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NIETZSCHE E IL NAZISMO

Scritto da redazione il 21/6/2011


NIETZSCHE E IL NAZISMO

Terzo incontro del ciclo di Filosofia e Politica del Liceo “Marconi”

Interessante relazione del prof. Tortorella sulle manipolazioni del pensiero del filosofo tedesco
Dopo “La virtù politica in Platone” (relatore prof. Di Iasio) e “La Politica di Aristotele” (relatrice prof.ssa Pistone), con il prof. Giacomo Tortorella, già docente di filosofia e preside del “Poerio”, facciamo un salto di oltre due millenni con “La filosofia del superuomo di Nietzsche e il suo influsso sulle ideologie nazifasciste del Novecento”.
A ben guardare, però, le radici di quel passato remoto sono riconoscibili negli interessi del filosofo tedesco (di cui riportiamo un ritratto di Munch), che nel 1869 ottenne la cattedra di lingua e letteratura greca. Pur riconoscendo i meriti della civiltà latina, considerava il germanesimo emanazione diretta della civiltà greca, col culto dell’arte, il senso del bello, che lo proiettava verso il divenire, in virtù di una sorta di predestinazione.
Come guidare questo processo?
Uno dei pregi della civiltà greca era quello di porre dei valori, e cioè dare ordine e, poiché non c’è nulla oltre questa vita, occorre attivarsi per realizzare qui ed ora un avvenire migliore per l’uomo. È questo il compito delle intelligenze superiori e del superuomo (übermensch), perché chi è impegnato nell’assillo del quotidiano non ha la possibilità di riflettere, né c’è da sperare nell’aiuto dei politici, impegnati negli interessi personali.
Partendo dall’idea che “l’uomo è un cavo teso tra la bestia e il superuomo”, occorre superare l’attuale condizione di mediocrità, operando con genialità, una categoria che esalta l’individualismo e consente al superuomo di capire cosa davvero serve per migliorare se stesso e l’umanità. Un filosofo cattolico, Pietro Prini, riconosce l’intuizione del pericolo della massificazione delle coscienze. Considerato che über vuol dire anche “oltre”, sarebbe il caso di parlare di “oltreuomo”, come suggeriva Vattimo, proprio per auspicare una dimensione nuova dell’umanità. Difficile scardinare le etichette.
Il superuomo, con l’élite intellettuale, è dunque guida per il popolo in cui si incarna e che deve vivere in democrazia, senza piegarsi sul presente, ma proiettandosi nel futuro per realizzare una civiltà superiore. In questa ottica non c’è spazio per la misericordia, per la compassione (che considera una debolezza da combattere), per l’accettazione della sofferenza insita nella morale cristiana, definita “morale degli schiavi” e “malattia mentale”.
Rifacendosi, ancora una volta, al mito greco, Nietzsche rivaluta l’impulso apollineo che si materializza armonizzandosi nelle forme limpide della scultura ed esalta Dioniso, come incarnazione della volontà positiva, istinto, gioia di vivere che artisticamente si manifesta nella musica.
Il Nietzsche “travisato”
Come è stato utilizzato il pensiero di Nietzsche? Si sono concretizzate – secondo il prof. Tortorella – delle condizioni che ne hanno determinato la manipolazione, fino a fargli dire quello che non era nelle sue intenzioni.
Responsabile sarebbe la terribile sorella Elisabetta Förster-Nietzsche che, quando la malattia incalzava il povero Friedrich, ha raccolto le riflessioni degli ultimi anni, organizzandole in modo da travisare il pensiero di Nietzsche, adattandole    al nascente nazionalsocialismo. Si attaglia bene infatti, al nazismo la figura del supremo condottiero,conscio del suo destino, che rifugge dalla paura collettiva perché è animato da un coraggio che gli consente di affrontare anche situazioni contraddittorie, perché si crede al di sopra del bene e del male. In questa ottica il popolo lo seguirà, anche nelle nefandezze, convinto della bontà del risultato finale.
Emblematica, a questo riguardo, la questione ebraica, di fronte alla quale Nietzsche era stato di una severità radicale, addebitando agli ebrei tutte le colpe possibili. Negli ultimi tempi il ripensamento è altrettanto radicale, tanto che il nomadismo e il cosmopolitismo ebraico diventa la base dell’unione dei popoli europei e non solo. Ovvio che Hitler fosse interessato alla prima interpretazione e sappiamo come è finita.
Il filosofo dei “frammenti”
È risaputo che Nietzsche si esprima per riflessioni asistematiche e aforismi che moltiplicano le prospettive; possiamo anzi dire che, nel momento stesso in cui espone un significato, semina le tracce della sua manipolazione. È il filosofo dei “frammenti” che non consente una interpretazione univoca.
Illuminante ci pare lo studio di Roberto Dionigi (Il doppio cervello di Nietzsche) per cui l’uomo è al tempo stesso razionalità e ebbrezza, che non sono in contrasto, ma la risultante di due cervelli in cui si combinano “licenza di maschere e obbligo di identità, innocenza di divenire e necessità della decisione, fascino della complessità e passione del comando, ordine dionisiaco della festa e ordine politico della potenza: non c’è estasi né ascesi che possa decidere tra la forza di questi estremi”.
Su una personalità così complessa si sono cimentati studiosi di vaglia. Lukàcs sostiene che tra Nietzsche e l’ideologia nazista ci sia un nesso indissolubile. Nolte propone l’equazione Nietzsche-nazismo, con marxismo-movimento operaio. Domenico Losurdo (Nietzsche, il ribelle aristocratico) osserva come sia difficile rapportare direttamente Nietzsche col nazismo, anche per via del tempo che intercorre. Ne derivano due corollari: il nazismo può essere l’approdo di quel processo sociale di reazione aristocratica di fine ‘800 di cui il pensiero niciano costituisce un punto intermedio; tra nietzscheanesimo e nazismo si collocano, inoltre, la grande guerra e la rivoluzione bolscevica, eventi che possono segnare una frattura tra i due tempi storici.
Nietzsche resta comunque l’autore di alcuni “frammenti” significativi. Era severo con gli ebrei,”i più grandi odiatori che siano mai esistiti”; era drastico con gli uomini “malriusciti”: “I deboli e i malriusciti devono perire. Questa è la legge del nostro amore per gli uomini”. Che dire poi della sua considerazione della donna?: “Vai da una donna? Non dimenticare la tua frusta”. In dispregio dell’uguaglianza dei cittadini scrive che “Tutto ciò che blandisce, che allevia e porta avanti il ‘popolo’ o la ‘donna’, opera in favore del suffragio universale, cioè a dire del dominio dell’uomo ‘inferiore’ “. È drastico sul cristianesimo: ”Occorre mettere i guanti quando si legge il Nuovo Testamento, la vicinanza di tante sozzure vi si costringe”.    (E meno male che era di figlio di un pastore protestante!).
Potremmo continuare,    ma finiremmo sul terreno scivoloso dell’estrapolazione dei frammenti. Nietzsche è ancora oggi una foresta da districare e non c’è da meravigliarsi se in tanta vastità di argomenti i nazisti abbiano attinto a piene mani.
Forse aveva ragione Karl Löwith quando nella sua autobiografia del 1940, a proposito di Nietzsche, scriveva: “Un abisso lo separa dai suoi divulgatori senza scrupoli, eppure egli ha preparato loro la strada che lui stesso non percorse”.
Vito Procaccini
    


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