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Pluralismo e partecipazione diretta per una dialettica autentica della comunicazione

Scritto da redazione il 12/11/2011


Pluralismo e partecipazione diretta per una dialettica autentica della comunicazione

Bella lezione quella tenuta dal prof. Domenico Di Iasio il 10 Novembre presso l’Auditorium del Liceo scientifico Marconi. Dopo una breve introduzione del Dirigente scolastico, la prof.ssa Michelina Boccia, il Docente, Ordinario di Etica Sociale presso la Facoltà di Scienze della Formazione Continua e di Economia dell’Università degli Studi di Foggia, ha parlato ad un pubblico numeroso ma attento e silenzioso, catturato dall’interessante argomento della relazione, sul tema Etica e Comunicazione. Il problema affrontato dal prof. Di Iasio è stato quello di mettere in relazione la comunicazione con l’eticità, interrogandosi se sia possibile ed auspicabile che una comunicazione politica abbia le caratteristiche della veridicità e dell’autenticità alla maniera in cui ne parla Heidegger in Essere e Tempo. Oggi, difatti, spesso si assiste ad una comunicazione alienante ed alienata, che sfrutta i mass media e le nuove tecnologie come fine a se stesse, senza rimandare ad un incontro faccia a faccia, che rimane comunque il presupposto ed il punto d’approdo della comunicazione che si fondi sulla verità. La comunicazione è etica quando riferisce la verità. In questo caso è anche autentica e fatta in buona coscienza. Il “Saggio sui pregiudizi” di d’Holbach sostiene che l’uomo è fatto per la verità. Norberto Bobbio prese parte al dibattito del Novecento chiedendosi proprio se la comunicazione politica dovesse essere anche etica. La sua risposta si allineava a quella del d’Holbach. Si narra, invece, che Federico II di Prussia avesse scritto un saggio contro il machiavellismo del “fine giustifica i mezzi”, ordinando poi al suo editore Voltaire di distruggere le copie di quel libro ancora in circolazione quando divenne a sua volta imperatore. I sostenitori della liceità della menzogna politica si rifanno addirittura ad un pensiero espresso dallo stesso Platone nella Repubblica, secondo il quale in alcuni casi è necessario che i sovrani mentano al popolo ignorante. D’Alembert propose un concorso per discutere sull’interrogativo. E Condorcet, sebbene fuori concorso, rispose al quesito d’accordo con tutti gli Illuministi francesi, sostenendo la necessità di non dover mai mentire al popolo. Le riflessioni sull’arte della menzogna dei politici ripresero con molto vigore nel Novecento, quando la dittatura, non solo con Mussolini, e il totalitarismo, con Stalin e Hitler, riproposero il problema in Europa. Nel 1960 uno studio di psicologia sociale di Milgram provò quanta gente fosse disposta a scendere facilmente a patti con la propria coscienza se sottoposta all’ubbidienza agli ordini di un superiore. Solo tre anni dopo, nel 1963, la filosofa Hannah Arendt avrebbe pubblicato un altro libro destinato ad un grande successo di pubblico, “La banalità del male”, in cui sosteneva come a fare il peggior male possibile di tutta la storia del Novecento, durante l’Olocausto, fossero stati proprio quegli individui con una personalità assolutamente mediocre, succubi del potere dei loro capi, e ciecamente obbedienti alle autorità, fino a calpestare i principi morali e la voce della coscienza individuale. Studi attuali svolti in America da Duchan sostengono invece che i giovani che troveranno lavoro prima degli altri sono quelli dotati di una mente flessibile che consenta loro di disporre di un pensiero critico nei confronti della realtà, dimostrando la capacità di lavorare in squadra, con grandi abilità comunicative. Questo perché spesso e volentieri anche la stessa informazione viene manipolata da chi è al potere, per gestirla a suo favore. Castells in “Comunicazione e Potere” parla di una mente pubblica educata dai governi che si servono dei nuovi media. La stessa guerra in Iraq, secondo la sua teoria, sarebbe stata causata piuttosto che da fatti oggettivamente reali da false percezioni che la stessa stampa avrebbe erroneamente diffuso tra l’opinione pubblica. Internet, e i nuovi media, costruiscono nuove forme di comunicazione, anche diretta, come i social network. Federico Rampini nel testo “Alla mia sinistra” scrive di Wikipedia, prima enciclopedia universale redatta in forma gratuita e comunitaria. Solo ciò che viene comunemente condiviso come possibilità per tutti produce informazione libera e veritiera. Al contrario, l’informazione che viene manipolata dal potere politico o dalla strategia del consenso viene veicolata in direzione opposta a quella della verità. Il pluralismo e la comunicazione diretta sono i presupposti dell’autenticità della comunicazione e della partecipazione dialettica che mettono in campo tradizioni secolari che ci appartengono, come il pensiero dei filosofi dell’antichità Socrate e Platone. Restano alcuni luoghi sociali per dibattere su questo tipo di cultura. Essi sono la Scuola e l’Università. Implicito ricordare le responsabilità dei docenti nel formare le coscienze dei giovani ad un approccio scevro di fraintendimenti e critico nei confronti della realtà e della sua problematica complessità.

Antonietta Pistone per il Dipartimento di Storia e Filosofia del Liceo Marconi di Foggia


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