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Paolo Rossi l'addio del filosofo della scienza

Scritto da redazione il 21/1/2012


Paolo Rossi l'addio del filosofo della scienza

Il 14 gennaio 2012 è morto a Firenze Paolo Rossi Monti, uno dei più grandi studiosi italiani della storia e della filosofia della scienza del dopoguerra. Paolo Rossi aveva ottantanove anni, ed era ricoverato da pochi giorni all'ospedale di Careggi per l'aggravarsi improvviso delle sue condizioni di salute a causa di una malattia senile. Aveva moglie e due figli. Le esequie si sono svolte a Città di Castello (Perugia). Stava scrivendo una seconda edizione di una raccolta di saggi e memorie già pubblicate. Nel 2009 inaugurò con una lezione magistrale sul tema il convegno internazionale di studi 'Il caso Galileo' presso la Basilica Santa Croce di Firenze alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il sindaco di Firenze Matteo Renzi così lo ha ricordato: "Un intellettuale appassionato,    una figura che ha onorato Firenze e l'Italia per i suoi meriti scientifici, ma anche un cittadino che ha contribuito in prima persona al dibattito culturale della città".
VITA
Paolo Rossi, è nato a Urbino nel 1923. Si è laureato a Firenze con Eugenio Garin. Nel 1947, sempre con Garin, ha conseguito il diploma di perfezionamento in Studi Filosofici. Dal 1950 al 1959 è stato, a Milano, assistente di Antonio Banfi. Libero docente in Storia della Filosofia nel 1954, è stato professore incaricato di Filosofia della Storia nella Facoltà di Lettere dell'Università di Milano dal 1955 al 1961. Ordinario di Storia della Filosofia dal 1961, ha insegnato nelle Università di Cagliari e di Bologna e, dal 1966, nell'Università di Firenze. Nel 1959 ha conseguito un "Research Grant" presso il Warburg Institute della London University. Nel 1970 è stato "Visiting Fellow" presso il Wolfson College della Università di Cambridge. Nel 1972 è stato eletto membro del Comitato 08 del Consiglio Nazionale delle Ricerche e rieletto nel 1977. Dal 1980 al 1983 è stato Presidente della Società Filosofica Italiana e, dal 1983 al 1990, presidente della Società Italiana di Storia della Scienza. Nel 1981 è stato eletto Socio Corrispondente della Accademia Pontaniana di Napoli. Nel 1985 gli è stata conferita dalla "History of Science Society" (U.S.A.) la "Sarton Medal" per la Storia della Scienza. Nel 1988 è stato eletto Socio Corrispondente della Accademia Nazionale dei Lincei e, nel 1992, Socio Nazionale. Dal 1989 è membro dell' Accademia Europea.
OPERE
Giacomo Aconcio, Bocca, Milano, 1952; Francesco Bacone: dalla magia alla scienza, Laterza, Bari, l957; II ed. Einaudi, Torino, 1974; Clavis universalis: arti della memoria e logica combinatoria da Lullo a Leibniz, Ricciardi, Milano, 1960; II ed. Il Mulino, Bologna, 1983; I filosofi e le macchine: 1400-1700, Feltrinelli, Milano, 1962; Le sterminate antichità: studi vichiani, Nistri-Lischi, Pisa, 1969; Storia e filosofia: saggi sulla storiografia filosofica, Einaudi, Torino, 1969-1974; (in collaborazione con g. luti) Le idee e le lettere, Longanesi, Milano, 1976; Immagini della scienza, Editori Riuniti, Roma, 1977; I segni del tempo: storia della Terra e delle Nazioni da Hooke a Vico, Feltrinelli, Milano, 1979; I ragni e le formiche: una apologia della storia della scienza, Il Mulino, Bologna, 1986; La scienza e la filosofia dei Moderni: aspetti della rivoluzione scientifica, Bollati Boringhieri, Torino, 1989; Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il Mulino, Bologna, 1989; Il passato, la memoria, l'oblio, Il Mulino, Bologna, 1991; (in collaborazione con v. ferrone) Lo scienziato nell'età moderna, Laterza, Bari, 1994; Naufragi senza spettatore: l'idea di progresso, Il Mulino, Bologna, 1995. Ha diretto per la UTET una Storia della scienza moderna, Torino, 1988. Per la stessa casa editrice ha diretto il trattato in quattro volumi, La filosofia, Torino,1995. Ha pubblicato circa duecento saggi e articoli su riviste italiane e una ventina su riviste straniere.
PENSIERO
Il primo libro di Paolo Rossi è dedicato ad uno dei maggiori eretici italiani del Cinquecento. Studi particolari ha dedicato anche a Vico. Ma il campo d'indagine in cui ha lavorato più estesamente e fecondamente è la rivoluzione scientifica della modernità.
Paolo Rossi ricorda che una grande riflessione sull'ambiguità della tecnica è quella di Heidegger: riflessione però ancora all'interno di una filosofia della storia, per cui la storia è storia dell'oblio dell'essere. Ricorda anche Bacone, che vedeva il progresso delle tecniche ma nello stesso tempo le paragonava a Dedalo, uomo d'ingegno ma privo di scrupoli: cioè la tecnica può servire alla vita o alla morte, è ambigua per essenza. E però non si può tornare indietro: essa è il male e contemporaneamente indispensabile rimedio al male. Caduto il mito del progresso, caduta l'epoca dei grandi racconti, forse è utile usare - Rossi cita di nuovo Bacone - l'immagine del viaggio, che non esclude le speranze, ma è un'avventura. È finita l'epoca dei grandi racconti, come dice Lyotard, ma, proprio per questo, è inaccettabile la pretesa dei postmoderni di collocarsi fuori dalla storia e di giudicare l'intero processo. Allora di fronte alla velocità del progresso tecnologico, non si tratta di optare per una visione pessimistica o una ottimistica, ma - assumendo un'ottica generale - di osservare come le grandi trasformazioni non cancellano il passato, ma lo inglobano in sé, in una cultura più vasta. O almeno questa è la speranza.

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