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POGGIO IMPERIALE NON DIMENTICA I SUOI FIGLI

Scritto da Antonietta Zangardi il 14/3/2016


POGGIO IMPERIALE NON DIMENTICA I SUOI FIGLI

POGGIO IMPERIALE NON DIMENTICA I SUOI FIGLI
Damiano Braccia e Massimo Urbano: Carabinieri,
vittime del dovere, caduti nel fior della giovinezza.


Da tempo mi ripromettevo di scrivere su questi due giovani Carabinieri della nostra Terra, Poggio Imperiale, DAMIANO BRACCIA E MASSIMO URBANO, caduti nell’adempimento del loro dovere, ma aspettavo che mi passasse quel nodo alla gola, che mi prende solo al ricordo dei loro nomi, una commozione che, in questi casi si fa avanti, impedendo la trascrizione fedele della realtà.
Non volevo e non voglio scomodare la Retorica, sempre in agguato in queste commemorazioni, ma desidero parlare di questi due giovani, così come la mia memoria mi suggerisce. Due giovani che non hanno avuto il tempo sufficiente per vedere realizzati i loro sogni e i loro progetti di vita.
La mia casa paterna era di fronte alla vecchia caserma dei Carabinieri a Poggio Imperiale e sin da bambina m’incuriosivano quelle due scritte a caratteri cubitali che spiccavano nell’enorme atrio d’ingresso: NEI SECOLI FEDELI e USI OBBEDIR TACENDO E TACENDO MORIR.
Scoprii solo in seguito che a scrivere quei due motti sul muro della caserma fu mio suocero, Luciano Giacò, che diede all’arma il suo primogenito Primiano, entrato poi anche lui in una famiglia di Carabinieri col matrimonio della figlia.
Nella famiglia di mio marito la “Virgo Fidelis” era la Madonna cui spesso ci si rivolgeva nelle preghiere.
Sin da bambini abbiamo guardato ai Carabinieri con occhi stupefatti e pieni di ammirazione. Erano i nostri eroi!
DAMIANO BRACCIA era un mio vicino di casa, poco più grande di me. Da piccoli si condividevano i giochi di strada che i ritmi delle stagioni favorivano, in una via Focarete che risuonava sempre di grida gioiose di bambini. Ne eravamo tanti, una volta ne contammo ventotto o trenta. Damiano era tra questi. Poi la vita indicò a tutti le strade da intraprendere e ognuno di noi ha percorso la sua.
Damiano, appuntato dei Carabinieri, morì il 6 marzo 1981, mentre era in servizio presso la stazione dei CC dello Scalo aereo dell’Aeroporto della Malpensa, insieme al Carabiniere Roberto Annicito, rimasto ferito nella stessa operazione.
Damiano era “ … un esperto artificiere e quel giorno, come tante altre volte, si era recato insieme al Carabiniere Annicito, nella vecchia Cava di Ferno, nelle adiacenze dell’aeroporto, per disinnescare tre bombe, residuati bellici. Avevano già tolto i detonatori alle prime due bombe, che erano risultate scariche, mentre la terza, improvvisamente esplodeva uccidendo l’Appuntato Braccia e ferendo gravemente il collega di anni 20, effettivo al terzo Battaglione Mobile di Milano.
Entrambi operavano per salvare la vita dei cittadini.
Fulgido esempio di raro altruismo.    Ferno (VA), 6 marzo 1981.”
MASSIMO URBANO, mio ex alunno, al quale voglio dedicare questo scritto “in memoria”. Abito in via Massimo Urbano e scrivere dei lui è ancora più difficile. Chiudo gli occhi e lo rivedo seduto tra i banchi, con i suoi compagni–amici di scuola. Un grande gruppo. Era seduto con Roberto Di Nunzio, oggi Capitano dei CC.
Era un adolescente come gli altri, come tanti che ho visto crescere e andar via da questa Terra, per raggiungere i loro obiettivi, lontano dagli affetti e dalle loro famiglie. Un tragico destino il suo, eppure è con noi: la stele posta all’ingresso del cimitero di fronte all’altra stele, quella di Damiano Braccia, ci ricorda che lui c’è, è nella nostra comunità, presente con quegli occhi grigioverdi, che sembravano interrogarti … sempre.
- Il Presidente della Repubblica ha conferito la medaglia d’oro al valor civile “Alla Memoria”, al Carabiniere Scelto MASSIMO URBANO, nato a Poggio Imperiale il 26.5.1972.
“Con ferma determinazione, esemplare iniziativa e consapevole sprezzo del pericolo in servizio di pattuglia su autoradio, si poneva all’inseguimento di due autovetture rubate, sottrattesi al controllo e in velocissima fuga. Una delle quali collideva frontalmente con un autoarticolato, coinvolgendo nel sinistro l’autovettura militare e altra autoradio intanto chiamata a supporto. Nel terribile impatto riportava gravissime lesioni a seguito delle quali decedeva.



Chiaro esempio di altissimo senso del dovere ed elette virtù civiche. 7 marzo 2000 –Urago d’Oglio (BS).”
Lunedì 7 marzo 2016, come ogni anno, nella Chiesa Parrocchiale, l’Associazione Nazionale Carabinieri di Poggio Imperiale (Foggia), Sez. “App. Damiano Braccia”, ha commemorato i due figli della nostra Terra, Damiano Braccia e Massimo Urbano, con una cerimonia al Cimitero e con la celebrazione di una S. Messa in suffragio, celebrata dall’Assistente Spirituale dell’Associazione, Don Luca Di Domenico.
Erano presenti i familiari dei due Carabinieri, il Sindaco, dott. Alfonso D’Aloiso con l’Amministrazione Comunale, il Cap. Steven Noccioletti, Comandante della Compagnia di S. Severo, i Sigg. Comandanti delle Stazioni dei Carabinieri di: San Severo, Poggio Imperiale, Lesina, Apricena, e altri Sottufficiali e Carabinieri in servizio attivo.



Erano presenti alla cerimonia commemorativa anche, l’Associazione AVIS e rappresentanti del Centro Studi Territoriale, Simposio Culturale di Poggio Imperiale.
Ringrazio Aldo Iadarola, Presidente dell’Ass. Naz. Carabinieri di Poggio Imperiale per avermi fornito le notizie specifiche sui due Carabinieri e mi scuso se, inavvertitamente ho dovuto scomodare la Retorica, in qualche punto del mio scritto, ma ogni parola riportata era, da tempo, nascosta nella mia memoria e nel mio cuore.
A Damiano Braccia, compagno di giochi e a Massimo Urbano, mio ex alunno, dedico questo scritto.

Prof.ssa Antonietta Zangardi    


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