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PENSIERI FILOSOFICI IN LIBERTÀ (la filosofia del meriggio)

Scritto da redazione il 14/6/2011


PENSIERI FILOSOFICI IN LIBERTÀ (la filosofia del meriggio)

L'amor proprio, cioè una sintesi di ciò che vorrebbe dire l'amore di patria. (1)

Perché l'amore di mamma è un'altra cosa, non è altrettanto coinvolgente? Non sono le mamme a piangere per prime la perdita dei soldati –propri figli- che si immolano per difendere i confini altrui? (2)
Oppure l'amore della propria vita? Sintesi letargica dell'inesprimibile? (3)

di Arcebuzio Quilmavìa

Spezzettare

Oggi vorrei fare un piccolo gioco. Prendo il dizionario della lingua italiana (quanta polvere) e lo apro a caso. I miei occhi –non è vero- cadono casualmente su sei parole (una menzogna incredibile).

Apoteosi –Irrealtà – Destino – Querelle – Energia - Combinazione

Trovo che sia più divertente spezzettare ciascuna parola, lettera per lettera. Prendo le prime e poi le seconde lettere.

A -I-D-Q-E-C-P-R-E-U-N-O

E via dicendo. Sembra un gioco abbastanza cretino, simile allo Scarabeo o allo Scrabble. Per un momento mi sono illuso di dire qualcosa di vero, ma non è così. C’è bisogno di tempo e ci devo pensare un po’, ma non è automatico che funzioni: è una mera ipotesi.
La scomposizione funziona allo stesso modo utilizzando altre lingue. Per esempio, la lingua dei padroni del mondo, cioè l'inglese.
Non lo so come si traduca apoteosi e non me ne importa granché. Anzi, la traduzione la riservo a chi conosce molto a fondo le lingue straniere. Io non sono un poliglotta. Mi perdo fra sintassi, ortografia e difficoltà nel comunicare. Figuriamoci se mi mettessi, caso raro nella mia vita, a padroneggiare un'altra lingua.
Perché le singole lettere, poi, diventano completamente inutili? Non è giusto. Se dicessi energia, direi qualcosa. E se prendessi la singola lettera “e”? Perché le facciamo tutto questo? Non potremmo concederle un significato parziale? Una porzione di energia? Una piccola dose? È la prima lettera e mi sembrerebbe giusto, sensato e democratico. I primogeniti hanno sempre un trattamento di tutto rispetto.
Io ho il rispetto delle minoranze. I politicanti da strapazzo non potrebbero farci nulla. Non si può espellere la lettera “e”, è da dementi. Eppure, non vediamo l'ora di mandare via i rom, fuori dal nostro paese. Come se fossero la fonte di tutti i nostri problemi. Trattiamo peggio degli animali coloro che fanno parte comunque del nostro tessuto sociale. Non mi venite a dire che non si lavano e che sono sporchi. Chi non si dimentica ogni tanto di darsi una bella sciacquata? Può capitare di andare    di fretta, c’è il tesserino da timbrare, e qualche cosa ci può sfuggire dalla mente. Poi, cosa vuol dire essere sporchi? Nella natura è un concetto molto vago, gli animali non ricorrono ai detergenti e agli schiumogeni e sono veramente felici.
Riassumo. È da dementi espellere le singole lettere e i rom. Senza dimenticarci che non si possono emarginare le donne indifese, le lesbiche e i gay maschi. Non si può. Sono come lettere. Piccole lettere, questo non lo so, ma lettere. Anzi, non è detto che siano realmente piccoli. Anche sul concetto di “piccolo” ci sarebbe molto da dire. La mia gatta, per esempio, è molto più piccola di me, ma è una deliziosa birbantella.
Non vorrei fare un discorso molto lungo, anche se ci sono quasi riuscito.
La “r” di “querelle” è abbastanza polemica per conto suo? Fa abbastanza chiasso? E se fosse moscia, sarebbe maggiormente rispettabile e con aspetto nobile?

