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Presentazione del libro Essere senza Tempo di Diego Fusaro

Scritto da redazione il 19/6/2011


Presentazione del libro Essere senza Tempo di Diego Fusaro

Auditorium Biblioteca Provinciale di Foggia, 6 giugno 2011
Ho conosciuto Diego Fusaro per caso, cercando in rete scritti filosofici. Ho poi cominciato ad esplorare il suo sito “La filosofia e i suoi eroi”, e mi sono appassionata al lavoro enciclopedico che questo giovane studioso ha realizzato negli anni, a cominciare dal liceo, durante il quale il suo professore, particolarmente bravo e appassionato cultore di Platone, gli trasmetteva la stessa passione per la scienza antica. Ho successivamente contattato personalmente Diego, per complimentarmi, e dopo averlo aggiunto agli amici di Facebook, ho iniziato con lui un lungo dialogo, che dura ormai da qualche anno, fatto anche di letture dei suoi libri e di scambio dei miei, e di collaborazioni al suo sito, nelle sezioni di religione ed educazione da me curate. Ho avuto modo di avvicinarmi ai suoi studi di Marx attraverso la riflessione che i suoi libri Bentornato Marx! ed Essere senza Tempo mi hanno suscitato, anche per le recensioni da me scritte su giornali e riviste culturali, come “Pianeta Cultura”, per le quali collaboro stabilmente. Ma la novità che ho potuto generalmente apprezzare, del modo in cui Fusaro ripropone la lettura critica del filosofo tedesco, è certamente quella riferibile all’idealismo di un pensatore universalmente ricordato come materialista. E questa nuova interpretazione di Marx mi ha anche molto aiutata nel lavoro scolastico di insegnamento con i miei alunni del liceo, ai quali spesso propongo lezioni interattive sul mio blog didattico Filoistoriando. Il prof. Diego Fusaro ha anche partecipato ad alcune nostre discussioni online, dialogando direttamente con i miei alunni, che ne sono rimasti affascinati e positivamente impressionati. Ovviamente, è scontato dire che si sono innamorati di Marx, e probabilmente è stato poi il filosofo al quale si sono successivamente avvicinati di più, perché avevano avuto l’opportunità di trattarlo, discutendone insieme con un giovane studioso contemporaneo, qual è il nostro Diego. Ed è per questo che io sono molto contenta di averlo qui tra di noi questa sera. E devo ringraziare di cuore, per tale opportunità, Alessandro Volpe, un ragazzo che frequenta il Liceo Classico Vincenzo Lanza di Foggia, e la Fondazione Foà, che ha fatto di tutto per sostenere la presenza di Diego Fusaro a Foggia questa sera. Alessandro è un giovane appassionato di filosofia, che probabilmente proseguirà in futuro gli studi relativi alla nostra disciplina. La fondazione Foà si è resa ben conto, come tutte le istituzioni di cultura, che la nostra città, al pari del nostro paese Italia, ha bisogno di energie vitali che provengano direttamente dalla fonte sorgiva del pensiero critico. Sono queste le forze che dobbiamo congiuntamente sostenere. Con le quali è necessario e urgente confrontarci improrogabilmente ed incessantemente. Il pensiero è linfa vitale per noi tutti. Il confronto è    funzionale alla crescita. Una civiltà che si isoli nel compiaciuto ed assorto sguardo introspettivo non sarà mai capace di migliorare. Noi, cittadini di Foggia, che osserviamo disperati lo scempio sciagurato che si compie nella nostra città, dove non abbiamo strade asfaltate, ma accidentati percorsi di guerra; dove manca la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani; dove ci si muove nella sporcizia dell’abbandono e del degrado civico, tra parcheggi selvaggi, giungla spontanea…Noi, più di tutti, abbiamo necessità di apprendere il nuovo a partire dall’antico. Siamo ancora nani sulle spalle dei giganti. E non possiamo dimenticarcene, pena la morte sociale e civile di questa nostra città, già più volte martoriata nel tempo da terremoti, bombardamenti, dissesti finanziari. Sembra fuori luogo il mio appello, perciò, entro tanta disperata miseria. Io, tuttavia, voglio lanciarlo a chi oggi è qui presente; a chi ama la filosofia; a chi può riportare a casa questo accorato grido di dolore per la cultura e la civiltà. In una città in cui sembra ormai tutto destinato a morire, credere ancora nella capacità del pensiero non è solo una mera utopia. È, piuttosto, il richiamo angosciato di chi spera che la sua forza possa giungere, prima o poi, a spostare le montagne. Non solo quelle dei rifiuti che ci circondano, ma anche quelle prodotte dalla mentalità asfittica e chiusa che così ci ha ridotto, isolandoci in modo grottesco dal confronto. Marx era un comunista, che muoveva la sua utopia dal socialismo reale. Egli credeva fosse possibile un mondo nel quale il lavoro del singolo individuo avesse la forza di diventare attuazione di un sogno assolutamente personale. Marx credeva che il lavoro dovesse contribuire alla piena realizzazione dell’essere umano. Marx era fermamente convinto che il capitale, ed il capitalismo, avrebbero privato la società di questa capacità di ricerca del fine più giusto e vero dell’esistenza. Marx aveva capito che questo sistema economico andava abolito e sostituito con un altro più degno di sostenere la lotta per la vita