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Papa Francesco come il menestrello di Dio

Scritto da redazione il 16/3/2013


Papa Francesco come il menestrello di Dio

Vuole riconciliare il mondo attraverso l’umiltà e la semplicità

Dopo la rinuncia di Papa Benedetto il Conclave romano ha eletto il nuovo Pontefice nella persona di un cardinale argentino che ha preso il nome di Francesco in memoria del poverello d’Assisi. Lo Spirito Santo pare aver soddisfatto tutti i credenti, con questa scelta. Il nome del nuovo Papa è già un programma, di umiltà, dedizione, semplicità e spirito di servizio alla Chiesa. Il primo Papa gesuita, il primo a prendere il nome del Santo menestrello di Dio, capace di parlare persino ai lupi. Papa Francesco vuole essere la carità che incontra il popolo di Dio, probabilmente nell’intento di incarnare, finalmente, quei propositi di comunione con la chiesa tutta che già il Concilio Vaticano II, di cui quest’anno si celebra il cinquantenario, voleva portare tra la gente. Intuizione feconda, quella di Giovanni XXIII, il papa buono, che iniziò nel 1962 l’avventuroso tentativo di far rinascere una comunità di fedeli che fosse, come chiesa, profondamente diversa da quella dei paludamenti sacri e dei riti distanti dai problemi reali di chi vive faticosamente il quotidiano barcamenarsi nel mondo. Progetto portato poi avanti da Paolo VI. Sarà stato probabilmente per questo che Giovanni Paolo II volle ricordare i due papi del Concilio prendendo quel nome come un augurio. Ma dovunque si discuta, ancora oggi, di quello che il Concilio Vaticano II abbia poi effettivamente realizzato di sé nella Chiesa vivente di Dio, si deve per forza di cose concludere che quello spirito, che voleva la chiesa nella coscienza dei credenti e per strada tra la gente, si è andato, negli anni, smorzando, per spegnersi quasi del tutto. Il Vaticano II resta così ancora irrealizzato nella sostanza. Il nome di questo Papa, che intende l’apostolato come una missione nel mondo, che rifiuta lo sfarzo e la ritualità roboante della Chiesa di Roma, per ricordare alla comunità dei fedeli il senso di una spiritualità più semplice, ma non per questo meno feconda e provvidenziale, vuole tornare a quella storia che è rimasta impigliata nelle maglie ideologiche di grandi propositi ancora mai realizzati. Papa Francesco vuole parlare ai cuori della gente, in continuità con Giovanni Paolo II, e nel rispetto della scelta di silenzio e di rinuncia di Benedetto XVI. Proprio per questo, nell’odierno vuoto politico, misto di dialettica assordante e improduttiva, ci invita tutti a sperare che sia ancora possibile una strada di salvezza, lontana dalla disperazione e dall’abbandono, se si continua a guardare alla persona, all’essere umano. Ritornare all’uomo, facendo di lui il centro della vita e della storia, potrebbe difatti rappresentare una maniera per salvare il presente e per preservare il futuro dalla catastrofe, economica e politica. Nel dominante nichilismo dei valori, in cui persino destra e sinistra hanno smarrito il loro più autentico significato, e in cui la politica, da arte di governo, è degenerata in corruzione e malaffare, la Chiesa di Roma può forse farci ancora sperare che non tutto è perduto, e che può esserci qualche anello forte, di una catena che non si spezza, da cui ricominciare. La fede spesso ha salvato l’uomo molto più che la ragione. Perché non cedere alla tentazione di credere che forse è giunto il momento di abbandonarsi, per un attimo, come Francesco, alla totale dedizione a Dio, nella certezza che solo Lui sappia davvero ciò di cui l’umanità necessita? Fino a qualche giorno fa ci sembrava che tutto fosse perduto e finito. Oggi sappiamo di aver ancora tutto quello che ci serve per ripartire dalla speranza, che non muore mai nel cuore di chi ha fede in Dio. Grazie Francesco per averci insegnato a poter fare a meno di tutto senza perdere la felicità. Grazie Papa Francesco per volercelo ricordare ogni giorno, da oggi in poi. Impareremo umilmente a camminare, edificare, confessare, portando anche noi la Croce di Cristo che muore. Nella certezza della Sua Risurrezione Pasquale.
Antonietta Pistone


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