Par condicio

In un condominio di buon livello si rispettano sempre gli orari, anche se la par condicio non è abbastanza equa come vorrebbe sembrare. La vorrei fare rispettare a modo mio nella mia casa, ma non è possibile: non tutti sono abbastanza psicotici e silenziosi quanto me. La mia mente produce abbastanza nuvole per conto proprio, nuvole e fili colorati.

Il senso delle macchie d’inchiostro

Ti ho domandato, amico mio, se ci fosse un senso alla scrittura, ma è una domanda senza senso e non merita una risposta (senza dubbio sarebbe una notevole perdita di tempo).
La scrittura non è un atto creativo, è soltanto un bisogno d'espressione, un grido soffocato che tenta di dire qualcosa, qualunque cosa.
L'umanità non ha affatto bisogno di cultura e neppure si spaventa alla possibilità che tutto il mondo diventi globalmente banale. Anzi, a volte sembra che non importi a nessuno quanto si possa soffocare nei luoghi comuni e nella noia ripetitiva.
Qualcuno vaneggia sull'amore e lo usa come ingrediente unico per ogni occasione. In realtà, siamo completamente sprovvisti della capacità di comprendere appieno il significato profondo della parola “amore”, come se fosse trasmissibile come un segreto iniziatico o esoterico. L'amore, ad essere onesti, è un modo come un altro per dare un nome alla nostra noia quotidiana, un simbolo blando della nostra insopportabile solitudine.
Non lo ammetteremmo mai: siamo totalmente sprovvisti di senno e non sappiamo dove andare.

Conoscere

Qual è il significato della conoscenza? Leggo un libro, un altro ancora e poi, nel momento in cui ho la vaga illusione di capire qualcosa, sono preso dal desiderio di leggere un altro testo.
Ora    ho solo il desiderio di essere volgare e maleducato. Non ci riesco, non riesco a inserirmi nel ruolo del cattivo di turno. Non è un personaggio che sono in grado di recitare.
La conoscenza è pornografia. Perché senza il senso dello scandalo, del rossore sulle guance, io non riuscirei a comunicare nulla.
Prendo un altro testo. Lo annuso e lo sfoglio a casaccio. Per amor di Dio, ma non vorrete farvi sembrare degli allocchi che credono a qualunque cose io dica? Anche un perfetto analfabeta è perfettamente in grado di sfogliare distrattamente un libro qualsiasi. State forse dicendo che è comunque conoscenza? Perché non decidere tutti di andare a zappare la terra, con le mani (così ci impiegate più tempo e vi si vede di meno fra i piedi).
Mi rivolgo alle persone intelligenti. La conoscenza è simile al calore del sole in una calda giornata d’agosto. Arrostisce e acceca.

La giovinezza

A vent’anni rimandavo ogni impegno. Avevo già cominciato ad accumulare libri che poi non leggevo. Non li leggevo non perché non mi piacessero o perché non avessi tempo, ma semplicemente perché non ricordavo mai il motivo per il quale li avevo comprati. A volte mi bastava che mi attirasse una copertina o un bel titolo ingannatore. Mi lasciavo corrompere veramente per molto poco.



Siamo qui

Siamo qui, immersi nelle faccende quotidiane e non sappiamo il vero motivo della nostra presenza. I nostri occhi sono distratti dal velo dell'illusione che ci fa credere vero ciò che non lo è.
Il corpo invecchia e non è più lo stesso. La mano duole e gli occhi incominciano a non distinguere le forme.
Cerco di pormi dallo stesso punto di vista di un ateo. La vita inizia, passano gli anni e con la morte tutto finisce. A me ha sempre spaventato questa ipotesi. Non c’è spazio per l’amore. Come potremmo spiegarla ai nostri figli?    Tutto frutto di una semplice coincidenza? Se tutto è pura casualità, saremmo schiavi allora del disordine e dell’odio.

