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POGGIO IMPERIALE - anno 1759

Scritto da redazione il 20/9/2012


POGGIO IMPERIALE - anno 1759

Antonietta Zangardi è un’appassionata di storia, ma soprattutto di storia locale. E’ stata presente come relatrice a quasi tutte le mie pubblicazioni sulla storia del territorio ed in particolare di Poggio Imperiale: La Capitanata tra ottocento e novecento, Poggio Imperiale nella sua vita politica e amministrativa, Ed. Del Poggio, 2002:
La via dei Santuari, Via Sacra Langobardorum, Ed. Del Poggio, 2005;
Dizionario del dialetto di Poggio Imperiale, U Tarnuése, Ed. Del Poggio, 2007.
Ha presentato un libro di G. Saitto: Poggio Imperiale, Storia, usi e costumi di un paese della Capitanata, Ed. del Rosone, 1997.
Ha pubblicato: Federico II, Terzo Vento di Soave ed una silloge: Sottovoce, parole e versi in libertà.
Antonietta Zangardi    aggiunge un nuovo tassello agli studi fatti su Poggio Imperiale, ma questa volta basato su documenti, con la nuova pubblicazione: Poggio Imperiale anno 1759, Nuovi documenti sulla origine e sulla fondazione.
Si apprezzano in questo lavoro due cose fondamentali: la cronologia delle date ed il contesto storico
Nel quale è stata inserita la fondazione di Poggio Imperiale.
La storia di Poggio Imperiale, grazie ad Antonietta, ha ora un volto nuovo.
Ecco alcuni passi importanti che fanno capire tutto lavoro.
Ferdinando Galiani, fin dalla metà del secolo XVIII, impostava i termini della polemica dottrinaria e politica che si sarebbe sviluppata nel Tavoliere.
“Io conto, scrive, tra le molte cause di danno il sistema della Dogana di Foggia; sistema che al volgo sembra sacro e prezioso, perché rende quattrocentomila ducati al Re; al saggio sembra assurdo appunto perché vede raccogliersi solo quattrocento mila ducati da un’estensione di suolo che ne potrebbe dare due milioni; abitarsi da centomila persone una provincia che ne potrebbe alimentare, e far ricchi e felici trecentomila, preferirsi le terre inculte alle culte; l’alimento delle bestie a quello dell’uomo; la vita errante alla fissa; le pagliaie alle case; le ingiurie delle stagioni al coperto delle stalle, e tenersi infine un genere d’industria campestre che non ha esempio d’altro somigliante nella culta Europa, ne ha solo nella deserta Affrica e nella barbara Tartaria”.
Placido Imperiale, educato alla corte degli illuministi del regno di Napoli, fu tra i primi a sposare le idee del Galiani e si interessò moltissimo all’acquisto del feudo di Lesina, per attuare questi principi riformatori. La famiglia Imperiali aveva già ottenuto brillanti risultati agricoli nell’estremo opposto della Puglia, nel suo principato di Francavilla. In questo contesto, si inserisce anche la costruzione della grande Masseria agricola, voluta da Placido Imperiale.
Luigi Targioni, nei suoi saggi fisici, politici ed economici, Napoli 1786, p. 154 e ss., riporta un’interessante notizia sul principe di S. Angelo dei lombardi, affermando che ha compiuto grandi lavori di bonifica a Lesina.
“Fissatasi il    savio Patrizio, sagace ed industre la bella idea di far comparire i suoi feudi all’occhio dei riguardanti per lo spettacolo aggradevole, e adorni di poderi urbani e rustici insieme; egli ha fatto edificare infinite case, e casamenti nei luoghi opportuni; altre per comodo di coloni e contadini; altre per uso di bestiame; e così accrescere e perpetuare insieme l’aumento dei suoi specifici fondi… E benché non abbia , se non un lustro solo, (si riferisce a Poggio Imperiale), pur nondimeno contansi da seicento abitanti, tutti forniti di comode abitazioni, fattegli dallo stesso Principe, con decorosa chiesa parrocchiale, e decente Palazzo Baronale…”.
Non può mancare qualche citazione d’obbligo, tratta dai documenti della Zangardi, per poter meglio capire il valore della pubblicazione.
1751 – Acquisto del feudo di Lesina.
1753 – Assenso del re di Napoli.
Dopo tale data, nei documenti inseriti nel libro dalla Zangardi, s’incomincia a parlare di Masseria.
Dal 15 ottobre 1754 i desideri di Placido Imperiale si avviano lentamente a realizzarsi. Egli, infatti, dà in affitto 20 versure nella mezzana della Valle di San Severo, sita in tenimento della città di Lesina, per il disboscamento e la relativa coltivazione. Ed ecco come il desiderio di Placido Imperiale si concretizza sempre di più. 11 marzo 1755 concede a Simone di Vanno di San Severo nel quadrone denominato Tre Valle, sempre nella mezzana detta della Valle di San Severo, altre 10 versure da ridurre    da macchinoso a cultura di campo.
Anno 1757 – atto n. 1 (qui riporto in parte il documento della Zangardi).
“… Li succitati mastri pozzari per effetto di convenzione avuta con il suddetto sig. Agente per causa della quale, allo stesso modo qui presente han promesso, con fede, ciascuno d’essi medesimi promette e si obbliga fare un pozzo per uso di abbeverare l’animali bovini, addetti alla grossa messeria di Campo, che fa detta ecc. ma casa n’ j territorij della città di Lesina, e propriamente nella Mezzana detta della valle di San Severo…”. (La Mezzana della valle di San Severo è proprio quella parte di territorio del feudo di Lesina, dove poi è stata fondata Poggio Imperiale).
Non starò qui a citare tutti i documenti inseriti dalla prof.ssa Zangardi nel suo libro, perché toglierei il gusto ai lettori di approfondire i contenuti e fare le proprie deduzioni.
La Masseria di Campo esisteva già prima del 1759 e i documenti citati lo confermano. Nel 1759, documento n. 28, si legge di un contratto per la costruzione delle trenta caselle e della chiesa. Significa tutto questo che le persone che lavoravano nella masseria del Principe erano aumentate e c’era bisogno di nuove costruzioni per poterle ospitare.Tutto questo conferma l’esistenza della Messeria di Campo già prima del 1759, ingrandita poi con il passar degli anni e con l’aumento    della popolazione che lavorava i terreni.
Nel 1759 appare per la prima volta, al posto di Masseria di Campo il nome nella nuova Terra di poggio Imperiali. La i o la e finale non ha tanta importanza, perché è riferita sempre allo stesso cognome. Infatti noi troveremo Placido Imperiali oppure Placido Imperiale.
Ai lettori il gusto di apprezzare questo lavoro. Un ringraziamento all’amica prof.ssa Zangardi per avercelo presentato…
Scritto da: Alfonso Chiaromonte


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