e per l’uomo. Marx era un filosofo, pensatore dell’Ottocento. Oggi, nel 2011, la sua utopia politica, tentata durante la Rivoluzione Russa da Lenin, non si è ancora realizzata concretamente nella storia. Eppure, la crisi totale e mondiale del sistema economico capitalistico non può che dargli fermamente ragione, nella sua analisi spietata della struttura e della sua dialettica con la sovrastruttura sociale. Anche senza essere socialisti o comunisti bisogna prendere atto di come il suo pensiero fosse all’avanguardia e di quanto avesse avuto la possibilità di spingersi in avanti con la sua critica economica. Questa capacità di previsione degli eventi futuri di una società è propria del filosofo, ed è assolutamente tipica del suo sguardo disincantato sul mondo reale. La nostra città ha bisogno di questa riflessione sistematica e costante, che si nutre degli studi accademici e teorici che, maturando in ambiente universitario, possano poi esplodere all’esterno, permeando dei propri positivi influssi culturali tutta la società circostante. A Foggia abbiamo già da più di dieci anni l’Università. Ma siamo ancora assai carenti di strutture dipartimentali che facciano riferimento alla ricerca filosofica. Così come ci mancano le aule e i laboratori, se pensiamo che molti corsi di laurea hanno la loro ubicazione in interrati senza luce né aria. Manca, per tornare a noi, un Dipartimento di Filosofia, e manca un corso di laurea in Filosofia. Credo che la nostra città, senza trascurare le altre priorità, debba tornare assai presto a coltivare la riflessione critica. Ben vengano, allora, gli studiosi come Diego, ad incantarci con i risultati delle loro ricerche, e a stimolarci a fare sempre di più, e a pensare in grande, come non siamo mai stati, dalla storia, sin qui abituati a fare. Ci portiamo dietro l’umiliazione dello sfruttato che cede al bisogno di inventarsi per lasciar decidere a chi lo governa come egli stesso deve essere e diventare. Smuovere le coscienze è insegnare a guardare attentamente; a sentire con curiosità anche quelle parole che non hanno suono udibile, che tuttavia vengono urlate dalla storia dei popoli, del nostro popolo, fino ad oggi. Grazie a quanti hanno perciò collaborato con noi affinché questo sogno, questo incontro, tra culture diverse e storie che pareva non avrebbero mai potuto tra loro accostarsi, si sia poi invece finalmente realizzato. E siamo qui. E siamo felici di esserlo. Grazie a Diego per aver accettato il nostro invito comunitario. L’evento di questa sera si tiene, mi piace ricordarlo, nello stesso luogo che ha ospitato l’ultima rassegna di Colloquia, cui hanno partecipato, tra gli altri, i filosofi Gianni Vattimo e Maurizio Ferraris. Adesso vogliamo ascoltare dalle sue parole cosa il grande Marx può ancora insegnare a noi, miseri figli del materialismo e del capitalismo contemporanei. Prima di passargli la parola mi sia però concessa un’ultima riflessione che consegno al prof. Fusaro, perché possa, rispondendoci, farla propria. Diego nel suo ultimo libro parla dell’accelerazione della storia, dall’Illuminismo settecentesco in poi, attraverso la Rivoluzione Industriale e la Rivoluzione francese. Passando anche per la Rivoluzione delle tredici colonie americane, aggiungerei, diventate poi gli Stati Uniti d’America. Quegli ideali di libertà ed indipendenza all’autodeterminazione dei popoli e delle nazioni, hanno fomentato gli animi del Risorgimento, compiendo il miracolo dell’Unità d’Italia e della liberazione dallo straniero. “Le rivoluzioni sono le locomotive della storia”, scriveva Marx nei Manoscritti economico filosofici del 1844. In una realtà come quella italiana, nella quale più o meno dal 1994 assistiamo a governi che si alternano attorno ad una sola legislatura, pur nel malcontento generale. In una simile decadenza come quella che possiamo tutti apprezzare nella nostra città di Foggia, visibile anche a Napoli e nel Mezzogiorno italiano, sembra invece che il tempo si sia fermato senza che le lancette dell’orologio battano più i minuti e le ore della storia. Quasi fosse un incantesimo maledetto che nessuno riesce ancora a spezzare. Mi capita di pensare a tratti che Marx avesse ragione. Le riforme hanno bisogno di tempi lunghi che non trovano spazi concreti di attuazione. Cambiare è in qualche modo sempre un rivoluzionare l’ordine precedentemente assestato per ricostruirne uno del tutto nuovo ed assolutamente inimmaginabile per quello passato. Quale tipo di rivoluzione è possibile oggi nel 2011? Cosa ci possiamo ormai aspettare dalla storia e dal volgere degli eventi nel loro corso accelerato e lentissimo ad un tempo? Questo il dilemma e l’interrogativo che le porgo, prof. Fusaro, nel ringraziarla ancora di essere qui con noi stasera, ed offrendole idealmente il testimone di questa staffetta del pensiero filosofico. Grazie, grazie ancora, per il suo illuminante contributo ad un città che vive nel buio reale e ideale, tipico di chi ha smarrito nel deserto la strada maestra, direbbe proprio il buon Heidegger, al quale lei tanto amabilmente fa il verso con il suo ultimo libro. Adesso ce ne parli. La prego.
Antonietta Pistone


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