Parentesi

Ho consumato un rapporto con la mia disperazione e la mia totale mancanza di lucidità. Mi sono auto violentato e non ho neppure avuto il modo di guardare in viso la mia vittima, perché non avevo volto. Ero bianco, pallido, spaventato ed altro non so che dirvi, ma senza alcuna fattezza: nobile ignoto.

Il vuoto di memoria

Non ricordo le mie vite passate. Non parto dal presupposto che l’ipotesi sia scarsamente attendibile, accetto semplicemente l’idea e senza dimostrazione alcuna.
Sarebbe divertente. Chi ero e cosa facevo nelle mie esistenze precedenti? Dipingevo, tenevo i conti di una salumeria o ero una suora di quart’ordine? Sono domande che mi pongo alla rinfusa, forse con pochissima convinzione. Ammetto che l’utilità di una simile conoscenza rasenta praticamente lo zero.
Perché arrovellarsi il cervello per comprendere tali verità se non conosciamo affatto la nostra identità attuale? È una colossale perdita di tempo. Sarebbe più conveniente farsi una bella dormita o una passeggiata sotto la pioggia e il vento.
Ci sono dei momenti nei quali sono sicuro di aver dimenticato qualcosa. Ho rimosso la lettiera sporca della mia gatta? Riempito d’acqua la caffettiera? Ripulito la scrivania dei fogli inutili (dove non c’è mai scritto nulla)? Ho avvisato il mio capo che del lavoro non me ne frega nulla?
In fondo le agende servono anche a questo. Prendere nota di tutto ciò che va nel dimenticatoio: date, nomi, numeri di telefono e brevi citazioni. Anche piccole considerazioni sul clima e sugli attributi della gente che riteniamo mediamente interessanti. Saltuariamente anche spunti per future attribuzioni del voto.
Comunque, non è questo che volevo dire. Il mio frigorifero ingurgita parecchia roba da tenere al fresco. In realtà, non mangio nulla che mi faccia stare veramente bene. Faccio finta di essere vegetariano, ma non mostro alcun tipo di orgoglio. Se qualcuno mi chiede della mia scelta,    fornisco un’argomentazione in apparenza sufficientemente intelligente, ma che analizzata in maniera arguta e approfondita si rivela senza alcun fondamento e priva di ogni logica. In realtà, non ho mai detto a nessuno che non mangio carne perché non mi va. Mi sembra di prendere a morsi la mia gatta o il braccio di mio fratello. Forse questo non lo dico perché sembra una battuta triste che non fa ridere nessuno.
Mi sono perso ancora. Cosa mi può suggerire il vuoto di memoria? L’ultima volta che ho avuto veramente paura? Forse non scappo di fronte a niente, ho abbastanza coraggio ma non è un atteggiamento che si vede. Nessuno rilascia attestati su una tale forza d’animo. Il vero coraggio è prendere una valigia senza metterci niente nulla e partire seguendo un maestro spirituale che ti dica finalmente cosa vada fatto di giusto e di pertinente nella nostra vita. Il problema è dove trovare un maestro vero e competente, senza dubbio alcuno.
Il vero vuoto di memoria è la società odierna che non si indigna nei confronti delle ingiustizie sociali. Io so per certo che c’è gente che muore letteralmente di fame. Lo so perché mettiamo in copertina anche simili situazioni.
Era questo che stavo cercando di dire? Io sarei capace veramente di indignarmi? Credo di no, ho solo provato ed è un ruolo che non mi calza per niente a pennello. Dovrei sempre rimanere nel mio cantuccio e osservare in silenzio.
La memoria è un libro di storia, ma un libro di storia non è sempre un cronista attendibile della realtà che è avvenuta in passato. C’è sempre il ruolo dell’interpretazione e non si giudica mai con i crudi fatti. Del resto, anche il nostro giudizio è una manipolazione della realtà.

