GazzettaWeb.info
COLLABORA
corsi
ParlarePubblico
Sei qui: GazzettaWeb
Invia questa pagina ad un amico Versione stampabile

PENSIERI DI UN MARINAIO…

Scritto da redazione il 21/10/2012


PENSIERI  DI  UN  MARINAIO…

con la penna alpina sul berretto


Nell’età che inclina alla vecchiaia, sovente riemergono sentimenti di profonda riflessione che le distrazioni e i pensieri degli anni verdi, rivolti ad auspicate giuste aspirazioni di gioventù, non sempre lasciano spazio a meditazioni. Così, traggo spunto da una toccante poesia di Renzo de Martino, “Cala del Morto”. Con la sua innata sensibilità di poeta, l’illustre letterato de Martino instaura un immaginario, mesto monologo diretto all’ignoto morto in guerra, spinto dalle correnti marine diverse decine di anni fa, approdato e sepolto in una cala dell’isola Maddalena, definendo la sorte del povero caduto: “… estremo tributo al dèmone della guerra…”
        
         La guerra, stolta e insensata falce che recide la migliore gioventù di vinti e vincitori, alla fine del conflitto, tirate le somme, in termini di vite umane perdute e sperpero di risorse economiche, gli uni e gli altri risulteranno inesorabilmente perdenti. E’ lo scotto che l’essere umano, pur dotato di intelligenza, paradossalmente accetta ed è costretto a pagare un pesante tributo alle inutili e talvolta superflue lotte. Dalla notte dei tempi, con le prime socializzazioni, l’uomo preistorico spesso si è    scontrato con un altro cacciatore per il possesso di una preda abbattuta. E da allora egli ha proseguito il suo cammino fino ai nostri giorni andando irresponsabilmente sottobraccio con la guerra, lasciando morti in ogni angolo della terra. Uno viene riproposto dalla poesia    “Cala del Morto” che Renzo de Martino, osservando l’anonima tomba, conclude con accorata, mesta riflessione:    “…non c’era un nome sulla consunta croce, / non un fiore sulla nuda zolla / a consolarti d’essere sottratto / al pianto della madre o della sposa…” Sono i versi più toccanti della poesia, riconducibili a tanti figli di mamma caduti in tutte le guerre.
        Rimane il mistero dello sconosciuto morto, probabilmente un marinaio, che forse nel perpetuo sonno, da uomo di mare, si è lasciato trasportare dalle onde approdando su quella spiaggia per essere cullato dal placido sciabordio della risacca a lui tanto familiare. Chissà…

         Avendo trascorso una vita nella Marina militare e idealmente ancora col solino blu sulle spalle, la poesia “Cala del Morto” mi sollecita un riverente commosso pensiero per quei poveri marinai caduti e affondati con le loro navi, e dico, parafrasando un verso del poeta de Martino,    morti    senza un fiore, negati al pianto dei loro familiari!    
         Le mie radici ancora traggono linfa da una terra montana in cui i miei antenati, parenti e concittadini da sempre hanno militato negli Alpini. Non posso perciò non sentirmi io stesso alpino, per cui, assieme al solino da marinaio sento di avere sul berretto anch’io la penna nera. E mi tornano in mente i tanti nostri giovani alpini della ritirata russa, i quali, stremati dalla fatica, dalla fame, con le scarpe rotte e sferzati dalla micidiale tormenta invernale della steppa, s’accasciavano sulla neve per non rialzarsi più. Rimanevano immobili, subito stecchiti, con gli occhi di ghiaccio fissi al cielo. Né poteva venir loro il soccorso dei fraterni commilitoni costretti a continuare la marcia per non restare inchiodati sul ghiaccio. Sfiniti anche loro, potevano solo rivolgere a quei morti un doloroso addio con fugaci sguardi annebbiati dalle lacrime. E quante altre lacrime amare nelle case lontane, appena i rintocchi a morto delle campane annunciavano notizie funeste: dolorosi frutti della guerra, da tutti avversata, ma sempre e ovunque stoltamente alimentata!
                                                                                                                                                                                        
                                                                                                     Giovanni Presutti


Gazzetta Web