GazzettaWeb.info
COLLABORA
corsi
ParlarePubblico
Sei qui: GazzettaWeb
Invia questa pagina ad un amico Versione stampabile

Morire per le proprie idee

Scritto da redazione il 28/1/2011


Morire per le proprie idee

Essere disposti a morire per le proprie idee, nell’immaginario collettivo, viene ritenuto sempre di più un comportamento da eroi, in qualche caso da uomini di grande coraggio, spesso da ingenui che mettono a repentaglio la loro vita per il semplice fatto di essere incapaci di farsi gli affari loro. Sento dai miei alunni i giudizi sui giudici Falcone e Borsellino, vittime della mafia, servitori di grande valore dello Stato italiano, professionisti come ce ne sono sempre di meno in giro. «Ma chi glielo ha fatto fare. Sono morti per qualcosa che non si può estirpare. La mafia ci sarà sempre». Non ricordano quando Giovanni Falcone diceva «La mafia si può vincere, perché è un fatto umano, e come tutti i fatti umani ha un inizio e una fine». Loro erano magistrati che hanno fatto il loro dovere fino in fondo, senza tirarsi indietro. Ma Saviano, no. Saviano è solo un giovane giornalista laureato in filosofia, che per il prurito di raccontare a tutti come stanno le cose in Campania ha scritto un libro che lo ha reso famoso, ma anche terribilmente inviso ai camorristi, tanto da aver bisogno, ormai, di una scorta di carabinieri che lo accompagni pedissequamente ad ogni passo che muove. È di Saviano che parlano i miei allievi quando si chiedono come sia mai possibile che un giovane di soli ventisette anni rinunci alla sua vita “normale” con gli amici e la ragazza per dare tutto allo Stato, al dovere di cronaca, all’Italia. Ma merita poi l’Italia, questo sacrificio? Chissà, lo stesso Saviano ha avuto dei dubbi, che lo hanno, di recente, portato a concludere che forse per lui sarebbe stato meglio emigrare all’estero. Non credo, però, per rendersi più difficilmente individuabile a chi lo conosce bene per quanto ha documentato e portato alla luce dei misteri italiani. Anche i filosofi, come Cristo e tutti gli altri uomini di valore della storia, sono stati coerenti con le loro idee fino alla morte. Socrate si è lasciato processare ed è morto per una legge ingiusta, che ha accettato fino in fondo, testimoniando le qualità del buon cittadino che rispetta le norme fino a quando non siano state modificate, sebbene le trovi non perfettamente conformi al bene della stessa città. Il filosofo dell’Agorà di Atene fu accusato di eresia, per il fatto di non credere agli dei ma di obbedire piuttosto al demone, la voce interiore della coscienza. E fu poi imputato anche per corruzione dei giovani attraverso l’arte del dialogo, suo metodo prediletto per fare filosofia, confrontandosi con l’interlocutore per metterlo alla prova sulla certezza delle rispettive convinzioni ideologiche. Bruno si è battuto fino alla fine per la libertà della scienza, che deve necessariamente essere ritenuta altra cosa dalla fede in Dio e dal dogma religioso. Ha lottato strenuamente contro il pregiudizio e la chiusura mentale dell’ambiente ecclesiastico, rispettoso dello spirito della dottrina cattolica contro ogni tentativo di manipolazione della verità rivelata da parte delle eresie protestanti e riformistiche sul tipo di quella luterana. Ha affermato con forza l’eliocentrismo e la sua teoria del cosmo infinito e di infiniti mondi, contro la concezione cattolica del tempo che voleva leggere la Bibbia come un testo di scienza e non solo di fede, in linea con il copernicanesimo e anticipando le teorie di Galilei sulla Rivoluzione scientifica. E per queste sue idee, anche materialistiche di Dio, di cui non riusciva a comprendere il dogma trinitario, mettendo in dubbio la sua vera natura divina e il suo essere nato dalla Vergine Maria, fu arso vivo a Roma, in Campo dei Fiori. La storia è feconda di grandi idee che hanno saputo camminare sulle gambe di uomini già condannati a morte prima di essere uccisi. Di uomini che hanno saputo sfidare le istituzioni per affermare il valore sacrosanto della verità in cui credevano. Gli uomini che, con il loro personale sacrificio, hanno saputo dire sì alla vita perché hanno saputo distruggere l’antico ed edificare il nuovo, diventando dei veri creatori di nuovi valori, come direbbe Nietzsche. Senza questi uomini la storia non avrebbe potuto correre avanti, e sarebbe rimasta indietro, con lo sguardo malinconicamente rivolto al passato. Ma i veri creatori sono duri, anche con se stessi. O forse, prima di tutto e soprattutto con se stessi. E la storia ci ha insegnato a dir loro presto addìo. Le loro idee hanno poi cominciato a muoversi su altre gambe. E le loro gambe sono diventate dieci, cento, mille, e molte più. I loro sentimenti hanno continuato a battere in altri cuori. Le loro parole sono state parlate da altre lingue. E sono arrivate a tutti, rendendoli, così, immortali.
Antonietta Pistone


Gazzetta Web