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PRESENTAZIONE a Biccari DELLA SILLOGE “IO SONO…” DI GIUCAR MARCONE”

Scritto da redazione il 8/1/2014


PRESENTAZIONE a Biccari DELLA SILLOGE “IO SONO…” DI GIUCAR MARCONE”

Nella serata del 5 gennaio 2014, serata conclusiva e riassuntiva dell’anno culturale 2013, abbiamo ritenuto opportuno presentare l’ultimo lavoro di un nostro socio, Giucar Marcone, autore di una nuova raccolta di poesie. Giucar Marcone dirige attualmente due collane per conto delle Edizioni del Poggio: Storia e storie del ‘900 e Emozioni, quest’ultima una interessante collana di poesie dove ha trovato collocazione    “Io sono”. Scrive Giucar nella presentazione della collana che “la poesia, quella che sale dall’animo, nasce da una profonda emozione, affonda la sue radici in ciò che è più umano: la poesia è lo specchio del poeta che si trasforma in specchio dell’umanità”.
E di emozioni nel lavoro di Giucar se ne apprezzano tante, direi che la sua opera è una sorgente da cui scorrono tante emozioni che lasciano il segno.
“Io sono…” è una silloge di cinquanta componimenti poetici scritti da Giucar Marcone per le edizioni del Poggio con prefazione della scrittrice-giornalista Antonietta Pistone e postfazione della poetessa e critica letteraria Liliana Di Dato. La copertina è stata illustrata dall’artista troiano Aldo Cibelli: una veste grafica interessante che dà eleganza all’intera opera.
Perché “Io sono…”, non certo per una sorta di egocentrismo, ma perché il poeta sa calarsi di volta in volta nei panni degli ultimi, dei più sfortunati, una interpretazione che si sviluppa sia sotto l’aspetto metaforico che quello psicoanalitico.
La poesia è l’espressione massima dello spirito. La poesia è espressione del poeta, è un gesto d’amore, un donarsi agli altri.
Molti i temi affrontati da Giucar Marcone nelle sua silloge “Io sono…”; ogni cosa ha una senso: anche un barbone diviene motivo di poesia. Giucar Marcone ama la natura, i valori veri della vita, in un periodo in cui tutto è in crisi, anche e soprattutto    la speranza che si fa utopia perché la rinascita dell’arcobaleno della serenità, della fratellanza, dell’amore per il proprio prossimo è tanto, ma tanto lontano, ma non impossibile.
Il nostro poeta mette nero su bianco i momenti della sua vita, della società in crisi con le sue storture e le tante violenze che accadono nel mondo, rappresentando aspetti di vita reali, dettati anche dalla gente sofferente, maltrattata, emarginata. Sono poesie che rimangono impresse    non solo sulla carta, ma nel cuore di chi avverte lo sfacelo di un mondo che pare abbia smarrito la bussola dei sentimenti.
Scrive nella postfazione la poetessa    e critica letteraria Liliana Di Dato che la poesia di Giucar Marcone, scavata nell’angolo più remoto e più vero del cuore, nella lucida coscienza    della propria identità, si proietta ai tanti problemi esistenziali che opprimono la società contemporanea. Tuttavia il suo innato e ostinato amore per la vita, lo conduce spesso ad una visione solare di speranza e di fede.
Come non darle ragione: se la rabbia è il leit-motiv di tante poesie, la speranza che l’uomo possa ravvedersi dei suoi errori è sempre a portata di mano, basta che l’uomo voglia agguantarla e non ignorarla, che non chiuda gli occhi, che in un barlume di solidarietà prenda visione e conoscenza del male oscuro che rende cieco il suo cuore.
Una silloge quella di Giucar che offre al lettore molteplici spunti di analisi per i temi trattati dal poeta, sempre impegnato a scrutare il mondo che lo circonda: rabbia, speranza e amore: l’amore, baluardo nella lotta dell’esistenza e testimonianza di vita.
Scrive nella prefazione la scrittrice-giornalista Antonietta Pistone. “… I temi sono affrontati    con pacatezza e rimpianto, ma anche con l’apertura gioiosa e ricca di speranza per un nuovo giorno nascente, con l’immensità del suo solare cielo azzurro, che fa esclamare al poeta in un sussulto di rinnovata vitalità “m’immergo nel bello/ dell’universo vivo” (Guardando il cielo).
L’animo poetico di Giucar, come si evince, è ben delineato nelle note della prefazione e postfazione, rivelandosi in ogni occasione un poeta attento e scrupoloso. La poesia è per Giucar    l’espressione diretta di qualcosa che deve essere colto al momento, che parte da un chiaro pessimismo attraverso percorsi sociali e rievocativi, ma che a lungo andare si trasforma in una cauta apertura alla speranza, in un richiamo “alla vita che rinasce, come il seme, che marcito nella terra, dà i suoi frutti”.
Scritto da: Giuseppe Osvaldo Lucera


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