si è ripresentato in politica dopo aver simulato un passo indietro…Eppure non mi va di scrivere di argomenti triti e ritriti da tutti i telegiornali e dai giornali quotidiani. Mi sembrano scontati, oltre che obiettivamente difficili da discutere, perché mai come questa volta si rischia di consegnare il paese alle destre, come dice Grillo dalle sue cinque stelle, se non si fa attenzione.

Potrei allora parlare di argomenti religiosi. Domani si festeggia l’Epifania, volgarmente ricordata come festa della Befana. Forse la festività più attesa dai bambini che aspettano l’arrivo della generosa vecchina, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio. Molti ricevono la classica calza della befana, piena di dolci e leccornie di ogni tipo se sono stati buoni, e di carbone se hanno fatto arrabbiare mamma e papà, o giocattoli e spiccioli d’euro per le loro innumerevoli richieste.

Mentre la festa di precetto, ormai quasi dimenticata dai più per la deriva consumistica dell’Epifania, ricorda l’arrivo dei Re Magi alla grotta di Betlemme con i loro doni, oro, incenso e mirra, per omaggiare Gesù Bambino. Ricorrenza che viene anche accostata alla cerimonia del battesimo che, per i credenti cattolici, significa la purificazione dal peccato originale ma anche, contestualmente, l’ingresso nella comunità dei fedeli, che accoglie il nascituro con amore fraterno. E per l’occasione ho trovato questa Madonna, che vi ripropongo nell’immagine dell’articolo, che è dolcissima nell’amorevole gesto della madre che si china sul figlio in atto di assoluta devozione.

Eppure, continuo a provare un tale disagio! E il mio disagio deriva dal fatto che ho sentito, in questo Natale appena trascorso, la gioia del vivere in famiglia, tra persone che si amano molto, unitamente al senso disperato di solitudine e di impotenza che deriva dal fatto di aver dovuto prestare le mie cure a chi, in famiglia, sta vivendo un’esperienza di sofferenza e di dolore. Un pesante e soffocante senso di frustrazione si genera quando non riusciamo ad essere pienamente come vogliamo, o a fare ciò che ci piace e in cui crediamo. Ed io, appartenente come voi alla categoria del genere umano, non ho sofferto di meno al dovermi negare, in un periodo che avrebbe dovuto essere di riposo, almeno gli svaghi più innocenti a cui aspira chi lavora ogni giorno con senso di responsabilità. Tutti abbiamo umanamente la necessità di staccare la spina. E quando ciò non ci è concesso, per un motivo o per un altro, scalpitiamo nel nostro cuore, soffrendo profondamente. Eppure, anche nel dolore di questo ultimo, triste Natale, ho poi capito che condividere vuol dire anche patire insieme a chi ci è caro. Ho capito il Natale di chi soffre perché angosciato nello spirito. Di chi sta male perché rattristato dalle sofferenze fisiche e dalla malattia del corpo. Ed ho poi finito per ammalarmi anche io, forse per sperimentare meglio cosa sia la gioia della sofferenza. Ho capito il Natale di chi non ha un tetto, né un letto caldo per dormire quando fa freddo, come in queste ultime notti. O l’imbarazzo di chi ha fame e non può permettersi un pasto caldo. Ho capito il dolore degli emarginati. La sofferenza di chi è solo al mondo. L’angoscia di chi è lontano dalla sua casa, dalla famiglia, o dalla propria terra. E ho sperato davvero che quell’amore di cui si parla tanto, perché è di moda, divenisse carne dalle parole, e divenisse nella realtà quel bisogno di casa e di famiglia che tutti abbiamo, e che questa festa, senz’altro la più bella dell’anno, ci ricorda. Ho, infine, compreso che Natale, se lo vogliamo davvero, è tutti i giorni, e che non abbiamo assolutamente necessità di attendere un altro anno per farlo di nuovo scoppiare nei cuori. Domani i Magi si recano alla grotta; la Befana cerca i suoi bambini; persino la politica italiana sta facendo grossi sforzi per trovare la sua strada, e questo non possiamo che augurarcelo tutti dal profondo del cuore, per il bene comune. Ma soprattutto è il momento di tornare agli affetti veri, quelli più cari, che ci fanno dire “sono a casa” anche se ne siamo fisicamente distanti, perché quando siamo in loro compagnia non ci manca nulla, e sperimentiamo la ricchezza che proviene dal loro amore. Vale la pena, dunque, di mettersi in cammino, come i cercatori di verità, come i saggi, come gli uomini di scienza o i cercatori di Dio. Perché abbiamo bisogno di una casa in cui ritrovarci, per festeggiare con maggiore consapevolezza tutti i Natali che abbiamo perduto, insieme a quelli che dovranno ancora venire.

Antonietta Pistone


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