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NELLA CORNICE DELL’ANFITEATRO DEL PARCO ARCHEOLOGICO ANTONIO ORFANO’ PRESENTA “UPUPA MY DREAM IS MY REBEL KING 2 -The rebellion”

Scritto da redazione il 21/8/2010


NELLA CORNICE DELL’ANFITEATRO DEL PARCO ARCHEOLOGICO ANTONIO ORFANO’ PRESENTA “UPUPA MY DREAM IS MY REBEL KING 2 -The rebellion”

Questa sera ad Ascoli Satriano, ore 21.30, presso l’Anfiteatro del Parco Archeologico dei Dauni (collina Serpente), “La Chapliniana” Compagnia Teatro in collaborazione con Taormina Arte 2004 porterà in scena “UPUPA MY DREAM IS MY REBEL KING 2 -The rebellion” scritto e diretto da Antonio Orfanò, interpretato dallo stesso Orfanò affiancato in scena da Mattia Machiavelli, Lorenza Caroleo, Laura Geraci, Giulio Fazio, Andrea Di Vincenzo, Andrea Gambuzza, Teresa Timpano, Claudia Esposito, con le scenografie di Jantì La Rosa e suono di Hubert Westkemper.
Lo spettacolo, prodotto da “La Chapliniana” Compagnia Teatro in collaborazione con Taormina Arte, è inserito nella 1ª GRIFONISSIMA D’ESTATE organizzata dall'Amministrazione Comunale di Ascoli Satriano.
“Upupa my dream is my rebel king 2 - The rebellion” trae spunto da Gli uccelli di Aristofane. La commedia narra la vicenda di due vecchi ateniesi, Pistetero ed Evelpide, che, stanchi e disgustati della loro patria (dove imperversano delatori e maniaci dei processi), decidono di emigrare. Guidati da una cornacchia e da un corvo, raggiungono Tereo, un uomo trasformato dagli dèi in upupa, e gli manifestano la loro intenzione di stabilirsi in un luogo dove poter vivere tranquilli. Anzi Pistetero lancia a Upupa una proposta: fondare una città nell’aria, la cui particolare collocazione, tra cielo e terra, permetterà agli uccelli di comandare sugli uomini e diventare addirittura più potenti degli dèi...
Per Orfanò «II significato de IL MIO SOGNO È IL MIO RE RIBELLE esiste in tanti livelli quanti lo spettatore è pronto a percepire».
Dalla prima fase del dramma “LA RICERCA...”, si passa alla seconda dimensione: “LA RIBELLlONE ...”.
Lo smarrimento, la confusione, l'incertezza, la violenza degli eventi, sollecitano la fuga e la ricerca, rimettendosi così all’immaginifico quale misterioso, ineluttabile e insopprimibile valore di vita: l'uomo, quindi, spiega le ali evadendo da una realtà limitata, dissacrata e mortificata, pensando a un “mondo ideale” come giusto e legittimo corrispettivo: questo luogo utopico è “UPUPA” dove il mondo degli uomini è visto dall'alto e con distacco.
Così, in una sequenza onirica Pistetero immagina di ritrovarsi nel proprio mondo ideale cioè “UPUPA”, che è il rifugio, la speranza e il sogno dell'uomo e di ogni giovane in particolare.
Nel sogno tutto è perfetto, persino la malvagità del “Potere” è gentile: infatti, il “Potere” ingannatore s'intrufola nella nuova città e, servendosi dei propri poteri, abbaglia, avvince e priva Pistetero del proprio sogno (come quasi sempre accade ai giovani).
“UPUPA” muore: raggiunta la tanto desiderata felicità, l'impeto e l'impegno crollano. Ma Pistetero ha vissuto, sia pure per un attimo, il proprio “sogno”: un sogno che non muore, un sogno che l'uomo sempre canterà e che sempre inseguirà.
Risvegliatasi l'antica coscienza che lo aveva portato ad “UPUPA”, Pistetero si avvede della distruzione del proprio “sogno”.
Nella seconda “dimensione” del dramma - “LA RIBELLIONE” - Pistetero sciorina e brandisce la propria esplosiva e dignitosa “ribellione”: “IL MIO SOGNO È IL MIO RE RIBELLE”, come creatura vivente nel miracolo di una nevrotica e scalpitante “fantasia-certezza” in cui si concretizza una funzione di immagini e finzioni.
Lo spettacolo di Antonio Orfanò, secondo Emilia Costantini del Corriere della Sera, è «una parabola sulla fragilità dell’uomo, una “radiografia” psicanalitica delle sue debolezze, una leggenda moderna su temi antichi che però non soffre di risvolti pessimistici perché, alla fine di un’avventura realisticamente cruenta, trionfa comunque la fantasia...».
« UPUPA - dice Orfanò - è una metafora senza tempo, il simbolo della speranza che alberga nell’animo di ognuno di noi, e cioè quella per un mondo più bello, più tranquillo, più magicamente armonioso». UPUPA rappresenta cioè, secondo il suo autore, la misteriosa dimensione di un rifugio prenatale, l’agognato ritorno a una protetta condizione fetale.
Scritto da: RED


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