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PROCESSO GIARDINETTO - TROIA: ASSOLTI BALICE E PICCIRILLO, PRESCRIZIONE PER DE MUNARI

Scritto da redazione il 17/2/2015


PROCESSO GIARDINETTO - TROIA: ASSOLTI BALICE E PICCIRILLO, PRESCRIZIONE PER DE MUNARI

Il 22 gennaio scorso è stata emessa la sentenza del processo riguardante la discarica di Giardinetto presso l'ex Tribunale di Lucera dal Collegio giudicante formato dal presidente Giancarlo Pecoriello, e i giudici a latere Giuseppe Sciscioli e Giulia Stano. Il giudice ha pronunciato la sentenza di assoluzione nei confronti di Vito Balice e Vincenzo Piccirillo perché il fatto non sussiste. Estinti per prescrizione le imputazioni di reato a carico di Giuseppe De Munari.
Già nel corso dell'ultima udienza del 23 ottobre scorso si chiedeva la derubricazione dei reati e il proscioglimento per intervenuta prescrizione nei confronti di De Munari, il proscioglimento per i fatti contestati dagli inquirenti e l'assoluzione perché il fatto non costituisce reato nei confronti di Belice e Piccirillo. Con la sentenza é stata disposta la restituzione e il dissequestro dell'area all'azienda avente diritto, la I.A.O Srl, ai fini della bonifica integrale del sito in termini di legge. E' stata, invece, emessa un'ordinanza relativa ai fatti contestati a Balice e Piccirillo riguardanti le accuse di falso ideologico e la messa in sicurezza del sito rispetto alla presenza di amianto. In particolare, dall'esame degli atti, il reato ipotizzato è risultato diverso da quello contestato. La falsità ideologica penalmente rilevante, che riguarda l'atto pubblico costituito dalla Delibera regionale nella parte in cui presuppone la circostanza della messa in sicurezza del sito relativamente all'amianto, non risulterebbe corrispondente al vero.
Il processo Giardinetto è ormai noto a livello nazionale. Si tratta di una vicenda che si protrae ormai da troppi anni, cominciata il 2 luglio 1999 con il primo sequestro che portò il C.T.U., professor Masi, ad esprimere nelle conclusioni della perizia disposta dal Tribunale, un giudizio di situazione “potenzialmente pericolosa”. L’area fu definita una “bomba ecologica”. Fu messa sotto inchiesta la società IAO s.r.l., che avrebbe occultato nel sottosuolo, su una superficie di 70ettari, migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi provenienti da Germania, Francia, Corea del Sud, Italia Settentrionale e perfino dall’Enichem di Manfredonia. All’epoca dei fatti, tre furono gli indagati: De Munari, Balice e Piccirillo (ex rappresentanti e dirigenti della ex società Iao). A loro carico diversi capi    di imputazione    tra    cui     l’accusa    di    disastro    ambientale con pericolo della    pubblica incolumità. Ma non solo: si parlava di presenza di fanghi neri e maleodoranti contaminati da inquinanti tossici e nocivi; di rifiuti presenti nel sottosuolo; di rifiuti costituiti da materiale friabile fra misto di cemento e residui di mattoni contaminati da inquinanti tossici e nocivi, di abbandono di ingenti quantità di rifiuti pericolosi costituiti da pannelli di eternit contaminati da fibre di amianto con derivato pericolo per la salute pubblica; di falsa attestazione alla Regione Puglia della messa in sicurezza e bonifica dell’amianto, omettendo la rimozione, lo smaltimento e la bonifica dei capannoni sui cui tetti erano presenti pannelli di eternit in cattivo stato di conservazione.

Si è trattato, dunque di un processo che ormai dura da così tanti anni e che quasi nel tempo sembra aver perso la sua importanza. E dopo la sentenza in molti si chiedono: “Ma la discarica è stata solo un brutto sogno?”


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