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Presentato al Museo Civico di Foggia il nuovo libro di Vito Procaccini.FINESTRE SULL’ARTE

Scritto da redazione il 19/11/2013


Presentato al Museo Civico di Foggia il nuovo libro di Vito Procaccini.FINESTRE SULL’ARTE


È il pubblico delle grandi occasioni quello che ha affollato la Sala “Mazza” del Museo Civico per la presentazione del nuovo libro di Vito Procaccini dal titolo “Finestre sull’arte”. L’ultima fatica letteraria dell’autore è edita nella collana di volumi d’arte voluta dall’editore Falina Marasca delle Edizioni del Rosone, collana che annovera tra i preziosi volumi in catalogo anche l’altro libro del Procaccini dedicato alle arti visive, “Quattro passi nell’arte”. A distanza di sei anni e molti passi, l’autore ritorna a raccogliere i suoi scritti, in massima parte articoli e saggi pubblicati sulle principali riviste di Capitanata e sui più autorevoli giornali della Provincia di Foggia.
Qui però la materia diviene complessa e l’ordine cronologico che sistematizzava il primo libro, assume la dimensione piacevolmente “scomposta” che la raccolta intimamente suggerisce. Come per le nano scienze, Procaccini compie un viaggio dall’infinitamente piccolo - il nostro mondo daunio ricco di testimonianza del passato - all’infinitamente grande che arriva a lambire i temi megalitici della storia dell’arte di tutti i tempi.
La copertina è il “primo articolo” che ci propone l’autore, una “boccata d’aria” - ci suggerisce - da respirare a pieni polmoni sfogliando le pagine del libro e guardando in filigrana la splendida Condizione umana-1 dipinta dal surrealista René Magritte. È il surrealismo che ci spiega meglio, anzi no, l’horror vacui del mondo contemporaneo con le sue brutture e con l’invadenza e l’evidenza della negatività,    ai quali sentimenti avversi si risponde tra queste pagine con iniezioni di vitamina “A”, dove la “A” sta per Arte.
Basta una piccola introduzione, un vero e proprio divertissement in cui si leggono e si sciolgono gli acronimi dei nuovi musei italiani, immaginando improbabili, ma possibili, declinazioni di quelle sigle tanto semplificate e contratte quanto drammaticamente inutili ed incomprensibili a noi comuni visitatori mortali. Ma è nel capitolo dedicato all’oggettività del bello che si entra nel vivo della poetica dell’autore che prende a prestito una lezione sulle collezioni della Pinacoteca di Brera, per suggerire qual è la caratteristica che l’animo umano deve possedere per cogliere l’essenza dell’opera d’arte: l’umiltà. Quest’ultima sottende ogni pagina del libro e orienta il gusto e la curiosità dell’autore che mai si sostituisce a quell’oggettività, ma ne propone un ventaglio infinito di meraviglie. Da Mantegna a Bellini a Beato Angelico, fino a raggiungere Raffaello e Caravaggio per finire con un giovanissimo Michelangelo Buonarroti, tutto il bello si condensa in tante “finestre sull’arte” che si aprono ma che, una volta spalancate, diventa davvero difficile richiudere.
La prima parte si concentra dunque sui beni culturali a noi prossimi e quindi è d’obbligo, in questa sezione, annoverare la storia intricata e avvincente che ricostruisce l’articolo sui Grifoni di Ascoli Satriano, da quando in un libro scritto dal giornalista Fabio Isman (I predatori dell’arte perduta, Skira, 2004) si narrano per la prima volta le sorti toccate a questo gruppo scultoreo, dal loro trafugamento da parte di navigati tombaroli, fino al loro ritrovamento oltreoceano nelle collezioni del neonato museo dedicato a Paul Getty. Procaccini parla anche di Herdonia e, attraverso la recensione degli articoli del prof. Francesco Paolo Maulucci, ricostruisce lo studio delle incisioni graffite sui muri delle nostre chiese garganiche, una fra tutte quella di Monte Devio.
Anche la pittura ha un ruolo di primo piano nelle pagine dense del tomo; accorate sono le descrizioni delle tele del pittore foggiano Francesco Saverio Altamura, al quale la città che gli ha dato i natali, ha dedicato l’anno scorso una felicissima mostra antologica che ha restituito il giusto merito ad un grande interprete della pittura dell’Ottocento italiano. Ma a proposito del secolo in questione, l’autore torna su “Peppino l’italiano” (Giuseppe De Nittis), il barlettano che diede da parlare nella Ville Lumière dei boulevard e dei pittori impressionisti; a lui si può accostare un felice “ritorno”, quello di Vincent Van Gogh e la sua sindrome di Menière, con le sue allucinazioni visive che sono forse all’origine degli assolati campi di grano e delle notti sfavillanti di stelle.
La cristianità e il suo mondo naturale, quello che affonda le radici nel paganesimo, sono il cuore degli scritti che partono dalla pietra di Pietro, quella sulla quale Simone di Kefa “costruì” la Chiesa ed oggi invece nel luogo del suo martirio, ammiriamo l’imponente mole della Basilica Vaticana che, dopo 2000 anni, fa memoria non solo del sangue dei martiri ma della grandezza dell’arte innalzata a gloria del Signore.
Poi tra Salvator Rosa, gli Scapigliati (Tranquillo Cremona, fra tutti), Tadini, Chagall etc. il dado dell’arte è tratto e il viaggio si fa denso e corposo, tanto che Procaccini stesso, suggerisce un uso del    libro non “da mano”, come i petrarchini rinascimentali, ma “da comodino”, da tenere vicino al messale con cui dialogherà senza problemi, e da leggere a piccoli “sorsi” anzi no… a lievi boccate d’aria fresca, aggiungiamo noi.

FRANCESCA DI GIOIA


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