La conoscenza, quella vera (4)

La conoscenza ci avvicina a Dio. Quell’essere con barba e capelli bianchi e una lunga tunica che arriva fino ai suoi piedi.
Rielaboro.
La vera conoscenza ci avvicina a Dio. O forse così dovrebbe essere. A volte sono tentato di pensare che sia l’esatto contrario. In altri termini, solo la più completa ignoranza ci rende puri e quindi meritevoli di arrivare – un giorno – al cospetto di Dio. Il Paradiso –non è un albergo- è per i bifolchi, cioè per persone che non si sono mai poste domande, accettando anche le verità rivelate più assurde.
A questo punto, ogni discussione filosofica o teologica è un assurdo, perché ogni tentativo di elaborare il divino non servirebbe a niente: sarebbe inutile e forse anche dannoso.
La vera filosofia non va d’accordo con le verità assolute. Sarebbe come vivere in un piccolo locale murato e senza finestre, completamente privo d’aria.

Soggetto

L’origine del Verbo.

Similitudini

Il lavoro che mi assorbe così tanto tempo che non so più distinguere il tempo libero da tutto il resto.
Morirò giovane. (5)

Un, due, tre e quattro

I numeri sono un’astrazione avulsa dalla realtà. Le formule numeriche, le equazioni, possono essere la base di partenza per l’elaborazione di un progetto per la costruzione di un palazzo o di un ponte.
Incredibile : castelli di carte.

L’amore in carne ed ossa

Dicono che bisogna amare Dio come Dio ama noi. Siamo proprio sicuri?
Oppure amare il prossimo tuo come ami te stesso. Io non mi amo affatto e siamo a posto.

Proposta di legge

Abolire gli uffici.

La pioggia

Era da un po’ che non la menzionavo. Ogni qual volta ne capita l’occasione, cerco disperatamente di osservarla senza trascurare i minimi particolari. Se non usi l’ombrello, c’è la possibilità di gustare in pieno tutte le sue magie. Del resto, l’acqua è vita e ci perviene dalla pioggia. Anche l’acqua minerale.
Se sono in ufficio e piove, mi incanto ad osservare lo scroscio da un angolo della prima finestra che trovo, evitando accuratamente di non farmi scorgere dal direttore. È risaputo, poi, che i capi abbiano sempre ragione, anche quando hanno torto, ma tutto questo non c’entra niente. È una frase, fra le tante, che butto così senza ragione, giusto il tempo per riflettere e proseguire.
La pioggia può essere rinfrescante se è estate o freddissima se siamo in pieno inverno. Non c’è differenza. Acqua che piove dall’alto. Pazienza se si bagnano i piedi, poi si possono sempre asciugare.
Sotto una pioggia torrenziale ho esposto a un amico tutti i miei tormenti amorosi. In realtà, tutto il mio vero amore è solo per la pioggia. Anche quando piove sul bagnato. Non cambia nulla. È pur sempre amore.
Mi sono sempre chiesto quante persone riflettano sul senso filosofico della pioggia. Ogni singola pioggia non è uguale a un’altra, anche se nessuno si è preso la briga scientifica di misurare con precisione ampiezza e volume di ogni singola goccia. La scienza in questa occasione non rompe le scatole alla pura metafisica. Meglio così.

Maurizio Bevilacqua

Articolo pubblicato su Nel n.101 di Ellin Selae, con il titolo "Il senso delle macchie d'inchiostro"

(1) Mi vedreste a sventolare bandiere tricolori e a cantare l’inno nazionale con la mano destra sul petto e sul cuore? Che razza di considerazione avete di me?
(2) Questo è la dimostrazione di ciò che volevo dire al punto precedente.
(3) Provate ad ascoltare i raga indiani.
(4) La precisazione è d’obbligo, visto che in apparenza –qualche rigo più sopra- sembra io abbia riproposto lo stesso argomento.
(5) Non so, mi è venuto così.





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