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Poltrone d’oro per politici di razza

Scritto da redazione il 20/1/2013


Poltrone d’oro per politici di razza

La campagna politica italiana ormai si è infiammata per le imminenti consultazioni elettorali di Febbraio. Tutti i leader scesi in campo, alcuni nuovi (pochi per la verità), molti sempre gli stessi volti e nomi, hanno ripreso a far promesse che al novanta per cento delle probabilità non verranno poi mantenute. Ma noi italiani ci siamo abituati. Tanto che se davvero qualcuno provasse poi a cimentarsi seriamente con il programma politico presentato in tempi preelettorali quasi quasi cominceremmo a dubitare di noi stessi e degli altri. E ci chiederemmo se per caso non stessimo sognando, o viaggiando al di fuori della dimensione nazionale, catapultati in altre estere realtà. Ho provato ad ascoltare la lunga lista di chiarimenti di certe cariatidi di politici, che si ripresentano, senza cedimenti, ad ogni nuova consultazione. Ma mi chiedo con quale coraggio si possa ancora occupare una sedia televisiva in campagna elettorale, dopo aver rischiato, negli anni di governo, di portare l’Italia sull’orlo del baratro economico e finanziario. Mi domando come si possa avere una tal faccia tosta da usarla per scusarsi e giustificarsi ad ogni periodo del proprio sgangherato ragionamento politico, su tutte le cose che non sarebbero state fatte, e su quelle che invece sarebbero state fatte male. Comincio a credere che ad alcuni leader politici italiani manchi decisamente il senso del pudore. Che è quel morigerato sentimento della natura umana che ti fa desistere quando ti accorgi di esagerare. Che ti impone di lasciare quando ti rendi conto che non sei più gradito. Che ti lascia essere nel buon gusto quando capisci che saresti, oltre, tollerato. Che ti permette di togliere il disturbo prima di diventare una presenza di troppo per tutti. Capisco che, per avere questa decenza, è necessario essere persona di grande sensibilità umana. Comprendo che bisogna anche possedere una formazione morale, una statura degna del ruolo che si occupa, un equilibrio, un’eleganza che consenta di defilarsi quando si è troppo intelligenti per poter ancora sperare di farcela. E so anche che, in tutta evidenza, chi fa del suo avversario politico carne da macello in campagna elettorale, e che piuttosto che presentare programmi, presenta proclami da scagliare contro il nemico a destra e a manca, faccia profondamente difetto di questa qualità. Ma esiste un limite, anche nel toccare il fondo, che non dovrebbe essere decisamente superato. Eppure c’è chi, nella politica italiana, questo limite, lo ha superato da un pezzo. E si ostina a non volerne prendere atto, continuando a ripresentare una parodia del suo se stesso di venti anni fa, senza rendersi conto che il tempo fugge veloce, e che il suo tempo è ormai finito da un pezzo. Perché come chi si ostina a voler sembrare ancora giovane, contro ogni evidenza dei tempi che fuggono, diventa infine ridicolo nel tentativo di dimostrare a se stesso e agli altri di essere ciò che ormai non è più, allo stesso modo un leader politico che non comprende quando sia davvero giunta l’ora di smetterla e di ritirarsi in buon ordine, diventa grottesco, e fa persino anche un po’ di pena. Io, ad esempio, non sopporto più questa parodia di uomo e di politico, una specie che spunta come un carciofo nuovamente rinverdito ad ogni nuova consultazione elettorale. Consapevole che non ha nulla di nuovo da dire ancora, se non continuare a raccontare l’ennesima bugia ai cittadini creduloni, che pure gli hanno regalato appoggi politici e voti per già troppi anni. Non è lecito giocare con la buona fede di un popolo che sta soffrendo da tempo gli effetti di una pesante recessione economica. Che vede ogni giorno licenziamenti e perdita di posti di lavoro. Disoccupazione e disperazione generalizzate. Non è possibile far ridere il mondo e raccontare in giro di essere il più credibile dei politici. E pensare di poter vincere le elezioni denigrando gli avversari. Non so, in fin dei conti, se ci siano personaggi di tal fatta in grado di poter dire ancora qualcosa all’Italia. Mi basta il fatto che non ho più alcuna pazienza residua in me per stare ancora a sentirli vomitare parole. Non so se abbiamo fatto ridere di noi all’estero. So che mi vergognerei a pensarli seduti al Parlamento europeo a rappresentarmi. Io sono coerente con le mie idee, e non sono abituata a svendere il mio orientamento politico, come chi invece ritiene che il proprio alleato possa pensarla come crede purché contribuisca a portare voti al suo orientamento e alla coalizione che rappresenta. Perché qui mi sorge lecito un dubbio. Ogni politico offre se stesso e la sua propria opera come un servizio alla comunità. In fondo i politici sono pagati, profumatamente (è vero!), per concretizzare quest’opera di servizio e di impegno in vista del bene della collettività. Questo servizio è davvero un pesante fardello. Io, al pensiero, ne soffro e mi sento impacciata. Forse sono anche un tantino vigliacca. E temo la fatica, le responsabilità che ne deriverebbero. Perciò mi chiedo: io, pur se mi proponessi al servizio della comunità, sarei poi ben felice di potermene tirare fuori quanto prima. Insomma, sono responsabilità. I sospetti mi vengono invece quando, al contrario, assisto alla corsa in massa dei nostri politici alle poltrone. Chi glielo fa fare? Mi dico. Evidentemente la posta in gioco è alta. E vale la candela. Ma se è così, nemmeno c’è da fidarsi. Perché si tratta di spartire la torta del mio compleanno, senza che io ne sappia niente. Mi fanno la festa e non mi hanno neppure invitato. Che carini che sono! Ma io non festeggio. Gli anni cominciano ad essere tanti. Ed io non mi sento più così giovane come vorrebbero farmi credere. Niente torta a nessuno perciò. Resto su. Io non scendo- diceva Anna Oxa- Vacci tu!
Antonietta Pistone


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